Rock italiano anni ’90: C.O.D.

I C.O.D., band trentina capitanata da Emanuele Lapiana, furono tra coloro che, seppur brevemente – come una stella cometa – illuminarono le sorti del nascente rock alternativo italiano degli anni  ’90. Avevo anticipato la mia volontà di dedicare spazio nel mio blog a quegli artisti che, per una serie di ragioni, non avevano trovato spazio all’interno del mio volume sulla musica italiana, “Revolution ‘90”, da poco pubblicato da Nulla die edizioni e già disponibile nei vari bookstore.

Nel loro caso non si è trattato di demeriti artistici, anzi, il gruppo seppe imprimere nella memoria collettiva un sound davvero unico, originale e poco declinato su ciò che andava per la maggiore dalle nostri parti. Niente rock aggressivo, rimasugli grunge o tentativi di flirtare con la canzone d’autore ma piuttosto la ricerca ponderata di un equilibrio tra forma e sostanza, tra leggerezza e intensità, dosate alla perfezione tra testi trasognanti, disillusi e tormentati  e arrangiamenti particolari, che strizzavano l’occhio al pop rock elettronico, quello “vero”, non infarcito di suoni smaccatamente commerciali. La forza di canzoni come “Fiore” o “Polaroid” stava nell’impatto melodico, nella profondità di fondo, ben compensate da testi comunque comprensibili, senza velleità intellettualistiche. E’ addirittura improprio scrivere di loro come band “indie”, sebbene nell’attitudine lo fossero ben più di altri che si ergevano a paladini di una certa purezza d’intenzioni. Il fatto che, appena messo fuori il naso dal Trentino, avessero cominciato a far incetta di premi importanti, come “Enzimi” o il “Pim” ha senz’altro condizionato i loro destini, facendo loro firmare con il colosso Virgin.

All’epoca il rock italiano sembrava davvero sul punto di deflagrare (e alcuni indizi erano più che sufficienti a farne delle prove, vedi le affermazioni su vasta scala di C.S.I., Subsonica o Marlene Kuntz) ma comunque era un fatto insolito che una multinazionale mettesse sotto contratto degli esordienti assoluti. Proliferavano le etichette indipendenti che, proprio grazie al loro acume e fiuto per i talenti, fronteggiavano quasi alla pari sul piano della visibilità queste grosse case discografiche. L’effetto boomerang nel caso dei C.O.D. fu lampante. Un album eccezionale come “La velocità della luce”, prodotto da un nome allora molto in auge, Luca Rossi, artefice dei successi degli interessanti Ustmamo, non ebbe tutto il risalto che avrebbe meritato, nonostante gli echi di R.E.M., Smiths e altre suggestioni fossero ben presenti. Forse in Virgin ragionavano per grandi numeri, fatto sta che iniziò un momento di crisi per il gruppo, in particolare per il leader che, col senno di poi, ha ammesso che forse non erano pronti, nonostante il tanto entusiasmo e il talento autentico, a fare della musica una professione, anziché viverla con la passione degli esordi. Cambiarono i vertici in società, forse qualcuno non credeva più in loro, o semplicemente non era avvezzo a una proposta così all’avanguardia e poco consona alle classifiche, a ciò che tirava in ambito rock italiano. Cambiò pure la formazione, creando disagio in Lapiana che, pur riconoscendo il valore dei nuovi compagni, non vi si trovava in piena sintonia. Sciolto il pesante contratto con la major, passarono ben 6 lunghissimi anni per dare un seguito a quella fulgida opera prima. Quando nel 2005 venne dato alle stampe il seguito, sotto marchio Fosbury Records, distribuito da Audioglobe, già il titolo era programmatico del tema dell’album. “Preparatevi per la fine” era annuncio imminente di ciò che sarebbe successo, con la sigla sociale ormai congelata. Un album oltremodo diverso dal primo, ma con spunti interessanti che poi Lapiana riuscì magistralmente a far confluire nel suo album solista, uscito sotto pseudonimo N.A.N.O. , in cui l’elettronica “da cameretta” si sposa alla perfezione col pop più sofisticato. Negli anni ho avuto modo di conoscere Emanuele, tramite amici comuni, e l’impressione è quella di un giovane uomo in pace con sé stesso, realizzato in altri settori ma sempre col pallino della musica nel cuore. Un talento straordinario che avrebbe meritato maggior risalto, indubbiamente!

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