Al via l’edizione 2015/16 del Cineforum di Cerea con “Il Racconto dei Racconti” di Garrone

La rassegna della stagione 2015/’16 del cineforum di Cerea si è aperta ufficialmente ieri sera con la proiezione dell’ultimo film di Matteo Garrone: “Il Racconto dei Racconti”, pellicola sulla quale, lo ammetto, avevo riposto discrete aspettative, visto non solo l’eco di notizie susseguito ma soprattutto per il fatto che ad ogni suo film, il regista romano ha sempre saputo convincermi, pur nella complessità della sua filmografia.

Qui, però, ha davvero come si suol dire “puntato in alto”, dopo i successi di critica e botteghino con il precedente (un po’ controverso a mio avviso) “Reality” e soprattutto dell’interpretazione di “Gomorra”, libro di denuncia portato al successo da Roberto Saviano.

Lo ha fatto, affidandosi a una produzione internazionale, girando per la prima volta tutto in lingua inglese e scegliendo di conseguenza quasi esclusivamente attori e attrici stranieri, con qualche piacevole eccezione. La sua è stata una sfida, perchè non era semplice riproporre alcune fiabe di un libro misconosciuto – ma in realtà assai influente – come “Lo cunto de li cunti”, di Giambattista Basile, opera scritta secoli e secoli orsono e pubblicata postuma tra il 1634 e il 1636. Lo spirito del libro, scritto quasi interamente in dialetto napoletano stretto – con traduzione italiana a fianco – era tutto sommato non dissimile dal più noto “Decamerone”, una raccolta di fiabe (ben 50, da qui il nome anche di “Pentamerone”, perchè le storie venivano narrate da 10 novellatrici in cinque giorni) dai vari significati allegorici, ma nate principalmente per soddisfare e intrattenere i sovrani nelle coorti.

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Garrone, però, nel metterne insieme tre – incentrate sul tema dell’amore visto da diverse prospettive – ha dimostrato davvero di volersi mettere in gioco, rischiando notevolmente nel cimentarsi in un genere, il fantasy, molto in voga all’estero e che gode del gradimento di un pubblico giovane, ma praticamente inedito o per lo meno inusuale per un regista italiano.

Cast internazionale di rilievo per una storia che riesce a colpire, mettendo in scena molti di quegli archetipi poi diventati necessari per lo sviluppo delle fiabe più moderne. Non era semplice, oltre a inoltrarsi in un genere che per forza di cose contempla effetti speciali, spettacolarizzazioni e componenti magiche, confrontarsi anche con un linguaggio completamente nuovo, rispetto ai precedenti film, dai quali differisce in toto. Da evidenziare gli splendidi costumi e la stupenda fotografia.  Il tentativo di affrancarsi da certi modelli di “blockbuster”, proponendo in ogni caso una pellicola di qualità, forse è riuscito solo a metà, e in questo è maggiormente da apprezzare la rivisitazione del Decamerone dei Fratelli Taviani nel recente “Meraviglioso Boccaccio” ma lo stesso mi sento di premiare con un buon giudizio questo film che, come saprete, era stato presentato con buone chances all’ultima edizione del Festival di Cannes, laddove fecero flop di riconoscimenti anche gli altri due titoli nostrani: “Youth-La Giovinezza” di Sorrentino, che vedremo su queste sale tra qualche settimane e “Madre” di Nanni Moretti. Dei tre certamente il più anomalo, “strano” e non convenzionale per la Giuria di un Festival del Cinema d’Autore, è stato proprio “Il Racconto dei Racconti” di Matteo Garrone.

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