Aldo, Giovanni & Giacomo vanno a colpo sicuro con il loro ultimo film “Il ricco, il povero e il maggordomo”: un ritorno alle origini, dove la spontaneità è diventata un po’ maniera

Pur essendo un frequentatore piuttosto assiduo delle sale cinematografiche, da anni onestamente, non mi ci recavo nel periodo natalizio, eccezion fatta per la recente saga de “Lo Hobbit”, che abilmente viene trasmessa in questo florido periodo, pur non possedendo gli stilemi del cosiddetto “cinepanettone”, termine invero odioso e mai sopportato dal sottoscritto.

Andando a ritroso, la formula dei film “vanzineschi” aveva in effetti perso ogni suo smalto, una volta scissa la storica coppia Boldi/De Sica, checchè ne dicano quelli che hanno continuato comunque a seguirne le gesta. Negli anni diversi registi emergenti hanno cercato di introdursi in quella fetta di mercato, pur smerciandosi dalla gag facile, spesso e volentieri infarcita di volgarità ma indubbiamente non mantenendo fede ai “numeri” strabilianti, in numero di pubblico, a tanti “Vacanze di Natale in… “.

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E poi, diciamocelo chiaramente, non sono certo film per palati fini, anche se di tanto in tanto qualche commedia fa bene al cuore, qualche risata anche frivola serve per distrarci da realtà soventi difficili, quanto meno per distoglierci per un paio di ore dalla routine. E allora ben vengano le commedie, anche se di natalizio ultimamente hanno ben poco, se non il richiamo dell’uscita.

Attendevo l’ultimo film del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, che seguo e apprezzo dai tempi gloriosi delle loro fortunate apparizioni nelle trasmissioni della Gialappa’s Band.

Ammetto che il loro precedente “La banda dei Babbi Natale” non mi aveva fatto impazzire e che credo che un po’ di sana spontaneità sia stata persa negli anni anche da loro, compensata dall’esperienza.

Tuttavia, assieme al fenomeno Zalone e a un Alessandro Siani in attesa di conferme (a proposito: il suo nuovo film, in coppia con l’altro talento comico – un po’ appannato nelle sue ultime uscite e pertanto desideroso di un pronto rilancio – Fabio De Luigi, è uno dei più attesi di inizio 2015), proprio il trio dei “piccoletti” è ancora in grado di garantire risate e un certo effetto su un pubblico per lo più fedele e conquistato negli anni, vista la loro consolidata verve e sintonia che traspare ad ogni scena.

L’altra sera io e mia moglie abbiamo quindi “pagato il tributo” in occasione del loro recente “Il ricco, il povero e il maggiordomo” che nelle intenzioni segnava un ritorno a tematiche a loro care, soprattutto in uno certo stile di scrittura e sceneggiatura. La pellicola, che ha avuto un ottimo impatto nei primissimi giorni di proiezione, balzando subito al primo posto nella classifica dei film più visti, in effetti non tradisce le aspettative, rivolgendosi comunque a un pubblico che non abbia chissà quali pretese da film del genere, se non appunto quello di trascorrere un paio d’ore in serenità, all’insegna del divertimento. Nonostante il film si conceda qualche “timida” divagazione nell’oggiddì, con escursioni concrete nella conclamata crisi economica odierna, è indubbio come la forza del film, più che sulla trama in sé, si fondi sull’espressività unica dei protagonisti, sulle loro fulminanti battute, sulle gag appunto che li hanno resi assai celebri fra il loro pubblico. Insomma, per i fan del trio è sicuramente un film piacevole, benchè oltremodo leggero, che ritroveranno nella storia quelle certezze che negli anni Aldo, Giovanni e Giacomo hanno saputo costruire attorno a sé, mentre chi non ne apprezza il modo di fare e la comicità resterà probabilmente deluso o annoiato. Io, come detto, appartengo alla prima schiera e il film me lo sono goduto volentieri, pur ammettendo che le vette creative di film come “Chiedimi se sono felice” rimarranno molto probabilmente inesplorate e mai più avvicinabili.

 

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