Da Alessandria due nomi nuovi dell’indie pop: Tavo e Benedetta Raina

Il genere indie-pop è attualmente, assieme alla trap, il più sdoganato specie fra i giovanissimi. Ai pionieri che agli inizi del decennio stavano tracciando la strada, è succeduta infatti un’intera nuova generazione che, specie nell’ultimo lustro, ha fatto irruzione nelle classifiche generaliste, conquistando anche le radio e soprattutto un numero sempre crescente di pubblico.

Ovvio, risulta spesso fuorviante inserire tutti nel mucchio ma, come ogni codificazione, a volte diventa non dico necessario ma se non altro utile, approssimare e appiccicare di fatto un’etichetta.

Lo stesso discorso vale a ragione per due nuovi nomi che oggi vi vado a presentare e che possiedono in effetti tutte le caratteristiche per essere definiti indie-pop.

Si tratta di Tavo (vero nome Francesco Taverna) e Benedetta Raina, due artisti giovani, (nel caso della Raina, possiamo a ben dire giovanissima se consideriamo che è nata nel 2001!), che in questi mesi hanno dato alle stampe dei nuovi lavori, rispettivamente “Theia” e “Frammenti”, entrambi degli Ep ben rappresentativi della loro musica.

Tavo e la Raina sono accomunati soprattutto perché tutti e due vengono da Alessandria e per il fatto che i loro album sono usciti sotto l’egida della label “Noize Hills Records”. Le analogie tuttavia terminano qui, vediamo più nel dettaglio il frutto del loro lavoro.

Partiamo dal più vecchio (si fa per dire, essendo un classe ’93), Tavo, che dalla sua può vantare già una discreta esperienza, culminata – oltre che in partecipazioni presso prestigiosi palchi come Tendenze Festival o Arezzo Wave – nell’album d’esordio “Funambolo”, all’insegna di un pop orecchiabile.

Trascorsi due anni Tavo appare nelle intenzioni più ambizioso sin dall’idea che sta alla base di questo “Theia”, il cui titolo suggestivo si riferisce al Pianeta dal cui scontro con la Terra (un bel pò’ di anni fa, circa 4 miliardi e mezzo) ebbe origine la Luna.

Da sempre questo misterioso satellite è fonte d’ispirazione per scrittori e musicisti e anche il giovane alessandrino ne è rimasto attratto, con le canzoni (5 più l’iniziale “L’astronauta” che nella sua brevità delinea il mood dell’intero disco) che rappresentano gli umori dei suoi sentimenti.

I toni rimangono per lo più acustici con la seconda traccia “Il tempo di ballare”, dai forti riferimenti autobiografici, mentre più vivace, con i suoi inserti elettronici, appare “Annabelle”, una canzone d’amore la cui pecca risiede un po’ nel testo in cui compaiono immagini abbastanza stereotipate.

Con “Sott’odio”, Tavo azzarda un arrangiamento in cui sono i fiati a farla da padrone, mentre appare decisamente più compiuta e maggiormente a fuoco “Gange”, che la segue in scaletta. A mio avviso si tratta dell’episodio migliore, forte di una piacevole melodia e di un azzeccato ritornello che ti rimane in testa, prima della chiusura in tono minore con “La notte”.

Un lavoro, a conti fatti, ancora un po’ acerbo, seppur con al suo interno degli spunti interessanti. Da critico il consiglio che mi sento di dargli è quello di puntare più su risvolti biografici (che pure sono presenti a tratti), in modo da far emergere maggiormente la sua personalità, altrimenti il rischio di rimanere sommerso c’è, visto l’ingente numero di cantautori che si muovono su coordinate stilistiche simili.

 

 

Diverso giudizio invece pende sulla cantautrice Benedetta Raina, che con “Frammenti” ci regala appunto dei pezzettini di sè, delle polaroid di una giovanissima donna alle prese quindi con situazioni comuni a tante sue coetanee.

L’apertura è affidata a “Basta” che, pubblicato un anno fa, risulta essere il suo primo singolo in assoluto, mentre la traccia successiva è quella scelta a rappresentare l’intero Ep, essendo in rotazione radiofonica dal primo maggio. I due brani invero si assomigliano molto, almeno musicalmente, anche se “Stata mai” si fa preferire per il testo, piuttosto amaro, che parla della delusione per la fine di un’amicizia. Più interessante mi pare “Mi sveglio col caffè” che rallenta un po’ i toni e ci fa conoscere l’autrice nella sua fragilità.

“Davvero”, anch’esso un brano già edito, mostra un arrangiamento reggae, mentre “Non me ne frega se non ci vedo bene” chiude il mini album in modo riflessivo, affidandosi a una musica elettronica che da pulsante si fa via via più ritmata, finendo però per annacquare le belle intenzioni iniziali.

E’ indubbio, e non potrebbe essere altrimenti, che queste canzoni suonino leggere e senza grosse pretese, ma uno sforzo compositivo in più è da auspicare per il prosieguo della sua carriera, fermo restando che in un panorama attuale caratterizzato da tantissimi interpreti, il fatto che Benedetta si scriva testi e musiche è senz’altro un punto a suo favore e una nota di merito.

Certo, deve affinare maggiormente la sua penna, ma come è ovvio, vita la giovanissima età, ha tutto il tempo davanti per farlo.

 

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