12 maggio 1985: 35 anni fa il Verona di Bagnoli divenne Campione d’Italia

Il 12 maggio 1985 è una data impressa nella memoria per la gente di Verona: quel giorno l’Hellas Verona di Osvaldo Bagnoli vinceva lo scudetto con pieno merito dopo una lunga volata in testa alla classifica dalla prima all’ultima giornata.

Il primo scudetto di una storia ormai ultracentenaria, e che probabilmente rimarrà l’unico, considerando come ai giorni nostri la forza economica dei club sia oltremodo decisiva per affermarsi ai più alti livelli.

La rosa gialloblu vincitrice dello storico scudetto nel campionato 1984/85
(foto tratta dal sito Il Nobile Calcio.it)

Uno scudetto, quello gialloblu, la cui portata storica parve subito evidente anche in presa diretta, giacchè era dai tempi del Cagliari di Gigi Riva che una provinciale non osava innalzarsi così tanto, fino a invertire una rotta che aveva visto negli ultimi anni far approdare il campionato sempre dalle parti delle grandi metropoli.

Quel giorno lontano al Verona basto’ strappare un pareggio a Bergamo sul campo dell’Atalanta (1-1 il risultato finale) per poter fregiarsi del prestigioso titolo italiano con un turno d’anticipo. I festeggiamenti si protrassero giustamente a lungo, raggiungendo l’apice sette giorni più tardi, in occasione della gara conclusiva davanti al proprio pubblico, in un Bentegodi da pelle d’oca. Non era un sogno: la piccola realtà scaligera aveva veramente messo in fila le migliori squadre della serie A!

Eppure quel risultato straordinario fu tutto tranne che frutto del caso, visto che già da due anni la squadra veneta riusciva a insediare le big del nostro calcio, con dei piazzamenti assolutamente ragguardevoli, specie considerando che sino alla stagione 1981/82 i Nostri ancora militavano nella serie cadetta.

E fu proprio in quel campionato, culminato con una fantastica promozione, che si gettarono le basi per il clamoroso exploit dello scudetto targato 1985. Molti di quei giocatori saranno infatti poi altrettanto protagonisti tre anni dopo, trainati da un allenatore che il mondo del pallone aveva imparato a conoscere, e con lui i suoi comportamenti da antidivo.

Il Verona alla vigilia del campionato 1984/85 non partiva con i favori dei pronostici ma il quarto posto del campionato 1982/83 (condito da uno splendido girone d’andata giocato ad armi pari con le capolista, per di più appunto da matricola), il sesto dell’anno successivo, e soprattutto la Coppa Italia sfumata due volte in finale e il bel cammino in Coppa Uefa terminato ai sedicesimi, ne facevano un’ideale outsider.

Per di più la società del patron Ferdinando Chiampan, presieduta da Celestino Guidotti, in cui l’ex bandiera gialloblu Mascetti fungeva da braccio destro del mister, si era mossa nel migliore dei modi in fase di calciomercato, regalando a Bagnoli – già “Mago della Bovisa”, ribattezzato poi Schopenauer da Gianni Brera, un suo grande estimatore – alcuni giocatori di caratura internazionale che si rivelarono poi tasselli fondamentali del mosaico vincente gialloblu. Si trattava del terzino sinistro tedesco Hans Peter Briegel e dell’attaccante danese Preben Elkjaer-Larsen, entrambi uomini di punta delle rispettive nazionali e che andavano a colmare quelle lacune, soprattutto sul piano fisico, emerse l’anno precedente.

L’allenatore Osvaldo Bagnoli, autentico artefice del “Miracolo Verona”, portato in trionfo dai suoi ragazzi
(foto tratta da Calcio – Fanpage)

Il telaio della squadra era già solido, i calciatori si conoscevano bene e sembravano giocare ad occhi chiusi, tali erano collaudati i dettami tattici di Bagnoli, il quale ogni volta si sminuiva sostenendo quanto il calcio fosse in realtà un gioco semplice e si trattasse in pratica solo di mettere tutti nelle condizioni di poter esprimere il proprio potenziale tecnico nel migliore dei modi… già, come fosse facile!

Invece andò proprio così, ognuno sapeva cosa fare e come muoversi in campo, e in pochi passaggi il gioco, spesso iniziato da capitan Tricella, uno dei liberi dai piedi buoni più forti d’Italia, degno erede dei forti difensori azzurri, e smistato dal raffinato regista Antonio Di Gennaro veniva poi accelerato d’improvviso grazie alle frecce Piero Fanna e il già citato Elkjaer, abile quest’ultimo anche a finalizzare assieme al partner d’attacco, il suo complementare Nanu Galderisi, grande promessa dei tempi della Juventus con cui già aveva vinto due scudetti. Quante azioni condotte magistralmente in questa maniera sono poi culminate con il gol!

97104119_2868300923276968_9069983645019668480_n

Io bimbo emozionato con uno dei miei idoli: Piero Fanna, oltre che un campione, una grande persona

Uno dei segreti del Verona fu quello di essersi affidati in fase di costruzione della rosa a giocatori spesso provenienti dai grandi club ma che per varie ragioni non erano stati in grado di affermarvisi pienamente: valeva appunto per Galderisi, come per i già citati Tricella, Fanna e Di Gennaro (simboli assoluti del trionfo gialloblu) ma anche per il forte terzino Luciano Marangon, gli ex viola Sacchetti e Bruni o il portiere Garella.

Altri elementi invece magari non attiravano titoli dei giornali ma si erano dimostrati negli anni affidabili al 100% e perfettamente funzionali allo scacchiere gialloblu: alludo al “vecchio” Domenico Volpati, vero jolly capace di disimpegnarsi indistintamente in difesa come a centrocampo, al terzino Mauro Ferroni e allo stopper Silvano Fontolan.

Tutti insieme questi giocatori divennero il “capolavoro” di Bagnoli!

Il mister fu un maestro nel capire come far rendere al meglio la sua squadra, per sfruttarne appieno il talento: volle inoltre da subito dei giocatori polivalenti, abili a giostrare in più porzioni di campo. A tal proposito una delle sue prime e più felici intuizioni fu quella di cambiare ruolo ad esempio al campione Briegel, sia perchè a sinistra in difesa viaggiava già alla grande Marangon, sia perchè da interno di centrocampo poteva far valere tutta la sua strabordante potenza fisica e atletica. Pronti, via e il tedesco si incollò –  da consegna –  al suo esordio in campionato allo spauracchio Maradona, il miglior giocatore del pianeta, giunto proprio in quella stagione in Italia per giocare (e vincere, ma lo avrebbe fatto più tardi!) nel Napoli.  Poi però non abbandonò più quella posizione, prese possesso del campo divenendo spesso micidiale sotto porta (furono ben 9 i suoi gol a referto a fine stagione, alcuni di ottima fattura oltre che preziosissimi ai fini del risultato).

Un altro calciatore che beneficiò non poco della mano di Bagnoli fu senz’altro il tornante Piero Fanna, che più volte negli anni ha manifestato gratitudine nei suoi confronti per averlo “liberato” da tanti compiti tattici, in modo che potesse far sprigionare tutta la sua fantasia. A fine campionato proprio Fanna fu giudicato il miglior calciatore di tutto il campionato, un fantasista imprendibile che toccò il suo apogeo proprio a Verona, contesto nel quale seppe esprimersi in tutte le sue innegabili qualità tecniche, soffrendo invece non poco le pressioni nelle grandi piazze.

Preben Elkjaer-Larsen e Hans-Peter Briegel si rivelarono autentici campioni, fondamentali nello scacchiere gialloblu
(Foto Pinterest)

Ho già citato l’importanza anche dell’altro straniero, il danese Preben Elkjaer; all’epoca se ne potevano tesserare solo due e capirete anche voi come fosse fondamentale non sbagliare l’acquisto… beh, l’attaccante scandinavo, il vichingo gialloblu ci mise qualcosa come 10 secondi per entrare in sintonia con la squadra, con la piazza, con la città intera, fino a contendere il ruolo di beniamino del popolo veronese all’altra autentica icona da queste parti, il mitico Gianfranco Zigoni!

Scherzi a parte, e limitandoci ai risultati sul campo, che possiamo dire del danese? Fu devastante, un satanasso delle aree avversarie, un contropiedista nato ma che sarebbe ingeneroso incasellarlo solo a quella voce, perchè Elkjaer fu molto di più: era un attaccante completo, tra i migliori in ambito europeo della sua epoca (non vinse il Pallone d’Oro per un soffio, giungendo terzo nel 1984 dopo un ottimo Europeo e secondo dietro Platini l’anno successivo, quello appunto dello Scudetto). Nella memoria collettiva rimane il famoso gol senza scarpa alla Juventus in un Bentegodi gremito all’inverosimile (come sempre in quella splendida stagione), in quella dei tifosi invece rimangono miriadi di ricordi e aneddoti non solo legati al rettangolo verde.

60133616_2149770865129981_1471910649826115584_n

Lo Stadio Bentegodi di Verona gremito in ogni ordine di posto per la Festa dello scudetto

In tempi molto differenti da quelli attuali, dove ogni club è formato da organici extra large, fece comunque notizia che il Verona riuscì a imporsi su tutte le rivali schierando in tutto solo 17 giocatori. Il cerchio si restringe ulteriormente comprendendo fra questi anche il secondo portiere Spuri che in pratica giocò solo 10 minuti in tutto il campionato e il giovane Fabio Marangon, fratello minore di Luciano; più presenti invece fra i rincalzi furono il difensore Donà e l’attaccante esterno Turchetta, assai preziosi nei momenti in cui i titolari del ruolo erano alle prese con degli infortuni.

La storica prima pagina della Gazzetta dello Sport all’indomani della conquista dello scudetto da parte del Verona (Foto tratta da Hellas Live)

Chiunque abbia vissuto quel campionato, che fosse un tifoso o un semplice appassionato di calcio, non può certo aver dimenticato il Verona Campione d’Italia!

Il torneo 1984/85 fu quello dei grandi big stranieri (i vari Platini, Zico, Dirceu, Rummenigge, Socrates e chi più ne ha più ne metta), della miglior generazioni di talenti nostrani, che solo tre anni prima si erano aggiudicati uno straordinario Mondiale e viene ricordato (però erroneamente) come l’unico col sorteggio arbitrale integrale. In fondo meglio così, vuol dire che il Verona vinse anche in condizioni “normali” in cui solitamente esiste la cosiddetta sudditanza psicologica… Insomma, tagliamo la testa al toro, vinse perchè era la squadra più forte!

Un’impresa oltretutto irripetibile: nessun’altra provinciale, non volendo così considerare la super Sampdoria scudettata nel 1990/91, è mai più riuscita a fregiarsi del titolo di campione d’Italia e a dirla tutta, visto che Cagliari è (come Genova) capoluogo di Regione, per tornare all’ultima città solo capoluogo di provincia vincitrice del campionato bisogna risalire addirittura all’epopea della Pro Vercelli, che nel 1921/22 vinse l’ultimo dei suoi sette clamorosi scudetti (quell’anno si aggiudicò il titolo anche la Novese, in quanto c’erano due competizioni ufficiali; inoltre non ho tenuto conto dell’exploit dei Vigili del Fuoco di La Spezia vincitori di un torneo in tempi di guerra nel 1944, in quanto non fu quello un campionato riconosciuto)

35 anni sono passati dall’affermazione del Verona… io ero solo un bimbo di 8 anni in fondo ma, potete pure non credermi, se chiudo gli occhi mi tornano alla mente tutte le immagini di quel periodo: le partite (andavo sempre allo stadio con mio papà Vincenzo e mio zio Daniele, che all’epoca gestivano un grande calcio club), le trasferte, le tante innumerevoli emozioni, le cene con i giocatori quando venivano in visita alle serate del calcio club (ho diverse foto con i protagonisti: Tricella, Fanna, Galderisi, Garella…), io che ero un po’ la mascotte e in pulmann prendevo il microfono, aggiornavo in tempo reale le classifiche ed ogni volta era un vero tripudio!

97197132_2868300773276983_7391531475377586176_n

Io felicissimo in mezzo a capitan Tricella e Nanu Galderisi. Dietro di noi mio padre Vincenzo, all’epoca Presidente del Calcio Club di Menà Vallestrema

Ricordi incancellabili, non ho remore nel definirli tra i più belli e intensi della mia infanzia.

Credo sinceramente che vincere uno scudetto per una “piccola” sia ben diverso rispetto a quelle squadre “abituate” a farlo negli anni… e io mi ritengo davvero fortunato ad aver vissuto da vicino quella splendida stagione!

96695043_2868300819943645_5853276195147218944_n

Tre grandi campioni dello scudetto gialloblu, Tricella, Galderisi e Fanna, tagliano la torta a una cena del Calcio Club. C’era un clima di grande festa attorno a quella mitica squadra capace di far sognare l’intera città di Verona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...