Meglio tardi che mai – finalmente Balic ha mostrato sprazzi del suo immenso talento

Andrjia Balic finalmente ha avuto modo di mostrare almeno in parte le sue grandissimi doti. Da due partite l’allenatore dell’Udinese Gigi Delneri lo ha messo nelle condizioni di esprimersi al meglio, dirottandolo in cabina di regia al posto del compassato (e a conti fatti deludente, ora che siamo a fine campionato si può dire senza timor di smentita) belga Kums e subito il talentino classe 1997 croato ha fatto capire agli impazienti tifosi del Friuli di che pasta è fatto.

Ma davvero occorreva attendere tutto questo tempo, quasi un’intera stagione per vederlo in campo? Nell’Udinese dei talenti, dei giocatori che spesso spiccano il volo verso palcoscenici prestigiosi, possibile che si potesse perdere uno che era stato strappato solo poco più di un anno fa alla concorrenza di squadre come Real Madrid e Arsenal? Il rischio serio c’è stato, se è vero che nel mercato di gennaio il giocatore aveva (giustamente dopo un anno in anticamera) chiesto di andare a giocare in prestito, magari dall’ex juve Tudor che lo voleva allenare in Turchia nel Galatasaray. Invece è stato trattenuto e dopo aver visto sprazzi delle sue doti, viene naturale pensare che il giovane croato (che aveva esordito a 16 anni in Patria con l’Hajduk Spalato), paragonato da molti a Pirlo e Modric dalla prossima stagione potrà finalmente indossare i panni del titolare a metà campo.

Balic ha un’ottima visione di gioco, una tecnica di base finissima e sa agire anche dietro le punte. La sua evoluzione naturale parrebbe consigliare di utilizzarlo più nel cuore del gioco, vista la velocità di esecuzione e di pensiero che ne contraddistingue le giocate. Deve crescere fisicamente ma, a detta di chi scrive, non è requisito essenziale quando si dispone di qualità fuori dal comune (e i paragoni di cui sopra, che al momento possono sembrare irriverenti, sono anche fondati dalle sue prestazioni nel campionato croato e soprattutto nelle nazionali giovanili del suo Paese.

Delneri è piuttosto risaputo che non sia propriamente uno che si fida a occhi chiusi dei giovani calciatori ma alla fine lui per primo ha ammesso come Balic abbia risposto “presente” alla chiamata, confermando già quanto di buono messo in mostra una settimana prima, quando finalmente esordì in campionato. Ci si aspettava che partisse dal primo minuto contro il Crotone e invece ancora una volta ha dovuto accomodarsi in panchina. E’ stato evidente, pur nella giornata storta della sua squadra, sconfitta allo Scida, come la manovra dell’Udinese sia migliorata sensibilmente con lui in campo, tra la soddisfazione dei sostenitori bianconeri che a un certo punto lo hanno acclamato a gran voce. L’anno prossimo la squadra friulana potrebbe ripartire da lui, a imperniare una mediana assai promettente con altri emergenti della nostra serie A come Jankto e Fofana, attesi a una conferma dopo i fragorosi risultati da loro ottenuti in questa stagione.

 

Annunci

Al via in Corea del Sud il Mondiale Under 20: l’Italia di Evani prova a stupire con i suoi talenti

La nazionale Under 20 allenata da Chicco Evani è già arrivata in Corea del Sud dove domenica 21 maggio esordirà nel Mondiale di categoria. Le prime gare dell’importante manifestazione iridata giovanile si disputeranno il giorno precedente e riguarderanno i gironi A e B.

Chicco Evani – l’ex grande centrocampista laterale del Milan degli Invincibili guiderà la Nazionale Under 20 al Mondiale di categoria

L’Italia, inserita nel gruppo D, se la vedrà con i forti corrispettivi uruguayani (fra i cui convocati spicca il centrocampista Bentancur, neo acquisto juventino) e le outsider Giappone e Sudafrica.

La nostra tradizione in questa competizione non è delle migliori ma con una buona regolarità gli azzurrini arrivano quanto meno a giocarsi queste fasi. Spesso accade, a differenza di altre Nazionali che tengono evidentemente di più a un Mondiale, che i prospetti migliori, ancora in età valida per disputare il Torneo, passino già in Under 21 a contendersi l’Europeo in questione.

E’ il caso ad esempio di giocatori già sulla via dell’affermazione come il portiere Meret, fresco di promozione in A con la Spal, Federico Chiesa, Manuel Locatelli o autentici big come Gigio Donnarumma, che con le sue 18 primavere da poco compiute, sarebbe sotto età addirittura di un paio di anni rispetto ai compagni convocati.

Non accade così in altre Nazionali prestigiose, se pensiamo che l’Argentina, spesso e volentieri vittoriosa, ha conquistato in passato a mani basse il Mondiale grazie a gente come Messi, Aguero, Zabaleta, Banega, Di Maria… tanti anni fa vi partecipò anche un certo Maradona (indovinate a chi andò la competizione quella volta?). Oppure la Francia che vinse due edizioni fa piuttosto agevolmente trascinata da un certo Paul Pogba, che da lì a pochissimo sarebbe stato protagonista in maglia bianconera.

Certo, spero di sbagliarmi nel pronosticare un’Italia non vittoriosa, ma almeno sulla carta vedo favorite squadre come la Germania, il Portogallo o il Messico, fermo restando le già citate Argentina (tra i convocati anche il furetto Colombatto, centrocampista dai piedi buoni in forza al Trapani), Francia e Uruguay (che appunto troveremo sin dal girone eliminatorio).

Conosco piuttosto bene tutti i ragazzi convocati da Evani, la maggior parte di loro è stata già protagonista in azzurro sin dall’Under 16. Si tratta in pratica del gruppo che solo un anno fa perdeva (purtroppo in modo netto) con la Francia la finale del campionato Europeo Under 19 agli ordini del tecnico Paolo Vanoli (ben 10 tra coloro presenti in quella manifestazione disputeranno ora il Mondiale in Corea).

il giovane difensore della Roma Riccardo Marchizza, stopper d’altri tempi

Il blocco è affidabile in giocatori come il roccioso difensore del 1998 Marchizza – a proposito, della stessa età e squadra di appartenenza, la Roma, avrei portato anche il fortissimo attaccante Tumminello – , il mediano-difensore Mandragora (“retrocesso” dall’Under 21, di cui prima dell’infortunio figurava tra i leader), l’esterno Dimarco (uno dei pochi ad aver giocato con discreta continuità nella massima serie quest’anno a Empoli), il centrale difensivo Romagna e l’estroso attaccante Vido, in prestito al Cittadella dal Milan.

Rolando Mandragora, reduce da un brutto infortunio, è uno dei leader riconosciuti della squadra

Evani strada facendo ha inserito altri buoni prospetti, traendo indicazioni dalle presenze accumulate dai singoli nei campionati professionistici rispetto a chi magari ha sempre fatto la differenza nelle giovanili, tra Allievi e Primavera (penso al campioncino della Juventus Clemenza, tornato assoluto protagonista nel massimo campionato giovanile dopo la brutta tegola dell’infortunio che l’ha messo fuori gioco un anno fa).

Ecco spiegate quindi le convocazioni del velocissimo terzino Pezzella (uno dei pochi a salvarsi nella disastrosa stagione del Palermo), del cesenate scuola Juve Vitale, buon protagonista a Cesena e di alcuni elementi da tempo nel giro azzurro ma finiti a farsi le ossa in Lega Pro, come il difensore Sernicola (titolare nel Fondi) e il fantasista tutto pepe Simone Minelli, grande talento delle giovanili viola e quest’anno tra i migliori nell’ Albinoleffe.

L’ex viola Simone Minelli, a differenza di Federico Chiesa, con cui si intendeva a meraviglia nelle giovanili, ha iniziato il suo percorso da professionista in Lega Pro, diventando uno dei beniamini dell’Albinoleffe

Alcune gerarchie non sembrano del tutto definite: penso al ruolo di portiere, dove Zaccagno pare sì favorito sui rivali ma dovrà vedersela con l’ultimo arrivato, il giovanissimo Plizzari del Milan (classe 2000).

Ovviamente ci si aspetta molto dai nomi più in vista, specie dagli attaccanti. Oltre al già citato Vido, che da gennaio ha saputo ritagliarsi un buono spazio al Cittadella, congedandosi dai compagni con una splendida doppietta nella sua ultima partita di campionato, i fari sono puntati su una coppia offensiva che ha fatto benissimo quest’anno ad Ascoli, vale a dire Favilli e Orsolini. Entrambi in orbita Juve, col primo che, giunto dalle giovanili del Livorno, aveva poi contribuito enormemente coi suoi gol a portare la Juve a contendersi la finale del campionato Primavera 2015/’16 contro la Roma (poi andata ai giallorossi) e il secondo che dopo essersi rivelato come uno dei migliori talenti emergenti della cadetteria, è stato acquistato dai bianconeri, strappato letteralmente a una nutrita concorrenza.

In mediana oltre all’esperienza e alla qualità di Mandragora, si potrà puntare ad occhi chiusi anche sul cagliaritano Nicolò Barella, titolare in serie A agli ordini di Rastelli e che nel corso del campionato è migliorato esponenzialmente diventando una sorta di “tuttocampista”.

Insomma, in fondo, scorrendo e analizzando i nomi, mi sono accorto come invece motivi per essere ottimisti ce ne siano. Conteranno al solito molte componenti ma di certo i ragazzi daranno tutto loro stessi per la maglia azzurra.

Di seguito, ecco l’elenco completo dei convocati di mister Evani:

Portieri: Samuele Perisan (Udinese), Andrea Zaccagno (Pro Vercelli); Alessandro Plizzari (Milan)

Difensori: Mauro Coppolaro (Latina), Federico Dimarco (Empoli), Riccardo Marchizza (Roma), Giuseppe Pezzella (Palermo), Giuseppe Scalera (Fiorentina), Leonardo Sernicola (Fondi), Filippo Romagna (Brescia);

Centrocampisti: Nicolò Barella (Cagliari), Alfredo Bifulco (Carpi), Paolo Ghiglione (Spal), Rolando Mandragora (Juventus), Simone Minelli (Albinoleffe), Matteo Pessina (Como), Mattia Vitale (Cesena);

Attaccanti:  Giuseppe Antonio Panico (Cesena), Riccardo Orsolini (Ascoli), Andrea Favilli (Ascoli), Luca Vido (Cittadella).

EDIT. (16.05.2017) Proprio nel giorno in cui ho postato l’articolo, uno dei più attesi della spedizione azzurra, l’attaccante esterno Simone Minelli, ha dovuto dare forfait per i postumi di un infortunio. Al suo posto l’allenatore Evani ha convocato la mezzala Cassata, scuola Juve, quest’anno protagonista di un buon campionato in B con l’Ascoli.

Riuscirà il miracolo al Crotone?

l’allenatore Davide Nicola, artefice principale della clamorosa rincorsa del Crotone verso la salvezza

Questo scorcio di stagione ci sta consegnando un’inaspettata “resurrezione” calcistica in serie A: quella della matricola assoluta Crotone. Forse è stato questo il motivo, il fatto cioè di essere un’autentica debuttante nel calcio che conta, per cui  la compagine pitagorica ha disperso punti ed energie nella prima parte di stagione. O forse più semplicemente, se la quota salvezza non fosse stata mantenuta così bassa dalle dirette avversarie appena davanti (Genoa a +2, Empoli a +1), la squadra di Nicola non avrebbe potuto alimentare il suo sogno, una salvezza che davvero equivarrebbe a uno scudetto.

Quali che siano le ragioni, tralasciando i pur innegabili demeriti delle due rivali, specie il Genoa, che ha praticamente smesso di giocare da gennaio in poi (e non sono una scusante le cessioni a metà stagione di totem come Pavoletti e Rincon per un simile decadimento tecnico), credo sia più giusto sottolineare i tanti meriti dei rossoblu.

Non è da tutti riuscire a inanellare nelle ultime 7 partite qualcosa come 17 punti (difatti c’è riuscita solo la corazzata Napoli; il Genoa per dire ha racimolato la miseria di 4 punti durante questa striscia positiva dei calabresi). Non è da tutti soprattutto farlo mostrando anche un gioco coraggioso, spavaldo, brioso, fatto non solo di grinta e corsa, ma pure di tecnica e qualità.

L’allenatore Davide Nicola, a un certo punto della stagione seriamente a rischio esonero e con gran parte della tifoseria contro, ha avuto l’appoggio incondizionato della società, la quale ha visto giusto nel continuare a dargli fiducia. Certo, qualche aiutino dal mercato il buon tecnico lo avrebbe anche accettato volentieri ma giocoforza ha fatto di necessità virtù, ottenendo il massimo da calciatori che probabilmente avevano bisogno di un fisiologico tempo per adattarsi al meglio alla massima serie.

il bomber Falcinelli ha raggiunto comodamente la doppia cifra, segnando ad oggi 12 gol e risultando determinante per i sogni di salvezza della squadra

Altrimenti non si spiegherebbe ad esempio l’impennata di rendimento dei centrali difensivi Ceccherini e Ferrari (quest’ultimo in particolare già da tempo è in orbita di grandi club, dopo lo splendido campionato cadetto di un anno fa). Un calcio, quello proposto da Nicola, accorto come ci si deve aspettare da una neopromossa, ma da un paio di mesi anche spregiudicato, se si pensa che a due punte fisse (il prolifico Falcinelli, già 12 gol, mai così tanti in serie A in una stagione e il mobile e determinato Trotta) si sono aggiunti sulle fasce uomini molto offensivi come Rohden, un altro che è migliorato molto nel girone di ritorno, e soprattutto Nalini, stantuffo inesauribile e che gioca sempre come se fosse la sua ultima partita in serie A. D’altronde il veronese Nalini fino a non più di tre anni fa divideva la sua passione per il calcio con il lavoro come operaio presso una nota ditta della città. La sua escalation ha dell’incredibile, già a Salerno fece benissimo come movimentatore offensivo ma a Crotone ha affinato doti da esterno a tutto campo.

Non va dimenticato l’apporto in avanti che stanno dando calciatori come Acosty, giunto a gennaio e subito integrato e utilissimo alla causa e Tonev, e quello che è riuscito a dare in termini di qualità il fantasista rumeno Stoian, scuola Roma arrivato tardi all’appuntamento con la serie A (era nella covata giallorossa con i vari Florenzi, Bertolacci, D’Alessandro e Crescenzi) fino allo stop forzato causa un virus.

Molto bene poi anche la cerniera centrale formata dal giovane regista Crisetig (ex enfant prodige del calcio italiano ai tempi delle giovanili dell’Inter ma parso molto acerbo nelle precedenti esperienze in A) e il più pratico Barberis, che nel momento giusto ha messo i panni del leader in mezzo al campo. Anche Capezzi sulla lunga distanza ha dimostrato di poter valere la massima serie.

Gli uomini di esperienza hanno fatto il resto: parliamo soprattutto del laterale destro Rosi, girovago del nostro calcio, che ha sposato la causa con tanta motivazione e abnegazione, e il portiere Cordaz che in tante occasioni ha tolto le castagne dal fuoco, trasmettendo sicurezza a tutto il reparto.

Fermo restando il valore e i meriti dei giocatori, è evidente che il principale artefice di questa speranza salvezza che è possibile ancora tenere accesa è l’allenatore Davide Nicola. Non ha mai smesso di crederci, anche quando davanti alle sue parole ci sembrava di sentire i soliti discorsi triti e ritriti sul fatto di giocarsela sempre, di andare in campo a testa alta ecc… E invece a 180 minuti dal termine del campionato, ecco che il Crotone, da tutti gli addetti ai lavori “condannato” alla retrocessione sin da gennaio, è ancora lì a giocarsela, con rinnovato entusiasmo e la convinzione che vada come vada avrà dato il massimo delle sue risorse.

I rimpianti semmai ci saranno per aver “capito” tardi la serie A ma il futuro appare comunque roseo. Nell’immediato occorre essere tanto realisti, perché di fronte nelle prossime gare ci saranno una Juventus clamorosamente non ancora sicura dello Scudetto e una Lazio che vuole continuare a stupire, nonostante la qualificazione europea già in tasca da qualche settimana. Ma l’impressione è che i ragazzi di Nicola non partiranno certo come vittime sacrificali, con un orecchio teso ovviamente alla radiolina, visto che il loro destino dipenderà anche dai risultati delle avversarie Empoli e Genoa, squadre che sulla carta possono vantare indiscutibilmente degli organici migliori.

Serie B – primo verdetto: SPAL, il sogno serie A è ora una splendida realtà.

E’ giunta finalmente al termine la trionfale cavalcata della SPAL, promossa direttamente in serie A da matricola.

Solo un anno fa infatti, di questi tempi a Ferrara si festeggiava un sospirato ritorno in cadetteria. Pochi avrebbero potuto immaginare il doppio salto nel giro di due anni, forse anche fra i tifosi più accaniti. Ammetto che anch’io, nel mio articolo di presentazione della serie B 2016/2017 per il sito del Guerin Sportivo, avevo ipotizzato tutt’altro tipo di percorso per la nobile squadra biancazzurra. Felicissimo di essere stato smentito dai fatti, dai risultati straordinari conseguiti sul campo dai ragazzi di Semplici, che ora tra il consenso perlopiù unanime di chi ama il calcio, si stanno meritando giustamente elogi, onori e l’attenzione dei media.

La gioia dei calciatori spallini dopo una vittoria

Un campionato, specie nel girone di ritorno, spesso condotto al vertice (complici anche i ripetuti passi falsi di Verona e Frosinone) e che è giunto al suo felice epilogo al cospetto di una sconfitta, quella subita a Terni nella penultima giornata. Il distacco però dalle inseguitrici è tale che anche la matematica ormai può sancire il suo primo verdetto: la Spal torna in serie A a distanza di 49 anni dalla sua ultima partecipazione.

La Spal è rimasta nel cuore di tanti vecchi tifosi di un calcio d’annata, quello dei magnifici anni ’60, quando non solo il serbatoio, il vivaio diremmo adesso, della squadra era tra i più prolifici nel lanciare futuri campioni, ma soprattutto la prima squadra riusciva a regalare grandi soddisfazioni a una tifoseria calda e appassionata.

La Spal edizione 2016/2017 è stata capace di mettere in fila avversarie più quotate e più attrezzate sulla carta, come Verona e Frosinone, Bari e Carpi, grazie a un gioco redditizio ma a tratti pure spettacolare, come si evince dai tanti gol fatti. C’è riuscita grazie alla forza di un gruppo di giocatori coeso, maturo, e sicuro dei propri mezzi, che dalla sua ha avuto come principale qualità una continuità di rendimento e di risultati che alle dirette rivali è mancato durante varie parti del torneo.

Ecco le mie pagelle agli splendidi protagonisti di questa impresa, moltissimi dei quali presenti anche nella precedente promozione dalla Lega Pro alla serie B, segno che nascosti c’erano dei valori evidentemente molto più grandi rispetto a quello che si pensava.

SOCIETA’ 10 – Il Presidente Mattioli, attaccatissimo alla squadra, alla città e ai colori, ha cominciato a credere nell’impresa durante la pausa natalizia, quando già la sua Spal si stava avvicinando minacciosa ai piani alti della classifica.  Decisivo l’apporto del direttore generale Davide Vagnati nell’operare al meglio sul mercato, specie a gennaio, quando la società scelse di investire pesantemente, con innesti di esperienza e classe, rinforzando l’attacco con l’aggiunta di un big per la categoria come Floccari, subito integratosi nell’ambiente. Si è voluto mantenuto un basso profilo, pur lasciandosi trasportare (giustamente) dall’entusiasmo sempre più crescente della tifoseria. Ora il compito di proseguire sulla falsariga delle ultime due stagioni, di certo la sfida più difficile ma anche la più ambiziosa, quella di consolidare la Spal nella massima serie, facendo rinverdire i fasti degli anni 60 di patron Paolo Mazza.

Semplici si è dimostrato un ottimo tecnico, con lui la favola Spal può continuare anche in serie A

SEMPLICI 10 – Che fosse un allenatore capace, coraggioso e intraprendente, lo si sapeva sin da quando guidava le giovanili della Fiorentina. In terra ferrarese ha confezionato il suo vero capolavoro, attirando così le attenzioni di piazze di categoria superiore. Non ha voluto stravolgere la squadra che tante gioie gli aveva regalato, inserendo solo quei giocatori che potessero contribuire ad accrescerne il tasso tecnico. Poco turn over ma mirato e alla fine è riuscito a dare spazio a tutti, facendo sentire ogni giocatore parte di un grande progetto.  Con costanza e tanta bravura, ci è arrivato da solo, con le sue forze, alla tanto agognata serie A, mettendo in fila tecnici più navigati e che guidavano delle fuoriserie.

Meret, classe 1997, è uno dei volti nuovi del calcio italiano. Può consacrarsi come uno dei migliori portieri della sua generazione

MERET 9 – Un predestinato, al pari dell’ex compagno nell’Udinese Scuffet, il più giovane dei due ha ormai ribaltato le gerarchie, disputando al suo primo campionato da professionista un torneo impeccabile, senza sbavature, con la sicurezza e la tranquillità del più consumato fra i portieri. Convocato persino da Ventura e nel mirino dei grandi club, potrebbe essere lui l’erede di Buffon alla Juve.

BONIFAZI 8,5 – Altra fragorosa scoperta, altra fenomenale intuizione della società che ha creduto nelle doti di questo aitante difensore, di scuola Toro, che stava faticando eccome a imporsi da professionista, avendo raccolto poco più che briciole nelle precedenti esperienze in Lega Pro con Benevento e Casertana. A vederlo giganteggiare al cospetto di navigati attaccanti di serie B, allo stesso tempo destreggiarsi egregiamente palla al piede nelle avanzate offensive così come imporsi al centro della difesa, attento e sicuro, non ci pare azzardato prevedere per lui un grande futuro in serie A. Ventura lo ha già chiamato per uno stage con la Nazionale e continua a monitorarlo.

VICARI 8 – Mai su questi livelli, il suo rendimento è stato costante e pian piano, gara dopo gara, è diventato sempre più padrone della difesa, di cui si faceva perno con Bonifazi e Cremonesi ai lati. Velocissimo, abile nelle chiusure, siamo curiosi di verificarne l’efficacia nella categoria superiore. E’ dai tempi dei precoci esordi a Novara che si dicevano meraviglie sul suo conto. A 23 anni potrebbe arrivare la consacrazione definitiva.

CREMONESI 8 – Ormai lo si può definire un esperto delle promozioni ma chi se lo immaginava a bissare l’impresa dopo quella vissuta l’anno prima con il Crotone? L’esperto difensore, vicino ai 30 anni, merita una chance in serie A. Pochi nel suo ruolo sanno usare bene entrambi i piedi, intervenire puliti sugli avversari e di tanto in tanto trovare la via del gol. Lo ricordo giovanissimo, protagonista di un Mondiale Under 17 a fare coppia difensiva con De Silvestri. A differenza dell’ex laziale, Cremonesi ne ha dovuto masticare di gavetta, rimanendo a lungo fedele ai colori grigiorossi della Cremonese, città dove è nato e ha mosso i primi passi nel calcio sin dalle giovanili. Non è mai troppo tardi però per sfondare ad altri livelli.

LAZZARI 7.5– Un’ autentica freccia, inesauribile sulla fascia destra, quanto ha corso per tutto il campionato! Un giocatore simbolo della squadra, che ha saputo adattarsi alla grande in un campionato per lui inedito, sacrificando magari qualcosa in zona offensiva ma dimostrandosi utilissimo alla causa e, a conti fatti, in grande crescita. Partito dai Dilettanti è arrivato in serie A solo con sudore e tanta costanza, nessuno gli ha mai regalato nulla.

SCHIATTARELLA 8 – innesto di grande esperienza, ovunque ha giocato ha lasciato un ottimo ricordo di sé per l’attaccamento alla maglia, la grinta, la personalità. Ha suonato spesso la carica, non abbattendosi mai, neanche agli inizi del campionato, quando la Spal doveva ancora prendere le misure al campionato.

ARINI 7 – il trentenne centrocampista, giunto l’estate scorsa dopo tanti campionati (e tanti km percorsi) con la maglia dell’Avellino, era quello che ci voleva per garantire peso e la giusta esperienza in mezzo al campo. Mariano non si è risparmiato nemmeno qui a Ferrara, entrando nel cuore dei tifosi grazie alle sue innati doti di combattente, di equilibratore, di abnegazione. Ha anche accettato a un certo punto del torneo di non essere più fra i titolarissimi, ma poi il suo spazio lo ha sempre trovato, dando in cambio prestazioni sempre ben oltre la sufficienza.

CASTAGNETTI 7.5 – Al suo primo torneo di serie B, il regista ha mostrato quelle doti che lo avevano fatto accreditare come uno dei migliori interpreti nel ruolo in Lega Pro. Incurante del salto di categoria, ha giostrato in mezzo al campo con autorevolezza, maestria, mostrando la calma dei forti e all’occorrenza pure un gioco “maschio”, ruvido, capace di ingabbiare e tenere a freno avversari più dotati tecnicamente.

Una tipica azione arrembante di Luca Mora, pilastro della squadra anche in questa stagione

MORA 8,5 – Leader autentico, trascinatore, preziosissimo in zona gol, stantuffo inesauribile da interno sinistro, sempre pronto a supportare i compagni e a lanciare la carica quando le cose si mettevano male in campo. Un’arma tattica sono stati spesso anche i suoi improvvisi tiri da fuori area. Da confermare assolutamente anche in serie A, categoria che potrebbe far risaltare ulteriormente le sue doti.

COSTA 7.5 – Giunto a gennaio dal Chievo per sostituire il gioiellino Beghetto, passato al Genoa, l’ex enfant prodige (dei clivensi era stato leader in un vittorioso campionato Primavera) sembrava a un bivio della carriera. Rimanere un’incompiuta o partecipare a una grande impresa? Alla fine il buon Filippo ha optato per la seconda, mettendo il suo nome fra gli autentici protagonisti della promozione. Terzino sinistro che una volta avremmo definito fluidificante, ha messo in mostra grandi doti: la velocità in primis, poi la facilità di andare sul fondo e crossare. Si può dire che non abbia fatto rimpiangere il pur bravo Beghetto, finito a immalinconirsi sulla panchina del Genoa.

FLOCCARI 8 – Il suo innesto a gennaio è stato rivelatore dei veri propositi della Spal. Con Floccari a completare i quadri offensivi, le squadre candidate alla promozione in A avevano veramente capito di dover fare i conti anche con i ferraresi. Tanti i gol pesanti messi a segno dal buon Sergio, che con Antenucci ha composto un duo d’attacco formidabile.

Antenucci, con la sua classe e la sua predisposizione mai sopita al gol, è stato determinante ai fini della promozione della Spal

ANTENUCCI 8,5 – Il grande acquisto dell’estate scorsa, un colpaccio dicemmo tutti all’epoca. Perché di Antenucci e della sua verve, della sua pericolosità in zona gol, non c’eravamo certo dimenticati, nonostante la lunga parentesi inglese al Leeds. Ha saputo guidare i compagni, molti dei quali poco avvezzi alla serie B, si è calato con grande umiltà nella nuova realtà e ha mostrato tanta voglia e motivazione. Si è rimesso in gioco e ha illuminato il fronte offensivo della squadra, mostrando grande affiatamento sia con Floccari da gennaio, che con il più giovane Zigoni nella prima parte della stagione.

ZIGONI 7 – Gianmarco da quando è giunto a Ferrara due anni fa, ha smesso i panni di “figlio di” per diventare quello che è: un buonissimo attaccante di categoria (anche se a 26 anni i sogni di gloria non gli sono certo preclusi). Ha la caratteristica, ottima per chi giostra là davanti, di “sentire” la porta, di trovare la via della rete in modi magari anche poco consoni, di riflesso, di istinto. Ha ceduto la titolarità a Floccari ma lo stesso ha timbrato il cartellino sovente anche da subentrato. Preziosissimo, una risorsa importante.

GIANI 7– Voto meritato anche per il Capitano, sebbene a un certo punto della stagione (dall’esplosione di Bonifazi suppergiù) abbia visto con meno continuità il campo da titolare. Difensore esperto, dalla carriera simile a una montagna russa (le grandi promesse con le giovanili dell’Inter, dove giganteggiava a fianco di Andreolli), i saliscendi tra B (dove ha soggiornato a lungo con il Vicenza) e Lega Pro (dove era finito addirittura in Seconda Divisione). Ma proprio qui, nel punto più basso della sua carriera, ha trovato la Spal, facendola diventare “sua”. Subito leader carismatico, dall’alto di una grande classe, si è rimboccato le maniche, ha ritrovato un entusiasmo forse perduto e ha contribuito enormemente al doppio salto, fungendo da esempio per i compagni più giovani.

FINOTTO, SCHIAVON, DEL GROSSO, GASPARETTO 6.5 – Hanno dato il loro contributo di presenze facendo rifiatare i titolari e mostrandosi affidabili. Meno chances (per motivi diversi) hanno avuto il difensore Silvestri, e i più giovani come il secondo portiere Marchegiani (figlio del grande Luca), gli attaccanti Costantini e Ghiglione (quest’ultimo convocato da Evani per l’imminente Mondiale Under 20 al via tra una settimana) e la promessa Pontisso, centrocampista ex Udinese spesso fermo ai box in questa stagione.

 

Sanremo al rush finale: ecco le mie impressioni e i miei pronostici.

Per la prima volta dopo tanti anni, ho seguito il Festival di Sanremo a tratti, sovrastato da stanchezza e altri impegni.

Certo, qualcosa in diretta ho sentito ma il più delle volte mi sono avvalso di recuperi dal web, di video già dalle prim’ore dopo le esecuzioni disponibili su youtube, partecipando piuttosto passivamente (non avendo visto del tutto le serate live)  pure al giochino – ultimamente un po’ stucchevole – della ricerca della “battuta facile”, ironica, sarcastica, spesso velatamente condita da offese su questo o l’altro artista.

Chiaro, anch’io sin dagli eroici anni universitari, mi dilettavo con gli allora compagni d’appartamento a commentare, a volte entusiasta, altre sconcertato o irriverente, le performance o i look dei cantanti in gara, ma ora mi pare ci sia gente che della musica italiana gliene freghi ben poco e si atteggi e basta.

Io non ho di questi problemi, passando da ascolti compulsivi di musica indie, d’autore e ricercata a quella più smaccatamente pop. E in fondo tutti sanno, perché Sanremo non è cambiato di una virgola, che questo Festival non è “solo” musica, ma anche spettacolo, intrattenimento, lustrini e paillettes.

Venendo finalmente alle canzoni, ammetto che un po’ mi spaventava l’eccessiva infornata di artisti usciti dai talent.

Non sono integralista, ben vengano le commistioni e che si dia uno sguardo a ciò che “vende” di più, ma allora sarebbe giusto che ci fosse un giusto mix tra classici, emergenti “veri”, fuoriusciti dai talent e altri appartenenti al rango della musica su citata che prediligo. Invece la fetta destinata (?) alla musica indipendente è stata fagocitata e in tal senso l’ultima edizione che davvero mi ha convinto è stata quella del Fazio Bis, con a fianco di cantanti mainstream, altri di area alternativa come Riccardo Sinigallia, i Perturbazione, The Niro o Diodato, ma in fondo anche il buon Cristiano De Andrè.

Al di là che non avessero fatto domanda o che gliene importi una mazza di un evento del genere, mi sarebbe piaciuto vedere sul palco gente come Brunori, Mannarino o i Baustelle, freschi di convincenti (dal mio punto di vista) lavori discografici.

Accontentandoci di quello che passava, e bando ai pregiudizi, sapevo che lo spettacolo sarebbe stato comunque televisivamente appetibile, con due mostri sacri come Carlo Conti e la De Filippi.

Le canzoni – come sempre accade – con gli ascolti si insinuano, si fanno più interessanti.

Però anche da parte di chi partiva coi chiari favori del pronostico, alludo principalmente a Fiorella Mannoia e a Sergio Sylvestre, sono mancati a mio avviso gli acuti (in senso metaforico).

Probabilmente lo stesso arriveranno per loro dei premi, in fondo non ci sarebbe da gridare allo scandalo, ma in partenza pensavo a qualcosa di diverso.

Iniziamo dalle Nuove Proposte, sicuramente più valorizzati rispetto alla crudelissima formula dei due anni precedenti che prevedeva scontri diretti. Tutti si sono esibiti, hanno avuto il loro quarto d’ora di celebrità (orologio alla mano, un po’ meno) e pochi – rispetto agli anni d’oro, tipo i ’90 quando il vivaio sanremese sfornava talenti a ripetizione – rimarranno nel tempo.

Dubito anche che usciranno da qui dei nuovi Gabbani o Meta, che come vedremo ben si stanno disimpegnando fra i “grandi”.

Vince Lele con merito, e non solo perché viene da Amici, come subito sottolineato dai malpensanti che auspicavano la vittoria di Maldestro, giunto invece secondo.

Chiaro, il secondo – scusate il gioco di parole – era l’opposto del giovane virgulto “defilippiano”,  essendo già noto nei “miei” ambienti, con un suo seguito e una sua credibilità artistica, però secondo me non aveva sul palco quel “quid”, non l’ho visto a suo agio come successe ad esempio al grande Zibba quando giunse anch’egli secondo dietro allo scoppiettante Rocco Hunt ma facendosi comunque notare (era appunto l’edizione Faziana, quella a cui alludeva prima)

Gli altri due hanno cantato brani in linea con la tradizione, personalmente Guasti non mi ha trasmesso nulla, mentre se non altro Lamacchia qualche emozione sincera l’ha lasciata trasparire. Il suo brano in questo contesto mi piaceva, ma era forse sin troppo demodè.

Nemmeno gli eliminati tra i Big mi hanno sorpreso più di tanto, come ho già scritto in sede di commenti, pur con i distinguo del caso.

Le due coppie, fatte fuori alla prima tornata, c’entravano assai poco col contesto. Se almeno il pezzo di Nesli e Alice Paba aveva un buon ritornello (in cui di contro veniva meno il concetto di duetto, visto che la flebile voce dello pseudo rapper era sovrastata da quella della vincitrice di The Voice) e in radio potrebbe funzionare, quello di Raige e Georgia Luzi ha fatto acqua da tutte le parti.

Leggo commenti sbigottiti sulle eliminazioni dei tre grandi classici e della Ferreri. Musicalmente forse avrei dato una chance perlomeno a Ron (in una qualsiasi gara “qualitativa” avrebbe sbaragliato un Bernabei, per dire), mentre Al Bano e Gigi D’Alessio hanno presentato delle canzoni sin troppo in linea con la tradizione. Onore a Carrisi, il suo è un brano di buon livello ma l’ha cantato in tono dimesso, non sembrava certo in formissima (e comunque tornare sul palco dopo i noti problemi di salute che l’hanno colpito è stato ammirevole da parte sua). D’Alessio aveva un testo interessante e molto personale ma non corredato da ‘sta gran melodia, era troppo ingabbiato, senza scossoni.

Diverso il discorso su Giusy, il cui brano molto probabilmente si farà ampia strada tra i singoli e in radio ma che dal vivo non ha reso, complice delle interpretazioni precarie, direi sconcertanti.

I miei pronostici della vigilia andavano alla Mannoia (sai che novità!) e la rossa non si può dire che abbia sbagliato pezzo. Le stimmate del brano vincitore sono ben visibili, ma mi sarei aspettato qualcosa di meno “retorico” e buonista. Non una rivoluzione ma già la canzone recente che ha interpretato per la colonna sonora del film “Perfetti Sconosciuti” mi pareva più incline alle sue corde.

Credo sul podio ci finirà anche Ermal Meta e la cosa mi farebbe molto piacere. Sin dai tempi del suo gruppo “La Fame di Camilla”, con cui giocò un Sanremo Giovani all’altezza nel 2010, il cantautore albanese dimostra di saperci fare con le parole e le melodie. Qui ha puntato più in alto con un brano non facile ma di grande impatto, senza tener conto del figurone fatto nella serata delle cover, dove ha giustamente vinto.

Al terzo posto metterei uno tra Fabrizio Moro, in grado sempre di trasmettermi tutte le emozioni che riversa nei suoi pezzi e nel cantato sofferto, Francesco Gabbani, la cui canzone è assolutamente irresistibile e una rediviva Paola Turci, in autentico stato di grazia.

Ho apprezzato anche le canzoni di Masini e Zarrillo, pur riconoscendo che non abbiano portato i brani “della vita”… almeno il primo ha rischiato, interpretando un brano lontano dai suoi canoni.

Sergio creda abbia gettato al vento un’occasione importante. Poi magari vincerà, l’accoglienza del pubblico è stata ottima. Però, ragazzone, Madre Natura ti ha fatto dono di una voce stupenda e se non ti sai scrivere le canzoni, devi almeno sapertele scegliere. Uno che ha note soul così evidenti, capace di cantare indistintamente John Legend o Barry White, non può trovarsi a tentare note altissime, urlando stonato e forzando la voce in un falsetto innaturale.

Gli altri in gara non mi hanno suscitato chissà cosa. Lodovica Comello è carina, fa tenerezza ma la sua canzone è leggerina, con pochissima sostanza. Michele Bravi canta benissimo, la voce può piacere o meno ma umanamente mi fa simpatia e la sua storia è quella di uno cui i talent hanno più nuociuto che altro. Chiara sa cantare ma ha poco peso specifico, specie in gare come questa. Stesso discorso vale per Elodie, la cui presenza scenica e sicurezza nel canto non basta, quando hai un pezzo monocorde, ripetitivo e noioso.

Per Clementino applico il discorso fatto per Michele Bravi, pur partendo da contesti diversi.  E’ uno vero, ha la faccia simpatica e pulita. Purtroppo non ha osato molto, aveva un tema che si prestava a un testo più profondo e meno all’acqua di rose. Se sei rapper, e lui è davvero partito dal basso, te lo potevi permettere.

Non riesco proprio a trovare qualcosa di interessante in Alessio Bernabei. Oltre ad avere spocchia –  ok, dovrei evitare di giudicare simili aspetti – e una certa padronanza del palco, non trovo in lui grandi qualità. Non ha una gran voce, di quelle che si fanno ricordare per l’originalità o il tratto, ma soprattutto non ha le canzoni, tutte annacquate da arrangiamenti “moderni”, a nascondere una povertà di idee lampante.

Chiudo con la più bersagliata dal mondo social: Bianca Atzei. Ovvio, anche a me da’ fastidio sapere che sotto c’è una macchina discografica massiccia che ce la sta imponendo a forza in tutte le salse, in tutti i programmi, in tutte le manifestazioni. Visto che mi sono affidato in precedenza a  soggettivissime valutazioni “ a pelle” nei confronti di altri, va beh, dico che lei non è che ti ispiri tutta questa empatia, però arrivare a pensare che ieri durante la sua esibizione abbia fatto finta di commuoversi fin quasi alle lacrime per far presa sulla giuria e sul televoto mi pare francamente eccessivo. La sua è una canzone ariosa, fuori tempo massimo e con un testo che forse Kekko avrà scritto per la fidanzatina quando stava alle Medie, ma lei canta bene e in queste vesti è credibile.

Bilancio migliori giovani della serie A al termine del girone d’andata: finalmente sono protagonisti i calciatori italiani

Da anni si dice che la serie A non sia più un campionato appetibile per gli assi stranieri, ma forse nemmeno per i talenti emergenti internazionali.

Alla base di questo, non scopro certo l’acqua calda, c’è il fattore economico, più che strettamente tecnico. Spesso i due fattori viaggiano di pari passo, ma è indubbio che negli anni ‘80/’90 se il nostro veniva definito – a ragione –  il campionato più bello del mondo, era stato anche per l’arrivo in massa di autentici fenomeni (Maradona, Platini, Zico, Falcao, Rummenigge, gli olandesi del Milan, Matthaus, fino a Ronaldo, Zidane, Figo...), uniti a una generazione di calciatori italiani mica male.

Il colpo di coda dell’ondata di fuoriclasse stranieri si ebbe con Ibrahimovic che, invero, è più da annoverarsi tra i colpi a effetto di mercato, in quanto lo svedese quando giunse alla Juve era ancora un embrione del campione che sarebbe da lì a poco diventato.

Poi si è dovuto rispolverare l’arte dell’arrangiarsi applicata al calcio, anche se il richiamo del nome esotico da dare in pasto al tifoso è sempre in auge. A scapito di tante promesse delle giovanili azzurre è stato sperperato un vivaio che avrebbe potuto dare un cambio generazionale adeguato al gruppo dei vincitori mondiali del 2006. Nomi improbabili sono andati a infoltire rose delle nostre compagini in serie A, senza dare riscontri eclatanti sul campo.

Giocoforza si è reso necessario l’inserimento dei giovani calciatori italiani; quasi per inerzia verrebbe da dire, visti gli insuccessi nelle ultime due edizioni dei Mondiali.

Io, da sostenitore del calcio giovanile, non mi auspico certo che vengano inseriti tanto per, o perché lo impone la Federazione, né pretendo che si rivelino campioni alle prime uscite ma che almeno venga data un’opportunità di misurarsi col calcio che conta ai giocatori più talentuosi.

Da sempre almeno nel calcio dovrebbe vigere la “regola” della meritocrazia (poi sappiamo bene che le influenze almeno nella prima parte di certe carriere ci possono stare): puoi chiamarti Pelè ma se sei scarso non giochi.

E allora l’esplosione del Made in Italy adattato al contesto calcistico è dovuto sicuramente alla necessità che si fa virtù, ma anche perché forse siamo di fronte, non dico a una nidiata migliore, ma a una maggiore consapevolezza dell’intero movimento, quello sì.

Ci si è resi conto che è giusto, anche etico se vogliamo, dare almeno una chance a quelli che sembrano i più meritevoli. Che si giochino le proprie carte, che abbiano la possibilità di sbagliare, ma che provino a mettere il piede sul campo dei “grandi”.

Parallelamente alla crescita di alcuni nostri giocatori, finalmente abili e protagonisti in Nazionale (i vari Belotti, Bernardeschi, Romagnoli, Gagliardini, Rugani, Sturaro, attendendo Berardi, Locatelli e gli altri) si sono messi in luce stranieri che, contrariamente a quanto accaduto negli anni scorsi, stanno godendo di meno clamore mediatico rispetto ai corrispettivi italiani.

Squadra per squadra provo a evidenziare quali under 23, nati dal 1994 in poi – italiani e stranieri –  hanno messo in risalto buone potenzialità in questo primo importante scorcio di stagione

ATALANTA

Quello che è considerato uno dei migliori serbatoi di sempre del calcio nostrano, dopo anni in cui faticavano a emergere campioncini, sta tornando agli antichi splendori, e da un paio di stagioni a questa parte si stanno raccogliendo i meritati frutti.

Lo scorso anno fu il centrocampista Grassi (’95) a far parlare di sè, finendo addirittura a Napoli a gennaio ma poi fuori gioco a causa di un infortunio. Bruciò le tappe, laddove molti compagni della Primavera si stavano facendo le ossa altrove, specie in B.

La ruota è girata dal verso sbagliato e ora è lui a dover dimostrare nuovamente di starci bene a grandi livelli, dopo che nel frattempo nel ruolo sono emersi prepotentemente altri giocatori del vivaio: l’universale  Kessie (’96) e il già citato Gagliardini (’94, a cui ho dedicato il post precedente), ormai prossimo a vestire un’altra casacca nerazzurra, quella dell’Inter.

Ottimo il rendimento dell'ivoriano Kessie, centrocampista che ha destato l'interesse di prestigiosi club

Ottimo il rendimento dell’ivoriano Kessie, centrocampista che ha destato l’interesse di prestigiosi club

Benissimo sta facendo anche l’altro atalantino doc, Caldara (’94), centrale difensivo pulito, rigoroso, bravo nelle chiusure e negli anticipi e insolito goleador, già promesso alla Juve. Anche la punta scuola Milan Petagna (’95) si sta rivelando come uno degli uomini nuovi del calcio italiano, in grado di soffiare il posto all’esperto Paloschi. Pur segnando col contagocce, è stata notevole la crescita tecnica di questo massiccio centravanti, abilissimo nel far muovere alla perfezione le pedine d’attacco che giostrano al suo fianco.

Probabilmente nei mesi a seguire sentiremo parlare dei “ragazzini terribili” del 1999: il regista Melegoni, il difensore Bastoni e la punta ivoriana Latte, che con il gioiello Capone forma una delle coppie più temibili dell’intero campionato Primavera.

Gli stranieri in casa atalanta si difendono bene, oltre a veterani come capitan Gomez, Kurtic, Toloi e Berisha, sta trovando sempre più spazio l’interno Freuler, anche se a quasi 25 anni non può più essere considerato un giovanissimo, nemmeno per un paese “per vecchi” come l’Italia.

BOLOGNA

Stagione anomala quella degli emiliani, altalenante e finora avara di veri exploit, dopo aver a tratti incantato col gioco brillante e ben organizzato dato dal tecnico Donadoni sin dal suo insediamento l’anno scorso.

Lo stesso vale per il percorso sin qui condotto dai giovani del Bologna, a partire da quel Donsah (’96), di cui fino a pochi mesi fa si parlava come di un fenomeno in pectore del calcio internazionale, seguito dalla Juve e da importanti club inglesi. Dinamismo, grinta, velocità, conclusioni, fantasia erano condensate ad ampie dosi nel centrocampista ex Verona, ma evidentemente il suo cammino di crescita deve ancora ultimarsi. Il campo lo sta vedendo col contagocce, superato ben presto nelle gerarchie dal più misurato e meno esuberante Nagy (’95), protagonista a sorpresa della rediviva Ungheria vista agli Europei l’estate scorsa. E’ un regista difensivo, dal grande senso tattico, prezioso più che spettacolare.  Nella stessa zona del campo agisce anche il più focoso e dinamico Pulgar (’94), già nel giro della forte nazionale cilena. Non è titolare fisso ma spesso è stato chiamato in causa da Donadoni.

Citazione d’obbligo anche per i due italiani classe 1994 Di Francesco, figlio del tecnico del Sassuolo e il terzino sinistro Masina, marocchino di nascita ma che ha optato per la Nazionale azzurra, esordendo con l’Under 21. Se il primo, pur avendo giocato spesso e segnato anche un gol, non rientra quasi mai fra i titolari, il secondo invece è pedina fissa tra gli 11 in campo, già nel mirino di club di primissima fascia come la Juventus.

Poche chance stanno avendo il terzino Mbaye (’94), ancora acerbo a certi livelli, dopo la buona partenza da professionista a Livorno e l’iter giovanile con la maglia dell’Inter, e il poderoso attaccante Sadiq (’97), capace di segnare 2 gol in poche apparizioni con la maglia della Roma nella passata stagione ma sin qui poco utilizzato.

CAGLIARI

Pochi sembrano essersi accorti dei progressi compiuti dal centrocampista Barella (’97) in questi primi mesi di serie A. Forse perché gioca già con piena padronanza nei propri mezzi e con il piglio del veterano. Da sempre nel giro delle nazionali azzurre, è ancora esile sotto il profilo fisico ma tecnicamente e soprattutto tatticamente sta migliorando di gara in gara, avendo arretrato il suo raggio d’azione, non più trequartista ma giocatore a tutto campo (ciò che in fondo si richiede a un centrocampista moderno).

L’altro enfant du pays, il terzino sinistro Murru (’95) è da tempo nei radar degli addetti ai lavori, sia per il ruolo storicamente avaro di buoni interpreti, almeno negli ultimi 10/15 anni, sia per le qualità tecniche e fisiche. Tuttavia deve ancora esprimere tutto il suo potenziale e spesso è stato messo alle corde dagli attaccanti avversari.

Per il resto l’ossatura della squadra sarda è composta da giocatori esperti, alla ricerca di una salvezza che pare alla portata, visto il buonissimo girone d’andata e il vantaggio notevole acquisito sulle dirette concorrenti.

CHIEVO

Anche nel Chievo è dura la vita per i giovani virgulti. La squadra è molto compatta, quadrata, solida e se gioca a memoria è anche per la presenza costante negli anni di elementi navigati in quasi tutti i ruoli. Per questo sono rimaste solo le briciole in questa prima parte di stagione  all’estroso Parigini (’96), talento delle giovanili azzurre, inseguito da mezza serie B, dove con ogni probabilità andrà in prestito a gennaio, al nazionale belga under 21 Bastien (’96) e al terzino sinistro Costa (’95) che con i clivensi vinse addirittura uno storico scudetto Primavera tre stagioni fa.

CROTONE

Un impatto complicato quello della matricola assoluta Crotone con la nuova prestigiosa realtà della serie A, ma la sensazione è che i calabresi se la possano quanto meno giocare con le dirette concorrenti, al fine di raggiungere l’obiettivo salvezza.

L’ossatura è in gran parte composta, a mio avviso giustamente, dai calciatori che a giugno conquistarono sul campo la massima serie. A questi però andavano aggiunti elementi di categoria; il mercato di gennaio giunge propizio per incrementare il coefficiente di esperienza che manca.

In un contesto obiettivamente difficile sta faticando a palesare la sua buona qualità il centrocampista cresciuto nella Fiorentina Capezzi (’95), con un curriculum giovanile di tutto rispetto, avendo indossato tutte le maglie della Nazionale, dall’Under 16 alla 21.

Nonostante ciò, è una pedina fissa anche in serie A, mentre lo stesso non si può dire dell’ex compagno nelle giovanili viola Fazzi (’95), che dopo un buon torneo cadetto in B non è riuscito in questo primo scorcio di stagione a mettersi particolarmente in mostra e pare per lui vantaggioso scendere di un gradino per completare il suo percorso di crescita.

EMPOLI

Dopo le due splendide stagioni targate Sarri e Giampaolo, questo terzo campionato consecutivo in A per i toscani si è rivelato almeno all’inizio più ricco di insidie del previsto. Non tanto per il valore delle avversarie, praticamente sempre rimaste dietro a loro in classifica, ma per un ridimensionamento, sul piano del gioco e dei risultati, della squadra. Nuovo il tecnico Martusciello, anche se da tantissimi anni nell’ambiente, prima ancora come calciatore protagonista in A di un altro ciclo altrettanto positivo negli anni ’90, e nuovi diversi elementi della rosa, che di anno in anno si vede indebolita di alcuni fra gli elementi migliori (si pensi nelle recenti stagioni ai casi di Rugani, Tonelli, Zielinski, Paredes, Vecino, Mario Rui…).

Eppure nelle ultime partite il trend è tornato positivo e i risultati favorevoli in tutti gli scontri diretti stanno a testimoniare di una qualità generale superiore. Il gioco si è fatto più utilitaristico, forse perché la mediana, che ora si poggia fermamente su Diousse (’97 cresciuto nel vivaio empolese) dopo gli approcci della stagione precedente, è fatta più di fisicità che non di tecnica pura. Proprio il senegalese è una delle note liete del campionato, capace di arpionare molti palloni e di saperli rigiocare con efficacia.

Anche il vivaio empolese, al pari di quello dell’Atalanta e della Roma, si è contraddistinto negli ultimi anni per aver lanciato tanti elementi tra i professionisti. Nessuno dei Primavera edizione 2015/16 si sta affacciando per il momento in prima squadra (almeno l’attaccante Piu – classe 1996 –  avrebbe potuto far comodo, visto come si sta ben comportando nel prestito allo Spezia), ma in pianta stabile nell’11 titolare tra i leader ci sono i due cresciuti in casa Saponara e Pucciarelli, che giunsero in finale nel massimo campionato giovanile ormai parecchi anni fa.

La filosofia di gioco e i trascorsi del club però contemplano ancora l’utilizzo massiccio di under 23, quali l’italo brasiliano Jose Mauri (’96), esordiente precoce ai tempi di Parma e già passato da una big (seppur all’epoca in fase di transizione come il Milan), il promettente nazionale giovanile ex Inter Dimarco – che qualche soddisfazione in A se la sta togliendo da terzino sinistro –  e l’interno di fantasia Tello (’96), mentre rimane ad oggi un oggetto misterioso l’attaccante georgiano Chanturia (’96).

Insomma, la salvezza dell’Empoli anche quest’anno molto probabilmente passerà dai giovani.

FIORENTINA

Non ho ben capito la strategia di mercato della squadra viola durante l’estate, né a dirla tutta il progetto tecnico tout court che sta alla base di un campionato sin qui condotto tra alti e bassi, tra la sensazione che di materiale buono su cui lavorare e conseguire risultati ce ne sia, ma che allo stesso tempo non sia ancora stato sfruttato a dovere.

Tanti ad esempio i calciatori stranieri, privi di pedigree internazionale o dal curriculum giovanile di rilievo inseriti in rosa, alcuni dei quali il campo lo hanno visto ben poco, penso a Toledo (’96), Diks (’96) o Perez (’98). Sta emergendo Cristoforo, “ormai” 24enne, ma solo a sprazzi abbiamo visto le sue doti, ancora non si è capito che peso specifico possa avere nella squadra, se Paulo Sousa intende puntarci fino in fondo.

Di contro mentre tutti attendevano il figlio d’arte Hagi (’98), quasi inaspettatamente ne è emerso un altro: Federico Chiesa, di un anno più grande rispetto al giovane rumeno (’97).

E pensare che nelle giovanili, almeno fino allo scorso anno, per il figlio del grande Enrico, uno dei migliori bomber degli anni ’90, gli addetti ai lavori non si erano certo prodigati in particolari elogi, visto che sembravano molto più pronti di lui altri giocatori come l’ala Minelli (’97) o gli africani Bangu (’97) e Gondo (’96), che in alcune gare del torneo Primavera facevano sfracelli.

Invece Federico sta dimostrando grande carattere, forza, personalità, ricordando a tratti l’estro e la velocità del padre, oltre che somigliargli fisicamente. Se continua a crescere così, credo che ne sentiremo presto parlare anche in chiave Nazionale A.

Finlamente sta esplodendo in tutto il suo talento Federico Bernardeschi, erede dei grandi numeri 10 viola

Finalmente sta esplodendo in tutto il suo talento Federico Bernardeschi, erede dei grandi numeri 10 viola

Su Bernardeschi (’94) poco da aggiungere: dopo gli stenti iniziali di stagione, sta trascinando i compagni, leader in campo e sicuro protagonista azzurro negli anni a venire, oltre che del prossimo calciomercato.

GENOA

La schizofrenica compagine delle ultime sessioni di calcio mercato sta confermando la regola, ma il bello di questa società è che riesce, grazie a un pregevole lavoro di scouting a impolpare sempre la rosa in modo adeguato, lanciando sul mercato giovani italiani e stranieri in maniera univoca, riuscendo allo stesso tempo anche a puntare su calciatori in cerca di rilancio (clamorosi gli esempi di Motta o Perotti).

In ambito locale solo un paio d’anni fa fece capolino in prima squadra il mediano Mandragora (’97), poi finito al Pescara via Juve e protagonista di un autentico boom, sia con gli abruzzesi, sia in Under 21, fino al brutto stop per infortunio. E’ un patrimonio del nostro calcio, speriamo si riprenda in fretta.

Per un Ntcham (’96) che tarda a esplodere, nonostante le meraviglie giovanili (a livello tattico però ancora si deve capire in quale zona del campo renda di più) sta letteralmente esplodendo il Cholito Simeone (’95), già che eravamo in tema di figli d’arte… Una punta rapida, mortifera in area, in grado di sostituire egregiamente Pavoletti a suon di gol.

Il Cholito Simeone ha avuto uno straordinario impatto con la nostra serie A

Simeone jr ha avuto uno straordinario impatto con la nostra serie A

Ocampos e Ninkovic (entrambi ’94) stanno dando il loro contributo, specie sul primo ci sono tante attese, visti i trascorsi con le nazionali giovanili dell’Argentina e il passaggio milionario al Monaco.

Sono arrivati poi di recenti due tra i migliori prospetti italiani dell’intera serie B: la punta Morosini (’95) dal Brescia, da tempo nel mirino dell’Inter e il laterale Beghetto (’94) dalla Spal. Avranno le loro chance in serie A.

Riflettori puntati, ma realisticamente più in prospettiva, per l’attaccante Pellegri (addirittura un 2001), che ha già messo piede in A, stuzzicando la curiosità e ingolosendo mezza Europa. Visto che in questi casi è consigliabile volare bassi, il patron Preziosi ha già dichiarato che Messi alla sua età non era così forte!!!

INTER

Messo a segno il colpo Gagliardini, è indubbio che qualcosa stia andando storto con il brasiliano Gabriel Barbosa (’96), che pare “comico” continuare a chiamare Gabigol. In Patria a ragione reclamizzato come possibile astro nascente dell’intero movimento calcistico e in Italia considerato alla stregua di un Ufo. Della serie: chi l’ha visto? Nonostante il cambio tecnico e un ambientamento che in teoria dovrebbe essere a buon punto, il suo minutaggio in campo è davvero irrisorio. Mentre il suo “gemello” Gabriel Jesus sta in effetti confermando quanto di buono detto sinora sul suo conto, mi auguro che, cambiando aria, anche Barbosa possa riprendere il suo percorso di crescita lontano dall’Inter, almeno in questa stagione. Farebbero bene però a visionarlo, cercando di evitare quanto accaduto con Coutinho, nel frattempo diventato uno dei migliori al mondo.

Miangue (’97) e Gnoukouri (’96) godono giustamente di grande credito presso gli addetti ai lavori e meritano di dimostrare le loro qualità, facendosi le ossa altrove per tornare utili alla causa il prossimo anno.

L’Inter a livello Primavera ma non solo è un’autentica fucina di talenti, ma come spesso accade per un giovane è oltremodo faticoso ricavarsi spazio nelle cosiddette big.

Ne sa qualcosa ad esempio il difensore Yao (’96): reduce da un convincente prestito al Crotone, protagonista con 30 presenze della trionfale cavalcata dello scorso anno, con promozione storica in serie A dei calabresi e rimasto a sedersi il più delle volte in tribuna. Ha enormi potenzialità nel ruolo e potrebbe diventare un crack. Mi auguro a gennaio vada in prestito magari in serie A, lo vedrei bene nello stesso Crotone, dove ritroverebbe vecchi compagni in terza linea.

Scalpita infine la punta Pinamonti (’99), uno dei migliori della sua generazione.

JUVENTUS

La forza della Vecchia Signora negli ultimi anni è stata anche quella di saper inserire, magari gradualmente, alcuni fra i più promettenti calciatori italiani: sono così giunti in organico il difensore Rugani (’94) e prima ancora Sturaro, di un anno più vecchio e già in Nazionale con Conte agli Europei.

Il centrale difensivo RuganiSta sfruttando nel migliore dei modi le occasioni concesse dal tecnico Allegri e appare molto più sicuro rispetto a un anno fa

Il centrale difensivo Rugani sta sfruttando nel migliore dei modi le occasioni concesse dal tecnico Allegri e appare molto più sicuro rispetto a un anno fa

Mentre si attendono due classe ’95, lo sfortunato Mattiello, cresciuto nel vivaio di casa e a lungo gravemente infortunato, e il croato Pjaca, schierato col contagocce, prima per non bruciarlo, sulla falsariga del Dybala degli inizi e poi a causa di guai fisici, ha esordito la punta Kean (2000), primo italiano nato nel nuovo millennio a mettere piede in serie A.

Nonostante da un paio d’anni sia considerato come nuovo fenomeno del nostro calcio, è giusto (e doveroso) andarci cauti e confidare che il ragazzo sappia crescere in modo sereno non soltanto come giocatore, ma anche mantenendo gli atteggiamenti dei coetanei, evitando di sentirsi già una star. L’ambiente bianconero in questo tipo di situazioni sembra in grado di rappresentare una culla adeguata.

LAZIO

Simone Inzaghi – Prima squadra Lazio: un binomio che poteva presupporre quello che in effetti si sta verificando, ovvero l’ingresso tra i professionisti di molti giovani, per lo più provenienti dal prolifico vivaio biancoceleste.

D’altronde il minore dei fratelli Inzaghi aveva ottimamente figurato come tecnico delle giovanili, portando i suoi ragazzi a uno scudetto Primavera, e a sfiorarne altri. I risultati più grandi però sono rappresentati dalle positive prestazioni dei vari Lombardi (’95) e Murgia (’96), entrambi già a segno nella massima serie in questo primo scorcio di stagione, mentre finalmente ha debuttato anche l’attaccante classe ’97 Alessandro Rossi, una spanna sopra i coetanei e autentico satanasso delle aree avversarie.

Stride che in un contesto così felice a deludere siano finora proprio quei giocatori che nelle giovanili vestivano i panni dei leader, addirittura delle star. Penso in primis all’ex capitano di quella compagine Cataldi (’94), atteso alla stagione della consacrazione e purtroppo stranamente involuto, al di là del ridotto minutaggio avuto. Eclatanti in senso negativo i casi del mediano Minala (’96), che dopo gli exploit iniziali e l’eccessivo clamore mediatico (focalizzato a dire il vero, oltre che sulle sue qualità che spiccavano clamorosamente fra i coetanei, anche sulla presunta età falsata), e del “Balotelli biancoceleste” Tounkara (’96), fuoriclasse delle aree di rigore ai tempi in cui duettava con il più vecchio di un anno Keita (’95),  quest’ultimo ormai quasi un veterano per presenze in campo, oltre che tra i punti di forza della squadra. Entrambi erano stati “scippati” alla cantera del Barcellona, un po’ come fece a suo tempo la Sampdoria prendendo Icardi, ma Tounkara, specie per motivi caratteriali ed extracalcistici deve ancora dimostrare tutto.

Tanti altri però stanno cercando di sfruttare al massimo le occasioni offerte dal tecnico, alcuni in maniera particolarmente positiva, fino a ribaltare gerarchie anche consolidate.

Alludo al “portierino” Strakosha (’95), che contende il ruolo all’esperto Marchetti e al “tuttocampista” Milinkovic-Savic (’95), futuro possibile crack del calcio mondiale; si stanno disimpegnando piuttosto bene nelle sporadiche partite da titolari anche il terzino sinistro Lukaku (’94), fratello del più famoso attaccante dell’Everton e della Nazionale belga e più giovane di un solo anno, il velocissimo (ma anche fumoso) attaccante ex Ajax Kishna (’95) e l’aitante centrale difensivo Hoedt (’94), olandese come il più quotato pari ruolo De Vrij, che tra l’altro ha sostituito quando quest’ultimo era infortunato.

Tanta carne al fuoco per la squadra di Inzaghi in materia di giovani, dalla loro maturità dipenderanno molte delle fortune della Lazio.

MILAN

Tanto inchiostro si sta versando – a ragione – sull’effetto trainante del Milan in questa fragorosa riscoperta del Made in Italy in chiave calcistica. D’altronde, giunti a un bivio importante in chiave societaria e con lo spettro concreto di un’altra stagione di transizione, grigia e poco consona per la gloria del club rossonero, Montella ha saputo estrarre dal cilindro, con coraggio ma anche piena consapevolezza del talento a disposizione, gente ormai nota ai più, come il portiere Donnarumma (’99) – sembra impossibile debba ancora compiere 18 anni, vista la sua personalità e la sua forza –  e il regista Locatelli (’98), con i primi vagiti in prima squadra conditi da prestazioni sontuose e gol memorabili, fino alla conquista di un posto da titolare fisso.

Donnarumma può diventare il miglior portiere del mondo. Un patrimonio del calcio italiano

Donnarumma può diventare il miglior portiere del mondo. Un patrimonio del calcio italiano

Fremono anche il polivalente Calabria (’96), invero già protagonista di alcune belle gare sotto la guida di Mihajlovic un anno fa, e alcuni tra i migliori giovani del campionato Primavera, molti dei quali forgiati dall’ex tecnico Brocchi nelle passate stagioni (gente come gli attaccanti Cutrone, del ’98, e Vido del ’97, il fantasista La Ferrara e il centrale difensivo Hadziosmanovic, sempre della magnifica fucina dei ’98). Devono portare un po’ di pazienza ma la sensazione è che sia l’anno giusto per i giovani rossoneri cresciuti in casa di dire la propria sul rettangolo verde di gioco. Il sogno di molti tifosi è quello che si ricrei uno zoccolo duro di milanisti doc, come successe con il Milan degli anni ’80 e in parte ’90.

Importante rimarcare poi come tra i titolari siano sempre più importanti stranieri come l’attaccante esterno Niang (’94), sul quale pesa in negativo la mancanza di continuità di rendimento e il centrocampista Pasalic (’95), in prestito dal Chelsea. Partito un po’ timidamente, il croato, coetaneo dello juventino Pjaca e del napoletano Rog, con i quali divideva i fasti nelle rappresentative giovanili biancorosse, sta guadagnando via via sempre più credito nel ruolo. Non percepito invece il difensore Vergara (’94), al Milan da più di 3 anni ma finora deludente anche nelle esperienze in prestito.

NAPOLI

La prima stagione del dopo Higuain ha consegnato al Napoli e al campionato italiano quello che si stava rivelando, fino al pesante infortunio, il miglior nuovo straniero della serie A, l’attaccante polacco Milik (’94), già noto per essere stato una delle rivelazioni del recente Europeo.

Aveva iniziato alla grande, a suon di gol, il polacco Milik prima di infortunarsi. Ora è quasi pronto a rientrare, per trascinare il Napoli sempre più in alto

Aveva iniziato alla grande, a suon di gol, il polacco Milik prima di infortunarsi. Ora è quasi pronto a rientrare, per trascinare il Napoli sempre più in alto

Forte fisicamente ma anche molto mobile, è un attaccante cui piace lanciarsi negli spazi aperti, ma pure muoversi in area alla ricerca di più soluzioni offensive. Un potenziale crack della serie A e del calcio internazionale.

Per il secondo anno consecutivo è inamovibile sulla fascia destra in difesa l’albanese Hysaj (’94), tra i fedelissimi del confermato tecnico Sarri, che lo lanciò con successo negli anni ad Empoli. Non dotato di un gran piede, compensa bene con la personalità, la grinta e la spinta offensiva, che non fa mai mancare, preferendo partecipare alle azioni d’attacco piuttosto che rimanere ancorato alla sua linea difensiva.

Diawara ha di fatto levato il posto a un altro che figurava tra gli insostituibili dell’allenatore, vale a dire Jorginho. Il giovanissimo mediano (nato nel ’97), reduce da una splendida stagione lo scorso in A con il Bologna, ha sì approfittato del calo di forma dell’italo brasiliano, ma ci ha messo del suo, sfoderando prove consistenti in mezzo al campo e crescendo di qualità nelle prestazioni.  Il croato classe ’95 Rog, invece, ha dovuto accontentarsi solo delle briciole, visto che, nonostante lo richiedessero a gran voce i tifosi e gran parte della stampa, in campo è sceso pochissimo, per un minutaggio risibile. Probabile sia ancora in fase di rodaggio ma il tempo passa e per uno dei più fulgidi talenti europei stare una stagione a guardare non è molto redditizio.

Altro giocatore che si è guadagnato un posto fra gli 11 a suon di partite superbe è l’ex empolese Zielinski (’94), anch’egli già provato da Sarri nell’esperienza toscana. Mi sbilancio nell’affermare che con il mix di doti tecniche e fisiche, di resistenza e corsa, di tecnica e forza, il polacco può diventare uno dei centrocampisti più completi d’Europa, dopo gli inizi da trequartista.

PALERMO

E’ un campionato assai tribolato quello che sta disputando il Palermo, sulla falsariga del precedente, con la differenza che la salvezza da conseguire pare ancora più complicata. La rosa scarseggia non solo in esperienza, ma anche in qualità. Si sta ben disimpegnando la punta ventiseienne Nestorovski che specie all’inizio ha messo a segno gol pesanti ma il resto della truppa straniera giunta in Sicilia sta faticando a dare il contributo richiesto. Pochi i guizzi offensivi degni di nota dei vari Balogh (’96), definito dal presidente Zamparini al suo arrivo come “più forte di Cavani” ma finora a secco nelle poche gare disputate in un anno e mezzo di permanenza in rosanero, Sallai (’97) e Embalo (’96). Specie da quest’ultimo ci si poteva attendere qualcosa in più dopo le belle premesse di Brescia.

Chiaro, in una situazione di obbiettiva emergenza è dura per tutti risaltare. Non lo stanno facendo nemmeno i tre ragazzi prodigio del vivaio, il difensore mancino Pezzella (’97), l’attualmente infortunato Bentivegna (’96), fantasista tutto pepe e invenzioni e la punta esterna Lo Faso, un classe ’98 lanciato frettolosamente nella mischia, come fosse il salvatore della Patria ma purtroppo incapace di pungere sotto porta.

In fondo chi sta facendo maggiormente il suo è il portierino Posavec (’96) che nonostante la giovanissima età guida il reparto difensivo con sufficiente personalità e carattere, sfoderando anche di tanto in tanto delle prestazioni sopra le righe. Certo, i gol incassati sono indubbiamente tanti, ma la stoffa c’è.

PESCARA

Altra matricola in netta difficoltà, dopo un promettente inizio di stagione all’insegna del bel gioco, è la squadra abruzzese allenata da Oddo, tra i più giovani tecnici della A con i suoi 40 anni.

Il mercato di gennaio sta portando calciatori di esperienza in difesa, come Bovo e Stendardo, e probabilmente arriverà qualcuno di peso anche in attacco, magari l’appannato Gilardino degli ultimi tempi, che qui potrebbe dare ancora una grande mano nella lotta per non retrocedere.

In effetti l’attacco è parso, seppur tecnico e di buona qualità in un elemento come il romanista Caprari, molto modesto. Su quest’ultimo si è di fatto poggiato tutto il peso offensivo, essendo ancora acerbo l’ex interista Manaj (’97), e quasi un desaparecido l’altro ex giallorosso Pettinari.

Il promettente Cerri (’96) è una delle speranze azzurre, nazionale giovanile da sempre, e già sotto contratto con la Juve, ma nelle esperienze cadette sinora maturate non ha mai guidato l’attacco a suon di gol, giocando spesso da riserva. Il talento è innegabile e il futuro dalla sua parte, ma sarà in grado di aiutare in modo tangibile una squadra in difficoltà?

Anche difesa e centrocampo sono sembrati reparti quantomeno da puntellare, ma se non altro in mediana si sono messi in luce con buone prestazioni due giocatori ancora giovani ma noti da tempo agli appassionati: l’ex milanista Cristante (’95) e soprattutto l’ex romanista Verre (’94), a dispetto dei 22 anni già piuttosto esperto. Ha giocato poco invece Mitrita (‘95), anch’egli centrocampista.

Si tenterà di trattenere e valorizzare ancora di più il nazionale under 21 azzurro Vitturini (’97), terzino destro dalle spiccate qualità offensive cresciuto nel vivaio pescarese e nel mirino di diverse società cadette.

ROMA

Da sempre può contare su uno dei vivai più vincenti d’Italia, e anche se negli ultimi anni sono stati pochi coloro capaci di affermarsi in prima squadra dopo le esperienze vittoriose nelle giovanili (attualmente il solo Florenzi è titolare fisso e uno degli uomini simbolo, dopo i totem De Rossi e Totti, dai quali probabilmente guadagnerà l’eredità calcistica), sono invero numerosi i giocatori arrivati comunque in serie A in altri club.

Segno che a Trigoria in questo senso si continua a lavorare bene.

Sono quasi tutti stranieri però i pochi under 23 che hanno collezionato presenze in questa prima parte di stagione agli ordini di Spalletti, fra tutti il raffinato regista Paredes e l’esterno mancino brasiliano Emerson Palmieri (entrambi classe 1994). Ancora molto acerbo è sembrato il trequartista verdeoro Gerson (’97), quotatissimo in Patria, che l’allenatore sta cercando sinora con scarso successo di arretrare a regista puro davanti alla difesa.

Solo pochi mesi fa il settore giovanile centrò l’ennesima impresa vincendo uno splendido scudetto Primavera e mettendo in mostra tantissimi campioncini. Di questi in pratica solo il roccioso centrale difensivo Marchizza e il funambolico fromboliere offensivo Tumminello (entrambi del ’98) sono rimasti nella rosa della prima squadra, facendo finora anticamera. Gli altri ragazzi si stanno ben disimpegnando in prestito soprattutto in cadetteria.

SASSUOLO

Riallacciandomi a quanto appena detto riguardo i giovani talenti cresciuti nel vivaio giallorosso, come anticipato prima, in molti stanno diventando protagonisti in A con altre maglie. Alcuni sono ancora di proprietà della Roma ma non sarà facile farli rientrare alla base. Specie coloro che militano con molto merito nel Sassuolo. In una stagione sin qui più ricca di delusioni che di gioie, nonostante il club neroverde sia ormai una bella realtà della serie A, si stanno confermando su buoni livelli il centrocampista dai piedi buoni Pellegrini (’96), già lo scorso anno protagonista qui in Emilia, e Mazzitelli (di un anno più giovane). Bene anche l’apporto sulla trequarti dell’esterno Federico Ricci (’94), reduce dalla stagione boom con il Crotone e gemello del regista Matteo, in forza al Perugia in B.

E’ diventato presto titolare come terzino destro lo spagnolo Lirola (’97), proveniente dal settore giovanile della Juventus. Non ancora vent’anni, li farà quest’anno, stupisce con la sua facilità di corsa, con la sua tecnica e la sua velocità, e per il modo costante in cui accompagna l’azione. Più giovane di un anno, e cresciuto proprio a Sassuolo è il classe ’98 Adjapong, già a segno nelle sue prime presenze in serie A. Polivalente mancino, può giocare in tutti i ruoli a sinistra: terzino, mezz’ala ma anche esterno offensivo. Il suo curriculum è destinato a incrementarsi nel girone di ritorno, visto che con ogni probabilità rimarrà in organico.

Un altro giovane sul quale erano accesi i riflettori era il regista tascabile Sensi, che lo scorso anno per gran parte del campionato strabiliò in B a Cesena, scomodando i paragoni con un certo Verratti.

Fermo a lungo per guai fisici, una volta ristabilito (e approfittando a sua volta dei numerosi compagni infortunati in mediana) ha preso possesso del centrocampo, mostrandosi adatto alla categoria e con margini di miglioramento che potrebbero collocarlo a breve fra i migliori interpreti nel ruolo.

Chiusura per un Under 23 che non ha bisogno di tante parole: Berardi (’94).

E’ pronto per la Nazionale A, dopo le titubanze iniziali del tecnico Ventura, e ripresosi da un infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per tutto il girone d’andata, vuole riprendersi la leadership e ad aiutare i compagni a rientrare in una posizione di classifica più consona alla qualità media della rosa.

SAMPDORIA

In controtendenza col trend attuale, ecco un club che sta puntando più sui giovani stranieri che non su quelli italiani. Eppure non c’hanno visto certo male in società nello scommettere su giocatori di grande qualità come il goleador Schick (’96), autore di gol anche pregevoli e di una costante presenza in area di rigore e che per stazza e certi movimenti può ricordare il giovane Ibra, il centrocampista Linetty (’95) che con il più giovane Torreira (’96) compone la coppia di mediani sempre in movimento, e il forte centrale difensivo Skriniar (’95), che ormai ha guadagnato i galloni da titolare.

E’ andato a sprazzi invece l’atteso esterno belga Praet (’94), in pochi anni divenuto bandiera dell’Anderlecht e nominato addirittura miglior calciatore della Jupiler Pro League, il massimo campionato locale, nel 2014.

Il più giovane di tutti, il terzino destro Pereira (’98), pur non essendo titolare fisso, ha disputato molti minuti, viste le assenze per infortunio del pari ruolo Sala, confermandosi in prospettiva uno dei migliori al mondo, tanto che il Benfica lo vorrebbe riottenere subito per lanciarlo titolare.

TORINO

Per antonomasia è percepita come la squadra con i migliori prospetti italiani in campo. L’ossatura infatti è composta quasi essenzialmente da giocatori del Belpaese, buoni anche per la Nazionale, e l’età media è tra le più basse, anche in elementi cardine come la punta Belotti, l’uomo su cui punterà Ventura da qui in avanti in maglia azzurra, e i centrocampisti Benassi (che con i suoi 23 anni non ancora compiuti rientra pure nella nostra lista d’oro) e Baselli.

Dinamismo, corsa, quantità e qualità sono ben condensate in Benassi, centrocampista granata col vizio del gol

Dinamismo, corsa, quantità e qualità sono ben condensate in Benassi, centrocampista granata col vizio del gol

Mihajlovic è ambizioso e sa di avere tra le mani un organico di qualità, un giusto mix di combattenti, come da sua indole, e piedi fini. Col tempo potrebbe ritrovarsi entrambe le componenti in giocatori come il terzino sinistro Barreca (’95, prodotto del vivaio, campione d’Italia Primavera due anni fa) e l’attaccante esterno Boye (’96), già adocchiati anche in chiave Nazionale, seppur poi il secondo abbia dichiarato di propendere per il suo Paese nativo, l’Argentina.

A centrocampo si tiene d’occhio anche la crescita del regista serbo under 21 Lukic (’96), mentre sembrano ridotte al lumicino le possibilità del ragazzo prodigio Aramu (fantasista classe ’95 che nelle giovanili granata ha sempre fatto la differenza): possibile per lui una nuova destinazione in prestito a gennaio.

UDINESE

Infine la tradizionalmente cosmopolita squadra friulana, che anche quest’anno sta mettendo in mostra alcuni gioielli. Su tutti il francese Fofana (’95), letteralmente esploso con l’avvento in panchina di Delneri, dopo le titubanze iniziali con Iachini, che lo schierava in un ruolo non propriamente suo. Agendo da mezz’ala, da interno, riesce a sfoderare tutte le sue grandi qualità. Fisico possente, tecnica niente male, velocità negli spazi, senso del gol, esplosività nei piedi, tutte doti che lo fanno in qualche modo accumunare al Pogba dei primi giorni juventini. Non a caso in Francia i paragoni erano già partiti e, anche se dal punto di vista tecnico, gli deve sicuramente qualcosa, è indubbio che i progressi evidenziati negli ultimi due mesi siano notevoli.

Fofana è una delle rivelazioni del campionato, impressionante i suoi miglioramenti da inizio campionato

Fofana è una delle rivelazioni del campionato, impressionanti i suoi miglioramenti da inizio campionato

Molto bene anche il meno utilizzato Jankto (’96), a segno anche di recente nella gara interna contro l’Inter, poi persa dall’Udinese. Impressionò positivamente anche nel prestito ad Ascoli, ma sta ulteriormente migliorando in serie A.

La punta Perica (’95) è capace spesso di incidere in fatto di gol anche pesanti, ma gli tocca farlo il più delle volte a partita in corso, ferma la titolarità in avanti dell’assortita coppia Thereau – Zapata.

Poche luci finora dal trequartista argentino De Paul (’94), subito impossessatosi di una maglia da titolare dietro le punte ma poco produttivo in termini di assist e gol. Può dare di più.

Inaspettatamente sta giocando molto il centrale mancino brasiliano Samir (’94), che mister Delneri preferisce far giostrare prevalentemente da terzino sinistro. Molto attento in difesa, deve migliorare nell’accompagnare l’azione ma è una bella scoperta, dopo le sporadiche apparizioni nella scorsa sfortunata stagione con la maglia del Verona.

Infine tre nomi molto quotati che il campo proprio non lo hanno visto mai: il portiere Scuffet (’96), ex enfant prodige del calcio italiano, prematuramente etichettato come il nuovo Buffon dopo le prime convincenti presenze ormai due anni fa; la mezzapunta brasiliana Lucas Evangelista (’95) e soprattutto il fenomeno emergente del calcio croato Balic (’97), regista validissimo dal punto di vista tecnico e soffiato addirittura a Real Madrid e Barcellona, ma evidentemente non ancora pronto per questi palcoscenici.

Una carrellata lunga di nomi, come non accadeva da anni, a rimarcare ancora una volta come i giovani calciatori possano rappresentare veramente il futuro della nostra serie A, riportandola non dico agli antichi fasti ma per lo meno a buoni livelli.

A meno che non si assista anche da noi all’invasione di investitori stranieri in grado di invertire la rotta e di riportare qui alcuni autentici big internazionali che farebbero da traino per il miglioramento generale del livello del nostro campionato.

La giusta via di mezzo fra le due situazioni sarebbe l’ideale per non disperdere i tanti talenti azzurri che ancora cercano la loro consacrazione.

E’ l’Inter la squadra giusta per Gagliardini?

Quella mia del titolo non è una provocazione… In questi giorni di calciomercato, la domanda più insistente è se Gagliardini sia o meno l’uomo giusto per il centrocampo dell’Inter.

Gagliardini in un'azione contro la Roma. Una delle sue migliori prestazioni in serie A

Gagliardini in un’azione contro la Roma. Una delle sue migliori prestazioni in serie A

Io provo invece a rivoltare il quesito, chiedendomi se l’Inter possa rappresentare il trampolino di lancio definitivo per il ventiduenne cresciuto nelle giovanili dell’Atalanta.

Non me ne vogliano i tifosi nerazzurri della Beneamata, ma mi sorge questo dubbio alludendo al fatto che le risorse che il club sta mostrando di avere (con acquisiti e relativi pesanti ingaggi di gente come Kondogbia, Candreva, Joao Mario, Perisic…)non collimino poi con un reale progetto tecnico.

La bussola sembra finalmente avere trovato un uomo guida adeguato in Pioli, che pare tutt’altro che un traghettatore, ma in un progetto tecnico che non miri solamente a strappare il talentino di turno alle concorrenti, o peggio a volere emulare il rinnovato spirito Made in Italy che poco si addice alla squadra milanese, come viene considerato l’inserimento dell’atalantino?

E’ risaputo che uno dei problemi tecnici dell’Inter sia il fatto che manchi un regista in campo, figura tuttavia in estinzione nel calcio moderno, ma di vitale importanza qualora si trovasse l’uomo giusto.

Quell’uomo che non è il combattivo Medel (tra l’altro uno dei migliori da due anni a questa parte), nè il falloso Felipe Melo, nè il talentuoso Brozovic, portato più a muoversi in campo, così come il sinora deludente Banega, l’argentino che forse lascerà il posto libero proprio a Gagliardini.

Cercando di ricostruire a livello tecnico un profilo veritiero del talento bergamasco, tutto verrebbe da dire tranne che si tratti di un organizzatore di gioco. Ha indubbiamente piedi buoni, uniti a un fisico notevole e a lunghe leve con cui riesce a “spaccare” la partita con le sue incursioni. Non è velocissimo ma intelligente tatticamente, sa appoggiare bene l’azione, vede il gioco, sa inserirsi bene negli spazi e ha una buona tecnica sia di destro che di sinistro.

Una sorta di Pogba italiano, investitura alquanto pesante tra il serio e il faceto da parte del tecnico Gasperini.

Un quadro impeccabile, a leggerlo così. Niente di cui stupirsi, se si avesse visto Gagliardini negli anni delle giovanili dell’Atalanta, con cui spesso indossando la fascia di capitano, guidava letteralmente i compagni, agendo prevalentemente da mediano o da interno, sempre comunque nel vivo dell’azione, con tanti palloni che passavano dai suoi piedi.

Un giovanissimo Gagliardini capitano nelle giovanili dell'Atalanta

Un giovanissimo Gagliardini capitano nelle giovanili dell’Atalanta

Stupiva piuttosto che negli anni immediatamente successivi al termine dell’iter giovanile, non avesse mai mostrato segni concreti delle sue qualità, spesso finendo relegato in panca nei prestiti di Cesena, La Spezia e Vicenza.

Avrà inciso una maturità non ancora conseguita, ma credo abbiano influito anche aspetti ambientali in seno a quelle squadre, in uno Spezia composto da nomi importanti per la categoria (e perennemente alla ricerca del gran salto in A) e in un Vicenza alle strette per non retrocedere. Mi aspettavo qualcosa in più invece nel suo anno a Cesena, il primo da professionista, una squadra che solitamente ha fiuto per i giovani talenti, per quanto acerbi possano essere giungendo direttamente dalla Primavera. Qui per dire, solo pochi mesi fa mostrarono le loro grandi doti i suoi attuali compagni Kessie e Caldara (come lui da tempo ormai in orbita Big italiane ed europee), ma anche Ragusa e Sensi che ben si stanno destreggiando in A col Sassuolo.

Gagliardini invece ha saputo imporsi soltanto con l’intervento di Gasperini, che ha mostrato di puntare su di lui, parlandone quando ancora il suo nome era sconosciuto ai più e dandogli fiducia con i fatti, proprio nel momento più critico della squadra, all’epoca non era in grado di mettersi in carreggiata.

Non solo per merito suo, ma certamente anche per la sua freschezza, la sua voglia, la sua motivazione e la sua qualità, l’Atalanta ha poi fatto quello che tutti abbiamo visto: risultati, vittorie – spesso dando spettacolo, trascinando letteralmente il pubblico e gli appassionati sull’onda di un entusiasmo contagioso – grandi exploit fino a un fisiologico rientro nei ranghi, dall’alto comunque di una posizione in classifica invidiabile per una compagine che a inizio stagione mirava solo a salvarsi il più in fretta possibile.

Non si sa quale sarà il futuro degli orobici senza il suo faro… e non si sa bene se in un club come l’Inter, prestigioso, in crescita, ma pur sempre in “subbuglio tecnico”, Gagliardini saprà dare il suo contributo.

Certo, la sua ascesa ha del clamoroso, con Ventura che ha contribuito quasi al pari di Gasperini a lanciarlo, convocandolo in Nazionale sin dalle prime positivissime apparizioni in serie A.

Anche Ventura ci vide giusto, convocando in tempi non sospetti Gagliardini in Nazionale

Anche Ventura ci vide giusto, convocando in tempi non sospetti Gagliardini in Nazionale

Il dubbio è se sia il calciatore a voler bruciare le tappe, o il calcio italiano tutto ad avere questo proposito, nella speranza che emerga e spicchi una generazione in grado di far voltare pagina a tutto il movimento.

Tecnicamente non pare un’eresia il voler affidarsi a un nucleo italiano, perchè i fatti stanno dando ragione a club come il Milan – che si sta ricostruendo grazie a una forte componente tricolore – la stessa Juventus pluricampione d’Italia (che sta dando sempre più spazio a gente come Rugani e Sturaro) o Torino e Sassuolo, che forti di avere in organico alcuni tra i migliori nostri rappresentanti in assoluto, stanno trovando una nuova dimensione.

L’investimento che l’Inter intende fare sul giocatore potrebbe sembrare eccessivo sulla carta, ma non se tu presupponi di aver acquistato un calciatore che potenzialmente è tra i migliori della sua generazione. In fondo a distanza di un anno e poco più si può ancora imputare al Milan di aver buttato via i soldi per un giovane come Romagnoli? Io dico di no, e mi pare che anche la Juventus non sia andata al risparmio per assicurarsi Caldara e Orsolini.

Insomma, la parola ora spetta al campo e, nel caso dell’Inter, sarà Pioli a dover giostrare al meglio tutto il potenziale di cui dispone da metà campo in su.