Musica alternativa italiana anni ’90: Mira Spinosa

Dopo i trentini C.O.D. proseguo il ripescaggio di nomi interessanti che non sono riuscito, spesso per mancanza di spazio, a inserire tra i magnifici 101 trattati nel mio recente saggio dedicato agli artisti italiani degli anni’90, “Revolution ’90”, edito da Nulla die Edizioni.

Questa settimana ho pensato bene di rimediare al vuoto lasciato dalla band “futuristica” dei Mira Spinosa, che all’epoca dell’esordio discografico, faceva capo alla vocalist Mirka Valente e al polistrumentista Filippo D’Este. Era un periodo florido per le voci femminili, che stavano venendo alla ribalta da più fronti e seguendo ognuna una propria strada: il pop punk coi Prozac +, il pop rock con i Soon, il rock noise con gli Scisma, il punk più grezzo dei Pitch, l’elettronica spoglia di Ustmamo ma in mezzo a questi nomi poi resi piuttosto celebri stava tutto un sottobosco pronto a farsi notare. E il Consorzio, valorosa etichetta nata in seme all’attività dei gloriosi C.S.I. fu tra i primi ad accorgersi del fenomeno, pubblicando un disco a tema davvero originale e unico nel suo genere. In “Matrilineare”, cui partecipa splendidamente anche la Valente, si assiste all’esordio ufficiale del duo, nel 1996, felice preludio a quello che sarà un intero disco di inediti, che sarà disponibile sempre sotto egida C.P.I. l’anno successivo.

“Aghar Piar Milegha” mostra un gruppo già pienamente maturo, in brani come l’onirica “Fa male”, dove si sentono inevitabili echi degli allora lanciatissimi Ustmamo ma anche (e soprattutto) un sound proprio, moderno, elettronico ma con radici che affondano in altri contesti. La canzone che dà il titolo all’intera raccolta è molto profonda, intimista, quasi “ambient”, con la voce di Mirka che flutta in mezzo ad arpeggi gentili. Il cantato sembra aprirsi anche all’Irish Style in alcuni frangenti, nonostante manchino gli strumenti tipici di quelle espressioni musicali. A spiccare e fare la differenza era senz’altro la capacità della cantante di ben modulare la sua voce a seconda degli episodi. Brani cantati non solo in italiano, e anche questo ne faceva un tratto distintivo. Un solo disco pubblicato nel decennio dei ’90, poi replicato nel 2000, quando però i tempi erano necessariamente cambiati e i riflettori sulla band, non propriamente spenti (visto che, seppur con una piccola realtà e distributi da Audioglobe, pubblicheranno un terzo album nel 2003) ma nemmeno puntati con decisione e carichi di  aspettative come era successo ai tempi dell’esordio.

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