Che bella sorpresa il disco del duo Ducoli.Gaffurini: voce e piano che sanno regalare emozioni autentiche, tra atmosfere notturne, jazzate e vivaci

Ci sono periodi dell’anno in cui ricevo, fisicamente o via mail, moltissimi dischi da ascoltare e, eventualmente, recensire. Altri periodi invece deliberatamente decido di staccare la spina, perchè se è vero che la mia giornata è praticamente sempre scandita dalla musica, questa per me vorrei rimanesse sempre un piacere, e non una sorta di “obbligo”, con il pericolo che poi finisca per prestare poca attenzione a dischi per cui gente si è comunque smazzata, messa in gioco, per arrivare al conseguimento di un obiettivo.

Quindi, per quanto io in fondo sia solo un ascoltatore appassionato, a volte vesto i panni anche del recensore, e da addetto ai lavori, metto sempre davanti l’onestà intellettuale e un certo rigore nell’ascolto. Quando decido di interrompere gli ascolti finalizzati a un giudizio che poi andrà su carta, è solo perchè so che non avrei il giusto tempo o la necessaria concentrazione per mettermi ad ascoltare un disco. Poi mi fa piacere quando ottengo, nel mio piccolo, delle gratificazioni, come l’essere stato coinvolto come giurato nell’assegnazione del premio PIMI per l’album indipendente dell’anno, o quando sono gli stessi artisti che condividono sui propri social network la mia recensione, magari anteponendola a quelle di firme più prestigiose.

Tuttavia, il mese di dicembre, particolarmente gravoso sul piano della mia principale occupazione – quella di educatore formatore – e caratterizzato dall’impegno messo nero su bianco per approntare il mio prossimo libro di saggistica, è stato proprio uno di quelli che mi hanno indotto a dire,seppur a malincuore, stop alla profusione di articoli, recensioni, concerti, oltre a dover posticipare giocoforza il rientro in pista con la mia trasmissione radiofonica “Out of Time”, dai microfoni di Yastaradio.

Sapendo di questa mia esigenza, i buoni amici Riccardo Cavrioli, redattore di Troublezine, per cui collaboro, e Roberto “Dalse” Dal Seno, boss di Yastaradio.com mi hanno assecondato, lasciandomi il tempo di recuperare preziose energie, suggerendomi di tanto in tanto qualche ascolto “disinteressato”.

Così facendo, però, sapevano di smuovermi la scintilla, e difatti prestissimo riprenderò le mie attività!

In una delle ultime visite in quel di Valeggio sul Mincio, dimora del mitico Dalse, tra tanti discorsi su musica e “massimi sistemi”, ecco che a un certo punto l’esperto amico, che ben conosce le mie corde musicali, mi consegna un disco “artigianale”, dicendo di dargli un ascolto, senza doverne necessariamente scriverne, solo se ne valesse per me la pena o se il disco in effetti meritasse.

Riesco a farlo proprio stamattina, in uno scorcio libero da impegni vari, perchè il disco in questione, magistralmente “clandestino” – nel senso che purtroppo è di quelli di cui si ignora l’esistenza – è davvero valido, ricco di spunti, di istanze, di atmosfere, di messaggi, e suonato con grande maestria, scritto ancora meglio e arrangiato in maniera tanto sobria, quanto impeccabile dal punto di vista formale, con tutti gli ingredienti al punto giusto.

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Autopubblicato a nome “ducoli.gaffurini” e dal bizzarro titolo “Gufi, allocchi, barbagianne e altre giovani streghe”, è composto di 8 tracce, nelle quali l’esperto duo omaggia la Barbagianna, il vino bianco prodotto dall’azienda agricola Bragagni di Brisighella e dedicato proprio alle primigenie canzoni del cantautore Alessandro Ducoli, contenute nel suo (ormai lontano) esordio “Rosso”, demotape uscito nel ’94.

Accompagnato dall’amico Valerio Gaffurini al piano, Ducoli trasmette veramente molta passione in brani romantici e sognanti come “Una scintilla”, caratterizzata da un lirismo che ce lo fa accostare ad alcuni episodi del maestro Paolo Conte. Il cantautore avvocato sembra essere una delle maggiori influenze del Nostro, anche in altri brani caratterizzati da aperture jazzate, come in “Questa città non è morta”. Emerge anche l’amore per lo swing e per il cabaret, un po’ come nel primo Vinicio Capossela, che ritroviamo nelle inclinazioni ondivaghe di brani come “Cane” o la trascinante “Mi hanno imbrogliato”. Il piano di Gaffurini prevale maestoso, rendendo densi e profondi gli episodi intitolati “Voglio toccarti”, “Binario morto” (la mia preferita del disco) e quella “Rosso”, così notturna e fumosa, risalente come detto a più di 20 anni fa.

Un disco che il duo intende valorizzare in concerto, andando a ritroso nella loro ventennale carriera, dando modo così al pubblico di scoprire alcune perle del loro vasto repertorio.

 

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