“Storie pazzesche”… ma per lo più assurde, ridicole e senza senso, quelle presentate da Pedro Almodovar!

L’avevo già scritto di getto su facebook, appena usciti dalla sala, che il film visto ieri al cineforum mi aveva ampiamente deluso. Sto parlando di “Storie pazzesche” che nei titoli iniziali è preceduto, inducendoti in tentazione, dalla dicitura “Pedro Almodovar presenta”, un po’ come – Paolo Fazion dixit – accadeva in passato anche con un ciclo di sceneggiati presentati dal grande Hitchcock. Il monito del nostro bravissimo relatore, sul fatto che spesso fossero proprio quelle premesse dell’indimenticato regista la parte migliore dei filmati, purtroppo si è avverato anche con questa accozzaglia non sense dai toni prettamente grotteschi.

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E sinceramente mi stupisco che un titolo del genere, che pure sta raccogliendo diversi consensi di pubblico anche in Italia, possa essere stato scelto nel contesto di un cartellone al solito molto selettivo e di buonissima caratura, quale una rassegna cineforum che si rispetti dovrebbe essere (e quella proiettata a Cerea, che negli ultimi 13 anni ho avuto modo, seppur saltuariamente, di frequentare e apprezzare molto, lo è eccome!). Per carità, ho pure pensato che forse, anzi, sicuramente, ieri non ero proprio dell’umore giusto e abbastanza concentrato per cercare di capire i significati nascosti dietro tanti racconti apparentemente slegati e senza un filo logico che potesse ricondurci a un comune “motivo”, se non quello di rappresentare, da titolo, delle storie invero pazzesche, ma direi meglio assurde, estreme. No, non sono bigotto, nè del tutto sprovveduto in fatto di film. Potrei ridurre il tutto a una mera questione di gusti personali, e non essendo io un critico cinematografico, ma solo un grande appassionato di film, specialmente quelli d’autore, sarebbe plausibile la cosa. Credo però che il problema sia proprio riconducibile alla troppa varietà di atmosfere, di storie, senza che nessuna potesse simboleggiare al meglio l’obiettivo del regista Damian Szifron. Gli Almodovar (oltre al noto regista ha co-prodotto la pellicola anche Agustin) sono rimasti stavolta dietro le quinte e forse, come tutti credo, mi aspettavo fosse almeno in parte rispettato il genio di Pedro. Ripeto, ok che io non amo le scene grottesche e paradossali, tuttavia ritengo che in questo film avrebbero dovuto per lo meno riuscire, oltre che a suscitarmi fastidio o farmi ridere, anche lasciarmi qualcosa, farmi riflettere. Per carità, le storie sono state sin troppo forti, impossibile che risultassero indifferenti agli sguardi degli spettatori, ma non ho colto dove volessero andare a parare, tanto che dopo il racconto  sul tentativo di risolvere, a suon di milioni di dollari, un omicidio, per la prima volta in vita mia sono uscito con mia moglie dalla sala prima che finisse il film. C’è sempre una prima volta per tutte le cose, ma il mio apice in fatto cinematografico pensavo di averlo raggiunto tanti anni fa, quando mi addormentai alla visione dei simpatici eroi d’infanzia Flinstones!

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