“Dio esiste e vive a Bruxelles” è un film poetico, struggente, schizofrenico, visionario, in grado di regalare sorrisi ed emozioni

Una ripresa del cineforum con i botti al Mignon di Cerea. Merito di “Dio esiste e vive a Bruxelles”, film di produzione belga/franco/lussemburghese diretto dal regista Jaco Van Dormael, ai più noti per  il delicato, intenso “L’Ottavo Giorno”, di ormai 20 anni fa.

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Con questa prova, lui così parco nelle uscite, torna a misurarsi col sogno, il destino, il buono e il cattivo che c’è in noi, adottando uno stile schizofrenico, frenetico ma soprattutto visionario e poetico.

Sì, c’è molta poesia, filosofia ma anche concretezza ed efficacia in questo film, in cui vengono messi in mostra, mischiando ironia e finezza, vizi e virtù di un miscuglio di umanità, generate da un Dio ben poco accondiscendente, che si compiace a creare ogni cosa come fosse un gioco, davanti a un pc. L’intervento della figlioletta ribelle sarà determinante per rimettere in carreggiata quanto di buono era già stato tracciato dal “famoso” fratello, anch’egli dimostratosi alla resa dei conti poco incline a condividere l’ideale del padre.

Un film dai toni sia delicati che grotteschi, in cui si ride, ci si stupisce di alcune trovate bizzarre, ma soprattutto si riflette e più spesso ci si meraviglia di fronte alla pura genialità del soggetto, scritto e pensato dallo stesso regista assieme  a Thomas Gunzig.

Una storia coraggiosa, in grado di regalare sorrisi ed emozioni.

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