Alla riscoperta di “Accelerate”, disco autoprodotto da Alex Snipers nel 2014

In questi giorni in cui sta impazzando il Festival di Sanremo (stavo per scrivere “impazzendo” e il lapsus freudiano ci poteva stare benissimo in fondo), sembra quasi che non si debba o possa parlare d’altro, come non ci fosse altro di rilevante in ambito musicale. Ovvio, sto generalizzando, c’è chi proprio evita di dedicarne tempo e righe, chi lo snobba volutamente, chi invece attende questa settimana non solo per effettivamente vedersi la kermesse ma anche per fare a gara su chi posta nei social la battuta più arguta, spiritosa, intelligente. Io ammetto che lo guardo, ne scrivo e ne discuto, non necessariamente con serietà ma nemmeno ironizzando a prescindere, ché qualcosa di buono l’ho sempre trovato, al di là del valore “istituzionale” che si riconosce a questa manifestazione unica nel mondo.

Eppure la musica “altra” esiste e “resiste” comunque all’ annuale “passaggio sanremese”, non smetto certo di ascoltarne e credo sia l’occasione giusta per controbattere e spendere qualche riga per parlarvi di un disco che in verità è uscito 4 anni fa ma che, essendo totalmente autoprodotto, non ha goduto di molta pubblicità e rilevanza. E allora sono qui per “rimediare” come spesso mi è capitato di farlo in passato. Anzi, come avrete notato, era da tempo che purtroppo non aggiornavo il mio blog che, al netto delle mie temporanee “scomparse” è sorprendentemente in ogni caso molto letto, e torno a scrivere con la promessa di farlo con regolarità perché ne vale la pena.

Il disco in questione si chiama “Accelerate” ed è stato scritto, composto e suonato da Alex Snipers, pseudonimo sotto cui si cela Alessandro Cecchini, 40enne pesarese.

E’ un lavoro che trasuda una grande affinità con certo sound folk di matrice americana, nelle vesti soprattutto, visto che l’autore ci presenta un disco di 11 tracce interamente acustiche, in cui i suoi “amori adolescenziali” emergono con forza, dai R.E.M. anni ’80 a Bob Mould e i suoi Husker Du, dai Replacementes ai Dinosaur Jr, tutti artisti di cui Alex Snipers spesso interpreta sul palco delle covers.

Dicevo, sono 11 tracce acustiche, vivaci e ben suonate, in cui le atmosfere passano dalla melodica e diretta “Never Been There”, posta a inizio scaletta e uno degli episodi più convincenti del disco, alla successiva “Days Are Passing By”, decisamente più riflessiva, pur nel segno di una continuità sonora. Immagino ci sia una chiave ironica nella frizzante “I’m The Best Alex Snipers In The World”, a differenza di “Silver Girl” in cui è possibile sentire echi dei Green Day vecchia maniera (sì, hanno suonato anche acustici in alcuni brani) e dell’interessante “And I Repeat”, forse un po’ indolente nel canto ma molto ficcante.

L’album scorre via molto omogeneo e forse questo può costituirne sia un pregio che un limite, anche se la ballata “Look Outside My Window” sembra spiccare per intensità e poetica.

A tutt’oggi Alex Snipers è ancora impegnato a portare in giro le sue canzoni, intervallandole con delle “nobili” covers: oltre a quelle di gruppi citati prima, propone anche brani di Neil Young.

Tuttavia, nel corso della sua lunga esperienza, il cantante pesarese, in possesso di un buon talento e di un buon gusto musicale, ha saputo passare per diverse correnti artistiche, dapprima folgorato in giovanissima età dalla psichedelia dei Pink Floyd di Syd Barrett che lo ha portato poi ad ascoltare musica derivata da lì (da Robyn Hitchcock ai folli Flaming Lips fino ai più oscuri Mercury Rev e i sempreterni Beatles).

Molti i lavori autoprodotti da Alex Snipers negli anni, alcuni distribuiti da piccole label (citiamo almeno la nota Jestrai con cui il Nostro ha distribuito il suo disco d’esordio “Slackness” e il successivo “Psaichedilia Supernot”, entrambi usciti nel 2007), altri registrati live, ma sempre all’insegna di un artigianato di qualità, dove non c’è spazio per i compromessi o le soluzioni facili, pur nella piena accessibilità della proposta.

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