Musica indie italiana: le mie recensioni per Troublezine – novembre 2015

Condivido con gli amici del blog le mie recensioni novembrine per il sito di Troublezine

Anche questo mese ho ascoltato lavori interessanti provenienti dall’indie italiano

http://www.troublezine.it/columns/20100/recensioni-in-pillole-novembre-2015

La Belle Epoque “Il Mare di Dirac” (autoprodotto)

Sorprende questo giovane ensemble alle prese col loro primo lavoro autoprodotto, che sin dal suggestivo titolo rimanda a qualcosa di scientifico, che però riassume in sé tanta filosofia, e un senso nuovo da dare alle cose. Loro scelgono la via del rock più diretto e sanguigno, in otto tracce al più viscerali e intense, dedite al recupero di un solido rock nostrano di ispirazione nineties (che ci sia un ritorno a un certo stile che visto con gli occhi di oggi appare quasi retrò ma che in sé nasconde ancora tanti spunti interesse e presa nel pubblico, pensiamo anche ad altri casi illustri nel mondo indie?). Lo fanno associando il tutto a testi decisamente incisivi e scevri di retorica e rime giuste e furbette. Spicca non solo il singolo Cracovia, disilluso e accorato grido pieno di reverberi, ma anche l’iniziale Icaro, più melodica e spassionata. Prevalgono le linee melodiche ficcanti, irrobustite da chitarre in primo piano rispetto a momenti più malinconici ma non privi di messaggi speranzosi, come in Nuovo Mondo. Anche il cantato è sicuro e maturo, e tutto pare giocare a favore di una possibile ascesa nel firmamento rock nostrano, in alternativa a prodotti più ostici e meno accessibili a un primo ascolto

Teo Manzo “Le Piromani” (Libellula/Audioglobe)
Il disco d’esordio di Teo Manzo, pubblicato da Libellula Records, è il tipico esempio in cui tra un’idea particolare e ben congegnata e realizzazione della stessa non vi è scarto o approssimazione. Già attivo in vari progetti che si muovevano tra nobile cantautorato (come l’insolito duo acustico “I Becchini” con cui si muoveva per la Penisola omaggiando De Andrè) e tentativi indie d’autore con il seminale gruppo La Linea del Pane, Manzo approda in versione solista con piglio sicuro, proponendo addirittura un concept album, di quelli veri, ben costruiti, dove il susseguirsi delle tracce va di pari passo con la narrazione di una storia. In questo caso, molto curiosa e particolare, di un astronomo che vorrà dimostrare come l’opinione dilagante che la luna stia per cadere sia infondata. Si ritroverà perduto, dopo la morte improvvisa dell’amata, e a un certo punto si unirà ai cospiratori di una rivoluzione, che non attendevano altro che un infausto avvenimento potesse dare il là a qualcosa di grande. Poi, forse alienato dalla pazzia, ritroverà la sua amante sotto altre forme, quelle delle Piromani, creature femminili che accendono le stelle. Un disco coraggioso, che si dipana in sedici tracce, divise in due capitoli (formati da otto tracce ciascuno), cui le musiche seguono l’andamento degli eventi e degli stati d’animo del protagonista, divenendo di volta in volta più cupe, minacciose, ariose o urticanti. Potremmo definirlo un post-rock d’autore, di sicuro non si può dire che il cantautore non abbia voluto battere strade differenti rispetto all’odierno, affollatissimo, movimento dei nuovi cantautori degli anni dieci.

Gian Luca Mondo “Malamore” (Controrecords)
C’ ha preso gusto Gian Luca Mondo a fare dischi “compiuti”, seppur sempre interpretati e assimilati secondo un’attitudine molto personale. Aleggia uno spirito punk in queste registrazioni, assolutamente non della serie “tre accordi e via”, ma più che altro per inclinazione e atteggiamento, per indole e fugacità. Canzoni che vien quasi difficile definire tali, sospese come sono tra plumbee e fumose atmosfere e che mutano in talking ora brilli, quasi a ricordare il Capossela “d’antan”, ora piuttosto bizzarri e maldestri. Certo, sentire nel brano trainante, che cita il titolo dell’album, un verso come: “E mi sono innamorato di una donna che ha la pelle di freddo vetro, e il suo piscio fa  40 gradi, e la lecco, la lecco davanti e di dietro….la lalalalaMalamore sta con te”, mi urta e non poco, ma forse sono io a essere sin troppo sensibile!
Il suono invece è prettamente blues, come da cifra stilistica del Nostro, già a suo agio in questi panni col precedente “Petali”, di appena un anno più vecchio, e di contro più vicino a certe sperimentazioni e all’utilizzo di arrangiamenti più vari e pieni. Qui invece a prevalere sono suoni scarni: una chitarra elettrica blues che lambisce quelle parole quasi sconnesse fino a comprenderle appieno, un piano che di certo non conferisce quell’aurea di romanticismo ma che piuttosto contribuisce a rendere acido il nostro panorama e la voce di Mondo che a volte parla, altre biascica, senza mai aggredire con forza, utilizzando registri poetici quali il sarcasmo e la pungente ironia. Paradossalmente è proprio Anticanzone quella che di fatto è la traccia più immediata e suonata del lotto.

Alfonso Moscato “La malcarne” (autoprodotto)
Il cantautore siciliano, già leader degli interessanti Cordepazze, con questo disco solista ha voluto condurre l’ascoltatore nelle penombre di una società sempre più atta a discriminare e a soggiogare l’individuo più debole e respinto. Sulle orme nobili di Fabrizio De Andrè, cui il nostro non solo è debitore da un punto di vista dell’ispirazione e della proposta teorico-musicale, ma è stato associato esplicitamente, avendo vinto col suo gruppo primigenio il Premio intitolato al grande autore genovese nel 2007, Moscato infatti dedica ogni pezzo a persone che dalla propria vita non hanno più nulla da chiedere. Le Pulle, scelto come singolo apripista di lancio, parla delle ragazze nigeriane ingannate e rivendute come schiave costrette a prostituirsi. E’ un “anti-singolo”, non possedendo certo quell’appeal radiofonico, visto appunto il tema ostico e una interpretazione lenta, quasi funerea. Un pensionato abbandonato è invece protagonista della toccante I Paesi svuotati, mentre il tema della violenza come forma ultima di comunicazione emerge in tutta la sua disperazione in brani come Amore criminale e soprattutto Verrà l’arcangelo Michele, un vero pugno nello stomaco, parole taglienti che fanno male. I ritmi si distendono nella vivace Malaluna, musicalmente efficace con il cantato in dialetto e i suoni folk cari alla terra siciliana, tentativo riuscito anche nella più riflessiva e malinconica UCarzaratu, corredato da un video contenente un bel collage di immagini della Sicilia del noto fotografo Alex Astegiano. Un lavoro certamente profondo per tematiche e sfondo sociale ma anche monocorde (o monotono, se vogliamo conferire l’accezione negativa) a livello di sonorità, tutte acustiche e claustrofobiche.

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