Recensione del primo libro di Carlo Calabrò: “Sanremo all’inferno e ritorno”. Un interessante e ottimamente documentato viaggio nel tempo alla scoperta delle edizioni più contraddittorie della storia del Festival

Da molto tempo (purtroppo) non scrivevo su questo blog: d’altronde avevo previsto nei mesi scorsi un’impennata dei miei impegni, lavorativi e non, con il timore rivelato poi fondato che mi rimanessero briciole per tenere vivo questo mio spazio virtuale, che con soddisfazione riesce comunque a mantenere interesse nei lettori, almeno da quello che vedo in merito a statistiche su visualizzazioni e quant’altro.

L’occasione di oggi è ghiotta, perchè andrò a parlarvi di un libro che ho amato molto, trovandolo di grande interesse e utilità, essendo un saggio musicale; oltretutto l’ha scritto una persona che stimo e che negli anni ho avuto modo di conoscere meglio, tanto che nel suo caso, visto quanto anche ci confrontiamo pure su temi personali, non ho remore a definire “amico”: Carlo Calabrò, giornalista genovese.

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Carlo si è cimentato, anche dopo implicite o meno sollecitazioni da parte di persone che ben erano al corrente delle sue competenze in materia, in un excursus su quella che si può definire – come lui stesso ha ben sintetizzato – la fase più “oscura” del Festival di Sanremo, andando a ripercorrere nel dettaglio, non lesinando in informazioni e aneddoti riguardanti battaglie organizzative, comunali e liste di esclusi eccellenti, le edizioni che stavano quasi a sancire la fine di un lungo sogno: lo spettro della chiusura dell’intera manifestazione.

Stiamo parlando, come gli affezionati della rassegna musicale più famosa avranno facilmente capito, di quelle edizioni sanremesi che vanno dal 1973 al 1986, inserendo in questo spazio, come ci dice un azzeccato sottotitolo: “Gli anni più bui della rassegna e il luccicante rilancio”. Sì, perchè negli anni ’80, grazie soprattutto all’impegno e alla dedizione alla causa del compianto Gianni Ravera, il Festival pian piano tornerà a occupare posizioni di prestigio nell’esposizione mediatica nazionale, ridotta nei ’70 a un lumicino, con intere edizioni trasmesse a singhiozzo. Già primo un altro indimenticato autore e conduttore, Vittorio Salvetti, seppe tenere in vita la gara, pur non contando su grossi aiuti dall’esterno.

Il libro, pubblicato per il momento nella sola versione ebook ha un titolo programmatico: “Sanremo all’inferno e ritorno” , capace di accompagnarci quindi in un lungo viaggio, facendoci addentrare nei meccanismi, nei giochi di potere di quell’epoca, ma soprattutto di riconsegnarci alla memoria tanti artisti che si sono avvicendati in quegli anni, con alterne fortune.  Alcuni di loro sono stati in grado di segnare un’epoca, altri di “tirare la carretta” (e a questi l’autore sembra voler tributare un omaggio sentito, rimarcando più volte la loro importanza ai fini della sopravvivenza di Sanremo in periodi in cui vi era una sorta di “fuggi fuggi” o di ritrosia da parte dei nomi più gettonati), altri infine finiti nel dimenticatoio.

Insomma, un libro prezioso per molti appassionati di musica italiana, ma non solo: interessante anche per coloro che vogliano approfondire un argomento, sì musicale, ma che si intreccia necessariamente con fatti dell’epoca, divenendo quindi “di costume”.

Una nota a margine, di carattere prettamente “tecnico”: per pubblicare questo saggio, Calabrò ha usufruito di una piattaforma di self publishing – nella fattispecie Youcanprint, dal mio punto di vista la migliore – , forse volendo mantenere un profilo basso (che però non è andato assolutamente, come scritto, a scapito della qualità dell’Opera).

Beh, è innegabile vi siano talvolta dei pregiudizi nei confronti di un libro autopubblicato (anche giustificati in alcuni casi, visto che tali servizi rendono possibile ogni sorta di produzione letteraria, senza che vi sia la mediazione di un “vero” editore), ma nel caso del saggio in questione, non ho riscontrato imperfezioni formali, di scrittura, nè (a memoria) quei refusi nei quali possono incappare anche i grossi marchi editoriali. Quindi, davvero… bravo Carlo, con la consapevolezza che un libro simile avrebbe potuto trovare tranquillamente, pur al cospetto di una conclamata crisi nel settore, uno sbocco editoriale tradizionale.

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4 risposte a “Recensione del primo libro di Carlo Calabrò: “Sanremo all’inferno e ritorno”. Un interessante e ottimamente documentato viaggio nel tempo alla scoperta delle edizioni più contraddittorie della storia del Festival

    • ciao Max, vedo che il libro sta raccogliendo interesse, e mi fa molto piacere… Ero tra i sostenitori “storici” di questo tuo romanzo e appena avrò modo lo leggerò più che volentieri… aspettando “Simone” 🙂

  1. Eccomi!! Rinnovo i ringraziamenti per la bella recensione, che mi inorgoglisce perché so che, al di là della stima reciproca, viene da una persona che si intende sia di musica pop (e segue il Festivalone con competenza) sia di realizzazione di testi letterari e saggi. Sono contento che tu abbia apprezzato anche aspetti come la mia rivalutazione di quei cantanti che, come da tua definizione azzeccatissima, hanno “tirato la carretta” nel periodo analizzato, nonché gli approfondimenti dedicati alla parte organizzativa dei vari Festival, che finora, credo, nessuno aveva trattato in maniera così dettagliata. Insomma, hai davvero colto lo spirito e l’essenza dell’opera anche al di là del primo livello di lettura.
    E’ vero quello che dici in chiusura: ho volutamente tenuto un profilo basso, ne abbiamo parlato anche privatamente. I primi riscontri di questo e-book potrò conoscerli solo alla fine di questo mese, ma non mi aspetto granché, volevo solo rompere il ghiaccio e mettermi alla prova nella scrittura di un libro, che è cosa difficilissima anche se c’è passione vera per l’argomento trattato; e poi dare un senso organico a ricerche storiche che svolgo in pratica dai tempi dell’Università, e che mi dispiaceva rimanessero lì, fini a loro stesse. Era una prova, insomma: personalmente sento di averla superata perché ci ho messo amore, tempo, fatica mentale e rigore, sono dunque in pace con me stesso. E’ comunque un’opera che… non va in scadenza, può anzi essere parzialmente aggiornata e arricchita, non è detto che io non possa proporla a una casa editrice tradizionale, nel rispetto del contratto sottoscritto con Youcanprint che concede dei margini in tal senso. Ne riparleremo fra qualche mese. Grazie ancora, amico.

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