Targhe Tenco per la canzone d’autore: si entra nel vivo con i nomi dei finalisti per le 5 categorie

Sono appena usciti i nomi delle cinquine relative ai finalisti delle Targhe Tenco, che ogni anno vengono assegnate a quegli artisti che maggiormente si sono contraddistinti nell’ambito della musica d’autore italiana.

Ogni anno insorgono inevitabili polemiche, di fatto i nomi da valutare sono veramente tanti. Alcuni possono essere discutibili ma in generale si ha una fotografia realistica di ciò che sta accadendo nel sottobosco della musica italiana, fermo restando che di novità in senso stretto non ce ne sono di così eclatanti e forse nemmeno tanti nomi cui gridare al miracolo o quanto meno scommettere ad occhi chiusi. D’altronde la musica italiana di un certo tipo da tempo ormai è una faccenda quasi da “esperti”, da pochi irriducibili paladini della musica alternativa, che se ne frega delle charts (o forse in maniera alquanto credibile finge di fregarsene, visto che l’ambizione della quasi totalità degli artisti proposti alle commissioni sarebbe quella di arrivare con la propria musica al maggior numero di persone possibili).

Io sto vivendo un momento di riflusso forse in merito alla cosiddetta musica d’autore. Ho appena scritto un volume sulla musica italiana degli anni ’90 (“Revolution ‘90”) e a breve verrà pubblicato il suo seguito (“Rock ‘n Words”), il mio punto di vista è ampiamente illustrato lì. Continuo ad ascoltare musica “nuova”, ma sempre più di rado mi capita di emozionarmi all’ascolto, di provare un brivido. Non dico che manchino elementi molto interessanti, anzi, ma rispetto a una ventina d’anni fa, paradossalmente, questi hanno meno visibilità, nonostante in teoria la rete ti dia tante possibilità.

Non ho di che dubitare rispetto alle scelte dei giurati, anzi, mai come quest’anno in commissione c’erano tante persone che conosco e che stimo. Fatta la prima scrematura, ecco quindi i finalisti delle cinque categorie valutate:

per la miglior canzone
L’amore non esiste, scritta da Niccolò Fabi, Max Gazzè, Daniele Silvestri (anche interpreti)

Il cielo è vuoto, scritta da Cristiano De André, Dario Faini, Diego Mancino (interprete: Cristiano De André)
Del suo veloce volo, scritta da Antony Hegarty, Franco Battiato, Manlio Sgalambro (interpreti: Franco Battiato e Antony)
Lettera di San Paolo agli operai, scritta dai Virginiana Miller (anche interpreti)
Sessanta sacchi di carbone, scritta da Giacomo Lariccia (anche interprete)

In questo caso i nomi sono celebri, alcuni pure altisonanti (penso a Battiato o a De Andrè) ma sono scettico sulla nomination al trio romano. Il pezzo è appena uscito e non mi fa impazzire. Lo stesso duetto tra Battiato e Anthony (due geni assoluti) è un po’ una forzatura, essendo uscito in prima battuta diversi anni fa.

Il mio voto va, nonostante ami i Virginiana Miller, allo splendido brano portato a Sanremo da Cristiano De Andrè “Il cielo è vuoto”, che tra gli autori vede il bravissimo Diego Mancino.

Le nomination per la Targa “album dell’anno” riservata a cantautori (qui elencati in ordine alfabetico per artista, così come nelle seguenti sezioni) vedono in lizza:
Brunori Sas, Il cammino di Santiago in taxi
Caparezza, Museica
Le Luci della Centrale Elettrica, Costellazioni
Massimo Volume, Aspettando i barbari
Nada, Occupo poco spazio
Virginiana Miller, Venga il regno

Qui ho meno dubbi: voto lo splendido disco dei Virginiana Miller! Anche Nada è tornata alla grande, così come si sono confermati benissimo gli antichi eroi Massimo Volume, mentre mai avrei votato i nuovi album di Vasco Brondi o di Brunori.

La Targa per l’album in dialetto vede come finalisti:
Enzo Avitabile, Music life O.s.t.
Francesco Di Bella, Francesco Di Bella & Ballads Cafè
99 Posse, Curre curre guagliò 2.0
Davide Van De Sfroos, Goga e Magoga
Loris Vescovo, Penisolâti

Sarei stato in difficoltà nell’assegnare il mio voto. Ascolto con piacere molta musica nei vari dialetti. Solo di recente ho scoperto la profondità e l’arte sublime di Loris Vescovo e in genere apprezzo molto la discografia dei 99 Posse (interessantissimo il loro progetto per il ventennale di Curre curre guagliò) e dell’immenso Enzo Avitabile (ho letteralmente consumato di ascolti il suo album precedenti di duetti, stupendo!). Ma la mia preferenza credo proprio la darei al grande Francesco Di Bella, ex dei mai dimenticati 24 Grana, tornato in pista con un disco favoloso, preludio si spera di un’ottima carriera solista.

Nella sezione “Opera prima” (di cantautore) troviamo:
Betti Barsantini, Betti Barsantini
Pierpaolo Capovilla, Obtorto collo
Filippo Graziani, Le cose belle
Johann Sebastian Punk, More Lovely and More Temperate
Levante, Manuale distruzione

Mi viene da storcere un po’ il naso, lo ammetto, nel leggere il nome di Capovilla tra le opere prime. In effetti, a norma di regolamento, è giusto che l’ex leader de Il Teatro degli Orrori rientri in questa categoria, però… possiamo davvero paragonarlo agli altri inseriti nel roster, gente pur interessante come il figlio d’arte Filippo Graziani, visto all’opera anche tra le Nuove Proposte a Sanremo o la già nota Levante? Io, a scanso di equivoci, darei il mio voto a Betti Barsantini, progetto sui generis che vede protagonisti due tra i cantautori più “nascosti” ma non per questo meno validi, della generazione ‘90/’00: Marco Parente e Alessandro Fiori, che come sempre ci hanno abituato hanno dispensato anche in questa occasione della pura poesia in musica.

Fra gli interpreti di canzoni non proprie (quindi non cantautori) sono invece arrivati in finale:
Chiara Civello, Canzoni
Fiorella Mannoia, A te
Mirco Menna, Io, Domenico e tu
Alberto Patrucco e Andrea Mirò, Segni (e) particolari
Raiz e Fausto Mesolella, Dago Red
Saluti da Saturno, Shaloma locomotiva

La categoria che francamente meno mi entusiasma ma che, scorrendo l’elenco anche dei vincitori delle passate edizioni, ha un suo senso. Il mio cuore dice Fiorella Mannoia per il grande omaggio fatto a Lucio Dalla, con tutta una serie di rivisitazioni ben riuscite. Ma ho salutato con piacere anche il ritorno di Raiz ( qui in duo con Mesolella degli Avion Travel) che attendo al varco con un nuovo progetto tutto suo.

Indubbiamente ci sono state polemiche per le scelte e, appunto, conoscendo diversi giurati ho avuto modo di scambiare opinioni e pareri con loro o di partecipare a discussioni magari dalle loro bacheche pubbliche. Io rispetto il lavoro di tutti e mi rendo conto che ci fossero davvero tantissimi album da ascoltare e forse poco tempo materiale per star dietro a tutto. Ha suscitato un po’ di scalpore ad esempio lo “sfogo”, affidato al suo sito internet ufficiale, di Fabio Cinti, cantautore in forza alla Mescal che ho pure avuto l’onore di intervistare di recente e che reputo un artista coi fiocchi, a tutto tondo. Magari avrà estremizzato dei concetti ma ammetto che il suo punto di vista sia condivisibile e che è vero come spesso l’immagine del cantautore sia spesso travisata e associata a stilemi forse superati, retaggi antichi che probabilmente lo stesso Tenco avrebbe rifuggito per primo e preso le distanze da queste. Vero che sembra che sia diventata quasi una categoria a sè: il cantautore “da Premio Tenco”, così come ci sono gli artisti “sanremesi” e quelli “da concertone del Primo Maggio, stigmatizzati senza pietà dagli Elii in una loro celebre canzone. Sarebbe un peccato disperdere tutto il talento di cui abbondano ancora oggi molte nuove leve per assoggettarsi a delle regole non scritte di partecipazione. C’erano tantissimi nomi che non ce l’hanno fatta a entrare tra i papabili per la scelta finale e che avrei visto volentieri sul palco a ritirare un prestigioso quanto meritato premio. Penso a Davide Tosches, Giancarlo Frigieri, Riccardo Sinigallia (quest’ultimo a mio avviso titolare del miglior disco dell’anno), mentre una canzone come “En e Xanax di Samuele Bersani avrebbe meritato minimo di entrare tra i migliori della categoria relativa. Ma tant’è… vedremo quindi a breve le scelte finali, fermo restando ovviamente che il reale valore di un’opera artistica non si giudica di certo da una targa vinta.

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