“Ritorno a L’Avana”, un film sulla consapevolezza del sogno infranto chiamato comunismo. Dal regista de “La Classe”

 

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“Ritorno all’Avana” non si può certo definire un film entusiasmante, se lo paragoniamo a quelle pellicole dove vige l’azione più spinta. Qui di azione invero ce n’è poca, e nemmeno “reazione”, se ci soffermiamo su alcune riflessioni. Più che altro emerge tanta consapevolezza, insieme all’amarezza che le cose non sono andate come ci si aspettava, come era stato “promesso”. Ci  si rende conto di ciò quando forse non tutto è perduto, anche se per alcuni dei protagonisti il tempo perso irrimediabilmente non potrà essere ripreso e riportato indietro. Certe scelte, giuste o sbagliate, condizionate o meno, hanno segnato i loro destini e un plauso va soprattutto agli sceneggiatori, in grado di rendere vivace e credibile l’affresco –anche iconografico – proposto per il pubblico. Bravi gli attori nella loro espressività, a impreziosire nostalgia, rimorsi, drammi esistenziali e ricordi. Un film sul sogno del comunismo andato essenzialmente infranto, proiettato al cineforum proprio nell’imminenza dello storico accordo tra Usa e Cuba che segnerà una svolta nella vita dei cubani… Solo il tempo saprà darci risposte su come da qui in avanti cambieranno le loro vite. Probabilmente l’isola si aprirà al mondo occidentale, chi lo sa se questo sarà un bene o un male. Di certo non mi verrà da festeggiare quando saprò del primo Mc Donald’s inaugurato a L’Avana!

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