Recuperato “La vita di Adele”, un film intenso, toccante, che parla di un amore vero

Sinora avevo sempre schivato in qualche modo l’influenza, stando attendo a non prendere freddo e adoperando le varie precauzioni. Eppure sabato scorso, nonostante le mie accortezze, di ritorno da una bellissima giornata trascorsa in compagnia di mia moglie, ecco che la mia temperatura corporea ha preso a salire. Poco male, a parte un po’ di ansia per la febbre, e a distanza di 4 giorni, finalmente mi sono riassestato, grazie a un antibiotico – tra l’altro l’unico  che riesco a tollerare, io allergico a quasi tutti i farmaci – e a giornate trascorse interamente a letto. Mi scoccia che in mezzo ci sia stato il nostro anniversario ma vedrò bene di recuperare, giocandomi la carta “sorpresa”! Eravamo andati a vedere l’ultimo capitolo della saga de Lo Hobbit, splendida epopea fantasy diretta da Peter Jackson e ovviamente tratta dal capolavoro di Tolkien, anticipatore de Il Signore degli Anelli. Poco da dire sul film, è stato assolutamente fantastico, coinvolgente, drammatico, commovente, epico. Nonostante io non sia un amante del genere, reputo questa seconda trilogia di Jackson un capolavoro, non equiparabile per lirismo alle opere letterarie dello scrittore inglese ma egualmente intensa e ricchissima di spunti di riflessione. Da vedere, noi siamo riusciti in extremis a recuperare dopo che avevamo saltato l’appuntamento dell’anteprima perchè all’epoca fu l’amico Dennis a essere colpito dall’influenza. Grande appassionato lui di tutto ciò che è tolkeniano e uno fra coloro che potrebbero davvero dare suggerimenti per un’eventuale rifacimento filmico dell’opera Silmarillion, qualora qualche impavido regista volesse mettersi all’opera in tale impresa. Avevamo visto assieme le prime parti de Lo Hobbit e ci tenevamo a completarla insieme ma il fato ha voluto diversamente. In compenso mi sono beccato pure io la febbre!

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Stando a casa ho recuperato qualche programma e film registrato grazie a My Sky in questi giorni. In particolare sono riuscito a vedere finalmente La vita di Adele, pellicola trionfatrice della Palma d’Oro a Cannes nel 2013 e che molte polemiche, oltre al plauso della critica, suscitò a causa non solo del tema (un amore lesbo tra due giovani ragazze, di cui una – la Adele del titolo – ancora minorenne) ma soprattutto per l’inserimento di alcune scene di sesso tra le due giovani attrici alquanto esplicite. D’altronde sono ormai note molte interviste in cui le due protagoniste, la splendida Adèle Exarchopoulos e Lea Seydoux, hanno dichiarato di essere state messe letteralmente sotto torchio dal regista Abdellatif Kechiche al fine di ricreare quanta più autenticità possibile. Forse troppa, se è vero che persino l’autrice del fumetto, da cui la storia è tratta, ha definito in alcuni tratti eccessivamente gratuita le presenza di suddette scene. Io dico la verità, a parte l’innegabile candida bellezza delle due giovani, sono del partito di quelli che votano no alle scene esplicite. In questo caso alcune durano veramente troppo, l’amore intenso che legava le due ragazze lo avremmo percepito lo stesso. Ma non voglio sembrare eccessivamente bacchettone e anzi debbo dire che il film merita davvero, che riesce nell’impresa di scandagliare le pulsioni più segrete e intime di una ragazza che per la prima volta avverte qualcosa che la fa sentire diversa. Prova sulla sua pelle il famoso colpo di fulmine, a cui aveva fatto riferimento durante una lezione di letteratura un suo professore, solo che nello scoprirlo, verrà a conoscenza di una parte intima di sè che prima non conosceva. Un film che parla di amore, di sentimento, di desiderio, molto poetico se vogliamo, fatto di sguardi, di gesti, magistralmente messi in scena dalle due rivelazioni del film, entrambe convincenti e dal futuro roseo. Da vedere.

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