Recensione del disco omonimo de “La Scapigliatura”: per i fratelli Jacopo e Niccolò Bodini si tratta di un esordio molto interessante all’insegna di un pop d’autore

E’ un esordio davvero interessante quello de “La Scapigliatura”, nome bizzarro che sintetizza al meglio la personalità e le istanze dei due fratelli Bodini (Jacopo e Niccolò) – oltre che una dichiarazione d’intenti riconducibile al famoso movimento degli “Scapigliati” – al loro esordio su lunga distanza con il disco omonimo.

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Giovani ma già con all’attivo un buon background – e nel caso di Niccolò partecipazioni a dischi soprattutto di artisti in orbita Mescal, etichetta per la quale hanno esordito, come Morgan, Violante Placido o Lele Battista –  in queste 11 canzoni raramente hanno mostrato cadute di tono o passaggi di vuoto, mantenendo come filo conduttore un senso di raffinatezza, pacatezza e vaghe atmosfere vintage, che fanno rimandare la loro opera prima ad alcune delle migliori intuizioni di gruppi appartenenti all’effimero filone del “New acoustic movement” (Kings of Convenience, anch’essi un duo, in testa).

Ma certi richiami giungono pure dalla vicina Francia, dove Jacopo ha soggiornato e suonato a lungo o dall’esperienza di gruppi affini nello spirito come i Perturbazione o i Baustelle.

Colpiscono in particolare la delicatezza e la freschezza compositiva dell’iniziale “Appassimento”, che avrebbe tutte le carte in regole per puntare a farsi largo nelle classifiche radiofoniche, il singolo apripista “Margherita”, delizioso e sognante, la disillusa e ironica “Le donne degli altri” o la minimale “Canzone banale”. L’episodio meno convincente del lotto pare essere la più sperimentale “Morbida”, la cui ripetizione ossessiva rischia di diventare fastidiosa. “Neve a settembre” e “Tenera è la notte” sono forse le più dirette e sincere (o meglio “personali”) nella loro malinconia di fondo, mentre paiono forzate una “Dance with you” dai suoni sintetici vagamente retrò e la rivisitazione del classico di Guccini “L’Antisociale”, molto simile all’originale, che ricorda facilmente anche per il cantato con la caratteristica erre moscia!

Nota a parte si merita la conclusiva, evocativa e struggente “Dall’altra parte di noi”, dall’efficace testo e dalla musica profonda e ricca di suggestioni, con una coda strumentale in grado finanche di commuovere.

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