Hellas Verona, ormai è palese: salvezza ok ma contro squadre appena propositive si perde in partenza

Scrivo questo post prima di leggere altri pareri sicuramente autorevoli e attendibili, di persone del settore che stimo e che apprezzo e che certamente sono più vicine alla squadra del Verona rispetto a me. Mi occupo anch’io di calcio, lo faccio – diciamo – a 360 gradi e dove batte il cuore è difficile discernere nel modo migliore. Ero allo stadio, stretto tra amici, parenti e simpatizzanti. Tanti tifosi anche rossoneri fra gli spalti, ognuno che giustamente guarda alla propria squadra e, se è vero che il Milan non è più da anni quello squadrone in grado di inanellare coppe in serie in Europa, occorre però rimarcare che il divario coi nostri sulla carta era lampante. E, come da tradizione, Mandorlini quando si ritrova contro le squadre di fascia più alta rispetto all’Hellas, ecco che impone il difensivismo, lettura chiave di quest’anno che comunque diversi punti in palio ce li ha già fatti raggranellare. Eppure, una partita persa quasi prima di scendere in campo non mi va proprio giù, ho visto il peggior Verona dell’anno, consegnato agli avversari in tutti i sensi, con il risultato che ad esempio Honda ha fatto il diavolo a quattro. Io ho una mia teoria e me la tengo dall’inizio, sebbene i risultati per il momento mi stiano smentendo (e questo, da tifoso, mi fa piacere, non sono certo masochista). Io credo fermamente che la squadra sia più debole dell’anno scorso, ma che per nostra fortuna lo sia anche l’intero campionato, con la conseguenza che a una tranquilla salvezza arriveremo con anticipo a siglarla ma le emozioni, quelle vere, ne vivremo poche. La squadra è troppo chiusa, inspiegabilmente contratta, anche con i pari livello (non parlo del Milan che, per quanto non eccelso, è comunque due spanne sopra noi a livello qualitativo), mancano i guizzi, le accelerazioni, l’imprevedibilità. Oddìo, rischio anch’io di mancare di imprevedibilità nel sottolineare sempre quelle che ritengo evidente lacune ma è così, c’è poco da fare. A mio avviso, andato via Iturbe, l’unico – pur non assomigliandogli- che prova quantomeno a saltar l’uomo e a farci andare in superiorità numerica è il giovane Nico Lopez. Lo sostengo non da oggi, solo perchè autore di una bella iniziativa conclusa con il gol del pleonastico 3 a 1, ma perchè in lui vedo la voglia di provarci, di stupire, di voler dimostrare, la stessa che non riscontro nel soldatino Gomez e nell’incostante Jankovic (fermo restando la gratitudine che a loro verrà sempre riconosciuta). Considerando che è palese che Saviola lo vedremo con il contagocce, meglio sin da ora ipotizzare voli pindarici e assestarci su una comoda ma ben poco entusiasmante salvezza.

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