“Le Meraviglie”: ha incantato a Cannes ma mi ha lasciato l’amaro in bocca

Secondo film visto nell’ambito della stagionale rassegna del cineforum di Cerea e certamente tutto un altro registro rispetto all’esordio avvenuto una settimana fa con l’azzaccato “Jersey Boys” del maestro Clint Eastwood.

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Non ha senso paragonare quella pellicola all’introspettivo e arcaico “Le Meraviglie” della talentuosa Alice Rohrwacher, sorella della bravissima attrice Alba che qui si ricava un piccolo ma funzionale ruolo. Un film che, anche un po’ a sorpresa, ha avuto un ottimo successo di critica nell’ultima edizione di Cannes, dove si è pure aggiudicato un prestigioso premio della Giuria ma che, alla prova dei fatti, ha convinto il sottoscritto solo a metà. Stile quasi in presa diretta, documentaristico e ambientato in un tempo non precisato (ma pare di stare a metà ’90, anche solo ascoltando la canzone celebre di Ambra “T’appartengo” che fa capolino più volte nel film, cantata e ballata da due delle giovani protagoniste) ma narrazione sin troppo dentro le righe, lenta, priva di ritmo e sussulti. Una lentezza che va di pari passo con la continuità delle azioni, radicate e mai messe in discussione, dal capofamiglia, l’austero Wolfgang che pretende che tutta la prole segua la sua strada ben tracciata: quella di diventare apicoltore. Ci saranno un paio di fattori scatenanti a mettere almeno un po’ (e per un tempo alquanto limitato) in discussione le scelte del padre e la vita agreste, fuori da quasi ogni contatto col mondo esterno, l’arrivo di una troupe televisiva con un programma dedicato alle tradizioni agricole locali (siamo tra Umbria e Toscana) e l’inserimento in famiglia di due persone loro affidate dai servizi sociali per tentare un recupero mediante lavori utili. In teoria tanti temi ma purtroppo non scandagliati, lasciati trapelare all’istinto dello spettatore che, sin da subito, si ritrova come a patteggiare per la più grande delle 4 sorelle, l’adolescente e sognatrice Gelsomina, la quale però lascia intendere che tutto sommato la vita per come l’ha sempre vista e percepita, è forse anche quella che più le è congeniale, nonostante i timidi bagliori mostrati dalle telecamere e dalla presentatrice (una Monica Bellucci in tono minore: non me ne vogliano i suoi numerosi fans ma, perduto fisicologicamente un po’ del suo magnetico fascino, non resta molto da offrire, almeno in produzioni di questo genere). Insomma, un film che vale per le immagini ma che resta un po’ incompiuto.

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