Prime impressioni sul Festival di Sanremo 2018

E’ iniziato il Festival di Sanremo, molto si è già detto e scritto, dei conduttori, delle canzoni (ci mancherebbe, ché il succo di ogni manifestazione musicale dovrebbe essere poi quello), delle polemiche persino, se è vero come è vero che si è creato un vero e proprio precedente con la partecipazione in gara del brano (tra l’altro a mio avviso tra i migliori ascoltati durante la serata inaugurale) di Fabrizio Moro e Ermal Meta, che – non solo nel ritornello – riprende pari pari un altro brano scritto da Andrea Febo e già presentato nella sezione Giovani due anni fa.

Febo che è co-autore con gli stessi Moro e Meta dell’incriminata canzone “Non mi avete fatto niente”. Personalmente sono felice di poterla riascoltare in gara ma altresì mi rimangono dei dubbi su questo regolamento che, a quanto pare non risulta essere stato violato.

Il brano, come detto, è molto valido, sia musicalmente che a livello di testo, e i due cantautori, che hanno di recente diviso in diverse vesti l’esperienza nel programma Amici, dando probabilmente il là a una loro collaborazione, sono tra i favoriti dell’intera kermesse, sperando per loro che non  vi siano delle ripercussioni negative, qualche strascico dopo l’amara vicenda terminata a lieto fine.

Le venti canzoni invero mi sono parse sin dal primo ascolto molto “classiche”, il ché non significa necessariamente affibbiarne un’accezione negativa ma… in alcuni casi forse si è esagerato.

Proposte come quelle del duo ex Pooh Roby Facchinetti/Riccardo Fogli sono sembrate francamente modeste, senza far trasparire emozione nel cantato. Meglio l’altro Pooh Red Canzian che almeno c’ha messo cuore e anima nell’esecuzione, pur nell’ambito di un arrangiamento sin troppo maestoso.

Bado al sodo e indico subito la mia triade di favoriti, indicando in una rediviva Ornella Vanoni, magistralmente accompagnata da due fuoriclasse del cantautorato come Bungaro e Pacifico, una delle sorprese più positive, per un brano assai raffinato.

Alla stessa pregiata”razza” appartengono anche la suggestiva canzone proposta da Max Gazzè e quella di Luca Barbarossa, molto convincente nella sua prima esibizione in dialetto romano.

La maggior parte delle canzoni, occorre rimarcarlo, sono dignitose e si staccano dal contesto “poppettaro” ben presente nelle tre precedenti edizioni marchiate Carlo Conti. Un po’ a sorpresa, tuttavia, l’Auditel ha saputo premiare questa “coraggiosa” scelta del direttore artistico Claudio Baglioni (un po’ impacciato secondo me nelle vesti anche di conduttore; molto più sul pezzo e sciolti Pierfrancesco Favino e Michelle Hunziker), come a dire che per il facile disimpegno ormai ci sono tanti altri canali reperibili. Non sono mancati in ogni caso episodi più vivaci, frizzanti, meno seriosi, come ad esempio per Lo Stato Sociale, eroi indie che solitamente fanno il pieno al Concerto del Primo Maggio e man bassa di consensi tra gli universitari fighetti ma capaci di poter arrivare al grande pubblico che in loro già vedono delle affinità con l’ultimo vincitore del Festival Francesco Gabbani… io non ci trovo assolutamente nulla di assimilabile al brillante cantante toscano ma tant’è: è probabile un exploit del gruppo, sulla falsariga, questo sì lo dico con convinzione, degli Elio e le storie Tese prima maniera, per quanto siamo distanti anni luce per tecnica e personalità.

Proprio Elio e soci mi hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca, oltre a una velata malinconia che traspare anche dalla canzone, paradigmatica, presentata in gara: “Arrivedorci” è del tutta priva della proverbiale verve e genialità a cui il gruppo milanese ci aveva abituati negli anni ma rimarrà storica proprio per il suo essere commiato ufficiale della storica sigla sociale, attiva ininterrottamente dal 1980!

Anche i Decibel non mi hanno entusiasmato molto ma riconosco il buon gusto musicale del vecchio Enrico Ruggeri, pure troppo, visto che il brano in questione avrebbe potuto presentarlo benissimo da solo, anche se ovviamente non avrebbe beneficiato dell’effetto trainante del glorioso nome del gruppo.

Aggiungo alla lista delle canzoni che più mi sono piaciute quelle di Diodato (con Roy Paci a supporto), sempre molto intenso, del duo Avitabile/Servillo (gran classe ma quella la davo per scontata nel loro caso) e di Ron, anche se ammetto che l’effetto “Lucio Dalla” conta molto, visto che il compianto artista bolognese aveva scritto il pezzo, lasciandolo nel classico cassetto.

Solitamente vado di pagelle sin dai primi ascolti ma quest’anno andrò controcorrente e pubblicherò solo a Sanremo ultimato i miei giudizi, confrontandoli ovviamente con quelli della Giuria e dei votanti.

Intanto già ieri ho avuto la mia prima parziale “delusione” nell’appurare all’ultimo posto, seppur provvisorio, il nome fra le Nuove Proposte di Mirkoeilcane che ha invece proposto quello che a mio modesto avviso è il brano PIU’ BELLO E INTERESSANTE DI TUTTO IL FESTIVAL DI SANREMO: una “Stiamo tutti bene” che davvero non può lasciare indifferente, così come il talento assoluto e unico di questo giovane cantastorie che già avevo avuto modo di apprezzare in un’edizione della rassegna “Musicultura”.

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Alla riscoperta di “Accelerate”, disco autoprodotto da Alex Snipers nel 2014

In questi giorni in cui sta impazzando il Festival di Sanremo (stavo per scrivere “impazzendo” e il lapsus freudiano ci poteva stare benissimo in fondo), sembra quasi che non si debba o possa parlare d’altro, come non ci fosse altro di rilevante in ambito musicale. Ovvio, sto generalizzando, c’è chi proprio evita di dedicarne tempo e righe, chi lo snobba volutamente, chi invece attende questa settimana non solo per effettivamente vedersi la kermesse ma anche per fare a gara su chi posta nei social la battuta più arguta, spiritosa, intelligente. Io ammetto che lo guardo, ne scrivo e ne discuto, non necessariamente con serietà ma nemmeno ironizzando a prescindere, ché qualcosa di buono l’ho sempre trovato, al di là del valore “istituzionale” che si riconosce a questa manifestazione unica nel mondo.

Eppure la musica “altra” esiste e “resiste” comunque all’ annuale “passaggio sanremese”, non smetto certo di ascoltarne e credo sia l’occasione giusta per controbattere e spendere qualche riga per parlarvi di un disco che in verità è uscito 4 anni fa ma che, essendo totalmente autoprodotto, non ha goduto di molta pubblicità e rilevanza. E allora sono qui per “rimediare” come spesso mi è capitato di farlo in passato. Anzi, come avrete notato, era da tempo che purtroppo non aggiornavo il mio blog che, al netto delle mie temporanee “scomparse” è sorprendentemente in ogni caso molto letto, e torno a scrivere con la promessa di farlo con regolarità perché ne vale la pena.

Il disco in questione si chiama “Accelerate” ed è stato scritto, composto e suonato da Alex Snipers, pseudonimo sotto cui si cela Alessandro Cecchini, 40enne pesarese.

E’ un lavoro che trasuda una grande affinità con certo sound folk di matrice americana, nelle vesti soprattutto, visto che l’autore ci presenta un disco di 11 tracce interamente acustiche, in cui i suoi “amori adolescenziali” emergono con forza, dai R.E.M. anni ’80 a Bob Mould e i suoi Husker Du, dai Replacementes ai Dinosaur Jr, tutti artisti di cui Alex Snipers spesso interpreta sul palco delle covers.

Dicevo, sono 11 tracce acustiche, vivaci e ben suonate, in cui le atmosfere passano dalla melodica e diretta “Never Been There”, posta a inizio scaletta e uno degli episodi più convincenti del disco, alla successiva “Days Are Passing By”, decisamente più riflessiva, pur nel segno di una continuità sonora. Immagino ci sia una chiave ironica nella frizzante “I’m The Best Alex Snipers In The World”, a differenza di “Silver Girl” in cui è possibile sentire echi dei Green Day vecchia maniera (sì, hanno suonato anche acustici in alcuni brani) e dell’interessante “And I Repeat”, forse un po’ indolente nel canto ma molto ficcante.

L’album scorre via molto omogeneo e forse questo può costituirne sia un pregio che un limite, anche se la ballata “Look Outside My Window” sembra spiccare per intensità e poetica.

A tutt’oggi Alex Snipers è ancora impegnato a portare in giro le sue canzoni, intervallandole con delle “nobili” covers: oltre a quelle di gruppi citati prima, propone anche brani di Neil Young.

Tuttavia, nel corso della sua lunga esperienza, il cantante pesarese, in possesso di un buon talento e di un buon gusto musicale, ha saputo passare per diverse correnti artistiche, dapprima folgorato in giovanissima età dalla psichedelia dei Pink Floyd di Syd Barrett che lo ha portato poi ad ascoltare musica derivata da lì (da Robyn Hitchcock ai folli Flaming Lips fino ai più oscuri Mercury Rev e i sempreterni Beatles).

Molti i lavori autoprodotti da Alex Snipers negli anni, alcuni distribuiti da piccole label (citiamo almeno la nota Jestrai con cui il Nostro ha distribuito il suo disco d’esordio “Slackness” e il successivo “Psaichedilia Supernot”, entrambi usciti nel 2007), altri registrati live, ma sempre all’insegna di un artigianato di qualità, dove non c’è spazio per i compromessi o le soluzioni facili, pur nella piena accessibilità della proposta.

L’autore Stefano Ferrio per “Il Veneto legge” è stato ospite dell’Associazione Aldebaran di Zevio: una bella occasione per parlare di lettura e molto altro

Una settimana fa, venerdì 29 settembre, ho avuto modo di presentare lo scrittore vicentino Stefano Ferrio,  nell’ambito di una bellissima iniziativa regionale: “Il Veneto legge” che ha visto coinvolti tantissime associazioni culturali, scuole ed enti.

Tra queste anche l’attivissima Associazione Aldebaran di Zevio (VR) che già qualche anno fa mi coinvolse, dandomi modo di presentare il mio romanzo “Verrà il tempo per noi”. Ricordo quella serata con entusiasmo, fu un bellissimo momento. Tornarvi in veste di “intervistatore” mi ha lusingato anche perché l’occasione e la materia erano ghiotte.

Mi è piaciuto tantissimo il libro di Ferrio “La Partita”, pubblicato nel 2011 dal colosso Feltrinelli, e trovato spunti interessanti anche nel successivo “Lo Spareggio”, edito da Nutrimenti, quella che si può a ben diritto definire una casa editrice “di qualità”.

A dir la verità, anche quelli di Feltrinelli avevano a suo tempo puntato sull’alto tasso qualitativo ed emotivo che il romanzo, a tema sportivo, di Stefano Ferrio sapeva infondere a profusione.

In “La Partita” il calcio funge un po’ da elemento catalizzatore, da pretesto, per provare a raccontare la Vita, fatta di scelte (a volte, per non dire spesso, sbagliate o azzardate) e di rinunce, di grandi cambiamenti, di sconfitte ma anche di nuove ripartenze (tanto per restare in tema sportivo).

E’ stato un piacere aver potuto affrontare tutta una serie di argomenti di un certo peso con Stefano: dal valore forte dell’amicizia, dello sport (in grado di prevaricare anche le differenze sociali e ambientali), all’unione di intenti che porta a colmare i limiti e raggiungere obiettivi comuni come pure quelli personali. Lo abbiamo fatto anche leggendo insieme alcuni passi tratti dai due libri.

Volendo andare un po’ nello specifico a proposito de “La Partita”, fidatevi delle mie parole: è assolutamente da leggere!

 

 

Fa davvero specie che sia già fuori dal giro grosso, perché ha tutti gli ingredienti ben miscelati per piacere ad un vasto pubblico di lettori, comprendente coloro che non sono amanti del calcio: storia avvincente, personaggi ben tratteggiati e ricchi di sfumature, il mix riuscito di comedy e drama, le situazioni personali dei protagonisti delle due squadre che si mescolano al contesto storico in cui sono narrate, con la forte spinta verso la politica che il finire degli anni ’70 – periodo in cui si dipana la prima parte della narrazione e da cui parte tutto il plot della storia – quasi “imponeva” e che investirà per sempre le loro vite.

La differenza l’ha fatto l’autore che, durante la nostra bella chiacchierata, ha approfondito alcuni temi pregnanti, come quello della dignità, ricordando che per ogni vincitore vi è anche un vinto che va ad avvalorare la vittoria dell’altro, rendendosi così comunque decisivo protagonista anch’esso.

Mi verrebbe voglia di raccontarvi davvero tutto di questo libro ma sarebbe riduttivo: le parole di Ferrio valgono molto, le immagini evocate, la sua “penna” così fluida, raffinata e davvero ricca e suggestiva. Un libro in cui è facile riconoscere dei tratti biografici, visto il periodo storico messo in evidenza e le esperienze personali che, vissute o di riflesso, fanno capolino in questo o l’altro personaggio.

In coda a un incontro che ha visto un pubblico, oltre che interessato, anche partecipe con domande e riflessioni condivise, Ferrio ha voluto, visto che era la giornata della lettura, leggere alcune parti di due libri che ha amato: “Diario di una Primavera” di Primo Mazzolari e “Scarti” di Jonathan Miles, riuscendo a emozionare tutti i presenti ancora una volta.

Le prime indicazioni del campionato dopo 2 giornate: Juve favorita ma le rivali sono partite bene. Squadra per squadra ecco un primissimo bilancio della nuova serie A

Il campionato di Serie A è ripartito e siamo di nuovo fermi per la sosta della Nazionale (mai come in questo caso però mi vien da dire che sia per molte squadre “salvifica”, visto che il calciomercato deve ancora concludersi e sono evidenti l’incompletezza e l’incompiutezza di alcune rose). Poi la gara che ci aspetta in chiave azzurra è davvero di quelle da non fallire, contro la Spagna, nostra diretta avversaria nel girone di qualificazione per i Mondiali 2018.

Tuttavia, pur frammentario, volubile e francamente azzardato, mi viene naturale porre l’attenzione su alcuni aspetti emersi in queste prime due giornate di campionato e trarne un “bilancino”, con tutti i se e tutti i ma…

  • ATALANTA (pt 0) lo score pare piuttosto ingannevole. Alla stregua di una matricola assoluta, ai bergamaschi sono toccate in sorte nelle prime giornate due big riconosciute del torneo (Roma e Napoli) e il sacco è ancora vuoto di punti. L’anno scorso la partenza fu simile ma è sinceramente poco plausibile pronosticare una stagione da rivelazione. La sosta arriva giusta per “riabilitare” l’esterno Spinazzola, che già si vedeva bianconero. Ceduti tanti talenti, come scontato che accadesse, non lo è altrettanto che i sostituti siano all’altezza nonostante la bravura di tecnico e società.
  • BENEVENTO (pt 0) tanto entusiasmo, la voglia di giocarsela a viso aperto ma anche l’impatto difficile con la nuova realtà che finora ha portato due sconfitte in altrettante gare. Sarà un campionato di sofferenza in cui gli elementi di maggior tasso tecnico dovranno incidere al meglio per garantire almeno la lotta per la permanenza. Poi esistono i “casi Crotone”, quindi mai partire perdenti in partenza.
  • BOLOGNA (pt 4) partono benissimo i felsinei, ai quali è chiesta una stagione senza patemi (come successo l’anno scorso, d’altronde) ma magari condita da prestazioni qualitativamente migliori. La sensazione è che Destro sia più in forma e “cattivo”rispetto al recente passato, che Di Francesco possa rivelarsi appieno,  e che Verdi,  lontano dagli infortuni che spesso lo hanno sin qui attanagliato, possa diventare un crack. Tante incognite ma anche solide realtà.
  • CAGLIARI (pt 0) calendario proibitivo che sin qui non ha lasciato ai sardi nemmeno un punticino. Eppure contro il Milan si sono intravisti segnali di crescita importanti. C’è da confidare che arrivi un acquisto last minute di un certo peso, in grado di rimpiazzare Borriello, altrimenti l’attacco rimarrebbe deboluccio. E per una squadra come quella di Rastelli che crea tanto gioco è deleterio anche solo ipotizzarlo.
  • CHIEVO (pt 3) l’impressione è che i veronesi abbiano mezzi sufficienti per conseguire l’ennesima salvezza. A colpire finora è stato un gioco sorprendentemente più fluido e arioso. Inglese da’ ampie garanzie, il suo sparring partner Pucciarelli si è sbloccato ma urgono rincalzi adeguati, in attesa del rientro di Meggiorini dopo il lungo stop. Difesa e centrocampo viaggiano a occhi chiusi.
  • CROTONE (pt 1) occorre un altro miracolo, forse anche più grande della prodigiosa salvezza di qualche mese fa. Nicola è un ottimo tecnico che sa il fatto suo ma l’organico è palesemente indebolito dopo gli addii di gente come Falcinelli, Ferrari, Crisetig e Capezzi. Il furore è lo stesso della stagione scorsa, mancano gli interpreti.
  • FIORENTINA (pt 0) ovviamente è prestissimo per parlare di flop ma la squadra viola era attesa al varco, dopo la rivoluzione dell’estate che ha portato via in un colpo solo gente del calibro di Valero, Vecino, Bernardeschi e per ultimo Kalinic, senza contare i mancati rinnovi di simboli come Rodriguez. Un nuovo corso affidato a una guida tecnica nuova, Pioli, anch’egli desideroso di rilanciarsi. Non bisogna fare drammi, l’organico è intrigante con i suoi tanti prospetti di qualità, specie da metà campo in su. Ma occorre trovare equilibrio e un assetto tattico convincente. Soprattutto ci vuole tempo per fare integrare i volti nuovi.
  • GENOA (pt 1) aria di cambiamenti in casa Genoa, con voci di cambio di mano al vertice. Banale scriverlo, ma questa incertezza si è manifestata sul mercato, con acquisti validi per garantire una permanenza in A che è obiettivo minimo ma non al punto da ambire a qualcosa di più. Specie in attacco i dubbi sono molti, nonostante il buon impatto di Galabinov. Lapadula sotto la Lanterna potrebbe rigenerarsi ma è un attaccante che rende al massimo quando la squadra lo supporta.
  • INTER (pt 6) Spalletti doveva rappresentare l’acquisto più importante per i nerazzurri e dalle prime uscite sembra che il valore aggiunto in effetti possa essere lui. Icardi già in palla, Perisic a tratti devastante e finalmente una mediana di qualità, indispensabile se si vuole competere ad alti livelli. Chissà se il tecnico varerà la difesa a 3, dovesse arrivare Mustafi e considerando l’ottimo impatto di Skriniar. Questo potrebbe consentire anche l’impiego simultaneo di Cancelo e Dalbert. Si tratterebbe di andare a toccare un meccanismo che sinora sta dando buone risposte ma dà l’idea dell’ampia gamma di soluzioni tattiche in serbo.
  • JUVENTUS (pt 6) ordinaria amministrazione le due vittorie consecutive dei pluri Campioni d’Italia? Direi di no, con la squadra ancora arrugginita e i nuovi che praticamente non si sono visti. La sensazione è che le rivali siano ben più agguerrite di un anno fa ai nastri di partenza, e lo stanno confermando sul campo. Certo che con un Dybala formato Messi puntare al settimo scudetto consecutivo non sembra certo un’utopia.
  • LAZIO (pt 4) Inzaghi è stato bravissimo a tenere compatta (e competitiva) la squadra nonostante i malumori di Keita, in procinto di lasciare il club. Meccanismi rodati, elementi che si stanno per consacrare ai massimi livelli (vedi Milinkovic -Savic) e la fiducia di società e tifosi fanno sì che l’ambiente (almeno in apparenza) sia tranquillo e pronto a riconfermarsi.
  • MILAN (pt 6) l’attesissima squadra rossonera, dopo il faraonico mercato (soprattutto a livello “quantitativo”) sta mettendo in mostra un enfant du pays che risponde al nome di Patrick Cutrone. Sinora implacabile cecchino alle sue primissime uscite in Prima Squadra, l’attaccante classe ’98 è il fiore all’occhiello di una fantastica nidiata. Sul campo il potenziale dei rossoneri è evidentemente più rilevante di un anno fa, sta a Montella assemblare al meglio la squadra. Voli pindarici però meglio non farne, si consiglia di procedere a step, arrivare nei primi 4 deve essere il primo obiettivo.
  • NAPOLI (pt 6) la vera antagonista della Juventus è partita in estrema scioltezza, con due vittorie dal medesimo convincente risultato (3 a 1) e con una consapevolezza dei propri mezzi finalmente acquisita. Rimane il dubbio legato alla permanenza di Reina, cederlo significherebbe indebolire la squadra, inutile girarci attorno.
  • ROMA (pt 3) Di Francesco ha perso il primo scontro diretto ma almeno fino a metà secondo tempo la Roma aveva tenuto testa ampiamente all’Inter, costruendo tante situazioni offensive, sfiorando gol (vedi i tre pali) e in generale non dando l’impressione di una squadra inferiore. Il colpo Schick può far assorbire la partenza di Salah, nonostante le caratteristiche fra i due siano del tutto differenti e fornire varianti tattiche all’allenatore.
  • SAMPDORIA (pt 6) ottimo avvio della squadra di Giampaolo, non solo sul piano dei risultati (due vittorie consecutive che magari non erano in preventivo) ma soprattutto sul piano del gioco. A differenza di altri, il mister ha lanciato subito nella mischia i nuovi acquisti, e sia la vecchia conoscenza del calcio italiano Ramirez, sia l’estroso Caprari stanno rispondendo alla grande. Se ci mettiamo la voglia di Quagliarella di ruggire ancora ad alti livelli e la crescita di elementi come Torreira e Praet siamo davanti a una compagine in grado di regalare gioie ai propri tifosi.
  • SASSUOLO (pt 1) Bucchi è un allenatore che può ben figurare anche in A, la rosa a sua disposizione è buona ma molto è ancora da registrare, specie in fase difensiva. Davanti è necessario fare chiarezza su chi puntare, gli ultimissimi giorni di mercato faranno la conta di chi rimane e chi parte.
  • SPAL (pt 4) tornare in A a 49 anni dall’ultima volta e scoprire di sentirsi, non dico nuovamente a casa ma comunque a proprio agio è una bellissima sensazione. Entusiasmo a mille sorretto da determinazione e voglia di misurarsi con chiunque senza remore ma soprattutto senza alcuna presunzione. La società ha puntellato la rosa con acquisti di tutto rispetto per una squadra che deve mirare all’obiettivo salvezza. E Borriello ha già timbrato un cartellino. Semplici arrivato tardi in A ha la stoffa dell’allenatore vincente.
  • TORINO (pt 4) a mercato finito, i sostenitori granata potranno finalmente tirare un sospiro di sollievo qualora Belotti sia rimasto in organico. Molti dei destini del Toro dipendono infatti dai gol del bomber, a lungo corteggiato da club italiani (Milan su tutti) ed esteri (dalla Premier e ultimo dal Monaco). Ma il Gallo sinora non si è fatto distrarre e guida un attacco ancora più ficcante, considerando la nuova impostazione tattica di Mihajlovic. L’Europa League non pare assolutamente un miraggio, servono rispetto a un anno fa una maggiore continuità di risultati e il salto di qualità di alcuni elementi (Baselli, Barreca e Zappacosta).
  • UDINESE (pt 0) era difficile pronosticare un’Udinese ancora a secco di punti dopo le prime due giornate. La squadra di Delneri, promettente a centrocampo, sta palesando limiti in attacco dove pesa l’assenza di un valido sostituto di Zapata (che con Thereau componeva una buona coppia offensiva) e in una difesa molto rinnovata. Dal mercato servono i giusti ritocchi altrimenti si potrebbe clamorosamente ritrovare a lottare con i pugni e con i denti per garantirsi l’ennesima salvezza.
  • VERONA (pt 1) al ritorno in serie A il Verona è partito con le incognite legate all’inesperienza di Pecchia, all’esordio in serie A dopo aver guidato i gialloblu lo scorso anno in cadetteria e a una rosa, sì migliorata in esperienza con gli arrivi di Cerci, Heurtaux e Caceres ma ancora estremamente corta e lacunosa nei rincalzi. Pazzini poi è stato, fra molti dubbi, relegato in panchina per i primi due match e al momento pare un lusso per una squadra praticamente dipendente da lui in fase offensiva.

L’ex viola Cristiano Piccini protagonista con la nuova maglia dello Sporting Lisbona: classico esempio di giovane promessa del calcio italiano non valorizzato in Patria

Cristiano Piccini è uno di quei giocatori a cui non è mai stata data una vera chance di dimostrare il proprio valore in serie A. All’estero invece si sta raccogliendo diverse soddisfazioni e il suo nome è senz’altro noto tra gli innamorati della Liga.

Già, perchè il terzino destro – tra un mese venticinquenne – dopo essere cresciuto nella Fiorentina, lui nativo proprio della città capoluogo della Regione Toscana, dal 2014 si è messo all’attenzione generale, divenendo pedina insostituibile nello scacchiere bianco verde del Betis Siviglia. Acquistato quando la società militava in Segunda Division – quasi per “sbaglio” verrebbe da dire, visto il blasone del club – è stato tra i veri protagonisti della promozione, sfoderando prestazioni superbe da motorino instancabile sulla fascia destra, in possesso pure di due ottimi piedi.

La fine della corsa sembrava coincidere con un serio infortunio e conseguente operazione al crociato ma Cristiano non si è mai abbattuto, la società e l’allenatore hanno sempre creduto in lui e lo hanno aspettato. Risultato: subito titolare una volta ristabilitosi dal brusco stop e pronto a stupire anche nel massimo campionato spagnolo.

Dopo 3 anni splendidi a Siviglia, molte squadre si sono interessate a lui, soprattutto militanti nella Liga ma anche in Premier. Ovviamente in A nessuno c’ha pensato, e d’altronde bisogna tornare ai tempi di Livorno nel 2013, unico anno vissuto da titolare nella massima serie italiana per ricordarlo tra i talenti più promettenti in un ruolo così carente di interpreti validi alle nostre latitudini.

Lui che a soli 18 anni aveva debuttato in A agli ordini di Mihajlovic nella “sua” amata Fiorentina, squadra con cui nelle giovanili aveva vinto uno scudetto Allievi e una Coppa Italia Primavera (ricordo che vi giocavano fra gli altri anche il centrale difensivo Camporese, il mediano figlio d’arte De Vitis, il trequartista Carraro – ormai perso per il grande calcio ma che di quella compagine, e più in generale della leva calcistica dei ’92 era un vero big, e le punte Matos e Iemmello) ma che poi, secondo nostra consuetudine, ha cominciato la girandola dei prestiti, partendo “ovviamente” dalla serie C.

in campo con lo Sporting Lisbona

Fu Joaquin, all’epoca tornante viola, a consigliare a Piccini di tentare fortuna in Spagna al Betis, sorta di squadra del cuore per il nazionale spagnolo (e infatti poi i due si ritroveranno compagni di club nel 2015) e il suo pronostico non fu certo sbagliato.

Sirene spagnole e inglesi a parte, alla fine il terzino italiano, che negli anni 80 avremmo definito fluidificante, è stato acquistato dalla forte squadra portoghese dello Sporting Lisbona (ancora bianco e verde nel destino di Cristiano!), dove si sta imponendo da titolare in questo primissimo scorcio di campionato, lasciando le briciole al suo pari ruolo (e vecchio conoscente della nostra serie A) Ezequiel Schelotto. Non ce ne voglia l’ex interista (che debuttò pure da oriundo in Nazionale sotto la guida di Prandelli ai tempi in cui giocava nell’Atalanta), ma Piccini è proprio di tutt’altra pasta, il suo talento è innegabile e non è detto che Lisbona sia solo un’altra tappa del suo percorso calcistico, di una carriera che potrebbe davvero prendere il volo.

Piccini vince il duello sulla fascia con il madridista Marcelo

Pazzini-Hellas Verona ai titoli di coda?

Nelle ultime ore è rimbalzata da più parti la notizia che vede diverse squadre di A sondare il terreno per Pazzini, punta di diamante del Verona neopromosso in serie A.

Solo pochi mesi il Pazzo suggellava una super stagione a livello personale, con tanto di titolo di capocannoniere, conducendo i gialloblu nella massima serie dopo solo un anno di Purgatorio.

Come cambiano gli scenari nel giro di pochi giorni! Al di là di una condizione fisica ancora approssimativa (ma chi tra i gialloblu non ce l’ha? E su questo ci sarebbe davvero da riflettere ma lasciamo perdere…) come notato nelle gare di pre-season e in Coppa Italia, è indubbio che ci fossero delle frizioni tra il Capitano e l’allenatore Fabio Pecchia.

Già in serie B era sbottato il centravanti a seguito di scelte non condivise del mister, anche con gesti plateali. Poi tutto smentito, rientrato e finito a tarallucci e vino con la promozione in A.

Ma se lo scorso anno si stette quasi tutti all’unanimità dalla parte dell’allenatore, cercando di privilegiare l’unità dello spogliatoio in momenti cruciali della stagione, che ora si riveda lo stesso film quando il campionato è appena iniziato, con un obiettivo difficilissimo da raggiungere, non è un bel segnale.

il Pazzo da’ il 5 a mister Pecchia: chissà se questa scena si ripeterà ancora al Verona

Ci sono tante congetture su questa improvvisa e imprevista (ma non per tutti) apertura sul mercato di un nome come il suo.

Certo, l’esclusione di Napoli è stata pesante, e poco convincono le motivazioni meramente tattiche fornite da un timido Pecchia nel post partita. Soprattutto non si era ben compreso il suo ingresso in campo sullo 0-3. La rabbia che aveva in corpo Pazzini era giustificabile, agonistica il giusto, se non fosse poi sfociata nel gesto (che solo alcuni commentatori buonisti o filo – società all’inverosimile potevano aver frainteso) e poi in questo vero e proprio “caso” che potrebbe portare alla cessione.

Anzi, io mi sbilancio e credo che alla fine sia inevitabile che a mutare gli scenari di mercato gialloblu sia proprio la sua partenza. Tecnicamente parlando, quindi esulando il fatto che sia il nostro Capitano, il giocatore simbolo, quello dal miglior curriculum, e persino quello che, in soldoni, “ci ha riportato in serie A”, si potrebbe azzardare la “scelta tecnica” di cederlo, non ritenendolo più indispensabile come primo riferimento offensivo al cospetto di difensori forti e solidi come quelli che si possono incontrare in A.

Così fosse, però, non ci sarebbe la coda fuori per acquistarlo (vedi Sassuolo, Cagliari…). Io credo che il Pazzini visto due anni fa, al netto degli infortuni, potrebbe in effetti faticare a tenere sulle spalle da solo un intero reparto (considerando che Pecchia mai e poi mai gli affiancherebbe una seconda punta: non è nel mio stile essere drastico ma ormai è evidente che sia così, e io che credevo che Mandorlini fosse il più “monotono”, tatticamente parlando, allenatore visto negli ultimi anni) e che se al suo posto arrivassero valide alternative, si potrebbe pure cederlo risparmiando così pure sull’oneroso ingaggio.

Ma siamo al 24 agosto e in due mesi il direttore sportivo Fusco non è nemmeno riuscito a prendere un attaccante al posto di Cassano… Purtroppo avendo frettolosamente ceduto elementi offensivi, la cui dimensione probabilmente è comunque la cadetteria (Luppi, Gomez, Siligardi), ci siamo ritrovati senza attaccanti di riserva e la gara col Napoli l’ha ampiamente dimostrato. Se si fa male qualcuno o gli viene il raffreddore, ci si deve arrangiare. Quindi, occorre sperare che Verde, Cerci e Pazzini siano indistruttibili! Se poi “uno” lo teniamo in panca per scelta tecnica, adottando come falso nueve il miglior giocatore della nostra intera rosa, quello con più tecnica e in definitiva l’unico che in mezzo al campo sappia giocare il pallone, beh, allora ce la andiamo pure a cercare.

Col Napoli era logico, evidente, lapalissiano, scontato, che perdessimo ma purtroppo se non si interviene sulla rosa, sarà altrettanto per Crotone. Quindi, per quanto mi sforzi con alcuni amici appassionati gialloblu di vedere il bicchiere mezzo pieno, davvero è difficile quest’anno professarsi ottimisti. Un sano realismo va a scontrarsi in ogni caso con la voglia di sostenere la squadra sempre, di “gustarsi” di nuovo la serie A. Certo, è triste vedere come sembra si tiri a campare invece di avere un progetto, o un’idea di esso. Nessuno credeva veramente al “modello Borussia”, ci mancherebbe, ma almeno giocarsela dignitosamente, quello sì.

PS: arrivasse “in regalo” Mitrovic dal Newcastle, magari confidando nell’amicizia tra Rafa Benitez e Pecchia, e un giovane come Kean (con l’arrivo probabile di Keita, il ragazzo non vedrebbe mai il campo nella Juve e credo che i bianconeri vogliano che faccia esperienza altrove), allora non mi strapperei i capelli per la cessione di Pazzini.. ok, di capelli non ne ho tantissimi, ma credo si sia capito ugualmente che intendo 😀

FantAntonio pronto a ripartire con la maglia del Verona dopo la sua ultima “cassanata”

Ieri sono stato a Mezzano di Primiero in occasione del ritiro dell’Hellas Verona. Una giornata insolitamente calda, considerando che da quelle parti in Trentino si respira aria buona, divenuta poi caldissima per il “caso” Cassano.

Una cassanata in pieno regola, con l’annunciato ritiro (in realtà un’indiscrezione della Gazzetta, probabilmente imbeccata dallo stesso giocatore o dal suo procuratore) poi smentito durante la conferenza stessa, quando nel frattempo da ore si stava dibattendo tra tifosi e giornalisti al seguito nell’incredulità generale.

Eppure in mattinata si era allenato (con le sue modalità, chè la forma fisica è ancora lontana dall’essere definita accettabile) e lo si era visto scherzare e giocare amabilmente col figlioletto all’uscita dal campo. E’ vero, i più attenti, compreso l’amico Stefano con cui avevo condiviso il viaggio, avevano notato un dialogo con il tecnico Pecchia, con i due che salutatisi avevano proseguito distintamente, col mister mesto a testa bassa. Dietrologie, analisi col senno di poi. Ma quando dopo il lauto pranzo che ci siamo concessi nella splendida cornice di San Martino di Castrozza, rigenerante in tutti i sensi, abbiamo buttato l’occhio sullo smartphone alla ricerca di news di calciomercato, ci siamo imbattuti nella notizia rimbalzata da tutti i media del suo ritiro shock, la cosa sapeva di bufala. Ma come? Lo avevamo salutato un paio d’ora prima e alle 17 lo avremmo rivisto assieme agli altri per la seduta pomeridiana e ora questo decide di ritirarsi per sempre dal calcio? Appurato ben presto che non si trattava di una bufala, siamo ridiscesi al campo di allenamento.

Nel mentre, supposizioni, congetture, scoramento e incazzatura per quella che pareva agli occhi dei tifosi, ma non solo, una doccia fredda, un inatteso dietrofront, o più prosaicamente una presa per il culo.

Nemmeno il tempo di vedere arrivare di corsa i vari inviati delle tv, a chiedere ai tifosi lo stato d’animo che li caratterizzava ed ecco iniziare la conferenza, alla presenza di Fusco.

Colpo di scena, l’ennesimo, questa volta per annunciare candidamente che si era trattato di un momento di debolezza e che la moglie, giunta per l’occasione a “rinsavirlo” e lo stesso Ds del Verona lo avevano fatto riflettere e convinto a provare a vincere la sua nuova scommessa tinta di gialloblu.

Che dire? Nulla di nuovo in sostanza conoscendo il calciatore, ma anche mettendo in fila le sue azioni più celebri, fuori dal campo in questo caso, le sue “uscite” non sempre omologate, i suoi atteggiamenti a denotare una personalità per certi versi debordante, ma per altri fragile, incompleta, immatura, davvero e’ stato difficile comprendere cosa gli fosse passato per la testa. E se lo facesse di nuovo, abbandonando la truppa magari fra qualche mese? Quanti dubbi serpeggiavano fra i numerosi sostenitori gialloblu, tra cui molti giovanissimi con il primo pensiero di acquistare la maglia col suo nome e il numero 99 sulle spalle.

A nessuno dei tifosi dell’Hellas piacciono questi comportamenti, capaci anche di destabilizzare un ambiente (che invece quest’anno pare carico il giusto e molto sereno, proprio per l’amalgama che si sta creando fra i giocatori, vecchi e nuovi, “anziani” e giovani). Non piacerebbe al tifoso di nessuna squadra, ovvio.

Quella di Cassano è stata sì una debolezza, diamogli questa attenuante, questa connotazione “umana”: un giocatore che in carriera ne ha viste e passate tante, belle e brutte, e che magari può avere l’esigenza di approdare presto a una dimensione più intima, famigliare, anche forse più congeniale, dopo i tanti “colpi di testa”. Ma l’aver capito che stava commettendo un errore, che nonostante la gamba non gli consenta più di imperversare in campo da funambolo, può in realtà ancora da fungere da elemento “più” per una squadra proveniente dalla B e che dovrà giocoforza lottare per conseguire l’obiettivo salvezza, è già di per sé segno che la sua testa non è poi tanto matta come la si vuol dipingere.

Anche il legittimo dubbio sul suo effettivo recupero può aver tormentato gli ultimi giorni di FantAntonio. In fondo per un campione non è facile da assorbire l’idea che l’età stia avanzando e che dei ragazzini imberbi sfreccino davanti a te col pallone tra i piedi.

Ma, venendo a un discorso meramente tecnico, nessuno a Verona pretende che lui sia il salvatore della Patria, che prenda per mano la squadra, e nemmeno in fondo che vada a ricomporre la coppia dei sogni blucerchiata di qualche stagione fa con Pazzini.

D’altronde è evidente che la società e lo staff tecnico non stiano plasmando la squadra in funzione del barese. Però siamo certi che uno con la sua classe, la sua tecnica, la magia che permea ogni sua giocata e che non accenna a svanire (e quello lo si comprende anche dal modo in cui, pur da fermo, riesce a “sedere” i difensori in allenamento con serpentine e la palla incollata ai piedi) può far molto comodo alla squadra.

I media stanno ipotizzando fuochi d’artificio dal trio offensivo Cerci-Pazzini-Cassano, a mio avviso erroneamente, perché se è lecito attendersi una stagione del pieno riscatto dell’ex granata, e una fragorosa conferma al ritorno nella massima serie del centravanti capocannoniere del campionato promozione di pochi mesi, da Cassano appunto ci si auspica che accendi la luce con tocchi deliziosi, assist, genialità assortite e magari qualche gol.

Sono sicuro che la voglia di giocare, di rimettersi in gioco da parte sua ci sia ancora, lo capisci da come in partitella cercava in particolare Bessa, uno della sua stessa pasta, o da come scherzava con i compagni, anche con i più giovani. Il Verona non potrà dipendere da lui, né tanto meno dalle sue bizze, ma di certo potrà usufruire del suo bagaglio tecnico, dal valore inestimabile.