Francesco Renga sempre più lontano dai Timoria

E’ davvero difficile per me scrivere di Francesco Renga (difatti non mi sono mai cimentato in questo e nemmeno queste righe vogliono assumere la parvenza di una “vera” recensione): questo per un semplice motivo, essere stato un grande fan dei Timoria, una delle più avvincenti esperienze rock tricolori di tutti i tempi, ben omaggiata nel mio saggio sulla musica italiana degli anni ’90 (“Revolution ‘90”). Di quella storica formazione lombarda,con base a Brescia (da cui pure il Nostro proveniva, pur essendo nativo di Udine), Renga non solo era potente e suadente voce, una delle migliori mai espresse in ambito italiano, ma anche immagine preminente, checché ne dica il buon Omar Pedrini, autore e compositore di tutti i pezzi della band e quindi a tutti gli effetti la “mente”.

Ma Francesco come detto non poteva passare inosservato, e pur non essendo appunto lui lo scrittore dei testi, il suo livello interpretativo raggiungeva picchi altissimi di intensità e di empatia, tale da rivendicare il suo connubio con il chitarrista Pedrini uno dei più solidi, avvincenti e meglio assortiti del panorama italiano. Brani come “Senza vento”, “Sangue impazzito”, l’epopea di Joe, la struggente ballata “Vola piano” o altre canzoni ottimamente contaminate stanno lì fulgidi a dimostrarlo.

Poi qualcosa si è (inevitabilmente) rotto, forse per sempre (ma negli annali rimane una performance a sorpresa dei due, subito immortalata su you tube e presagio, ci si auspica, del superamento di vecchie ruggini) e in fondo è inutile pure rivangare su argomenti alquanto personali che li hanno visti coinvolti, prima dell’abbandono (cacciata?) del cantante.

L’eco del gruppo era ancora forte in me e, presumo, pure in quello di migliaia di fans, che infatti cominciarono a seguire Francesco nel suo percorso solista, dandogli subito credito e fiducia. Allo stesso tempo non perdemmo le tracce del gruppo, sempre più spinto da Omar verso la sperimentazione e il recupero di atmosfere anni ’70, vicine alla psichedelia e dal forte immaginario visivo legato al periodo citato. Anche se il sostituto di Renga non avrebbe potuto tecnicamente ed emotivamente reggere il paragone, la fiducia gli fu comunque concessa, solo però in parte ripagata dall’esordiente Sasha Torrisi (che in ogni caso, sin da subito, divise il microfono e, soprattutto, la scena con il vero leader della band, Pedrini).

Svanita l’illusione Timoria, nonostante almeno una buona prova discografica post Renga (parlo in particolare de “El Topo Grande Hotel”), mi sono tuffato a capofitto nella discografia solista del cantante, considerando promettente, seppur lontano da certi inni generazionali, il suo primo singolo “Affogo Baby”, in cui ha cercato di coniugare rock e melodia semplice su un cantato comunque non eccessivamente caricato di virtuosismi. A Sanremo Giovani non vince ma è come se lo avesse fatto, risaltando su tutti con l’intensa e lineare ballad “Raccontami”, che di fatto lo rivela al grande pubblico, quello che sovente appunto guarda il Festivalone.

E’ l’inizio di una nuova avventura musicale e artistica che lo consoliderà, prova su prova, sempre più nel novero della musica leggera italiana, se è vero che sin da subito si smercerà dall’artista rock, “maledetto”, per manifestare invece un’immagine di sé ai più rassicurante e riappacificata, nonostante nei primi brani dei suoi album non manchino suggestioni malinconiche, triste, tormentate. La vittoria sanremese con l’azzeccata “Angelo” è il preludio, il suggello di una carriera che lo vedrà pure impegnato nella rivisitazione di molti classici della canzone italiana. L’ultimo suo lavoro autografo è cosa recente, dopo l’ennesima partecipazione rivierasca con la notevole “Vivendo adesso”, scritta interamente da Elisa. Forse proprio di questo si sono accorti alla Sony, la sua nuova casa discografica: che Renga come autore non è propriamente un fenomeno, mentre come risaputo vanta delle grandissimi doti canore, vocali. Non dico che tutti i suoi testi siano privi di interesse (canzoni “minori” come “Comete”, “Nel nome del padre” , “Alba” o singoli come “Un’ora in più” o “Dove il mondo non c’è più” stanno lì a testimoniare i suoi progressi in tal senso) ma in linea di massima li reputo sin troppo stereotipati, per non dire banali in certi frangenti, con immagini troppo spesso, dal mio punto di vista scarsamente efficaci.

Nel nuovo album pertanto fioccano le collaborazioni in fase di composizione e scrittura, tanto che Francesco firma pochissime canzoni, neppure le migliori del disco tra l’altro. Oltre alla già citata Elisa, hanno dato il loro contributo gli onnipresenti Kekko dei Modà e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro (siamo sinceri: contributi assai modesti), ma soprattutto il bravo Roberto Casalino, noto anche per le fruttuose collaborazioni con Marco Mengoni e Giusy Ferreri e quel Fortunato Zampaglione, ormai quasi scomparso da certi radar, dalle classifiche (in cui stazionò a lungo ai tempi della sua bella hit “Ti cancellerò”) ma qui tornato in auge come autore del miglior brano del lotto, “Il mio giorno più bello nel mondo”, grazie alla quale Francesco sta imperversando in questa anomala estate 2014 nelle radio e nelle tv musicali.

A stento ancora fatico a credere che per le nuove generazioni il riccioluto Renga sia percepito alla stregua di romanticoni nazionali quali Biagio, Eros o, peggio, Gigi D’Alessio ma tant’è… Di fatto ormai fa musica “da classifica”, commerciale nel senso più consono ma si potrebbe comunque, a questo punto della carriera, provare una nuova virata, visto i mezzi di cui dispone, e cercare di coniugare la ricerca del gusto di un pubblico più generalista con quello dal palato più fine. In fondo artisti di qualità, al confine col mainstream ce ne sono eccome in Italia, basti pensare, chessò, alla Consoli, a Gazzè, Fabi per non dire di Samuele Bersani.  Poi è chiaro che si cambia, e che crescere significa anche lasciare indietro certe istanze per seguirne di nuove: in fondo nei Timoria era solo un ragazzo non ancora trentenne, ora invece è un uomo di più di 45 anni, normale che questo si possa tradurre anche con nuove forme di comunicazione musicale.

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6 risposte a “Francesco Renga sempre più lontano dai Timoria

  1. In questo caso preferisco sposare la linea del più bieco 😀 disimpegno, e auspico quindi che Renga rimanga ancora per qualche anno quello che è diventato: un artista pop romantico che canta canzoni di grande impatto e dall’impianto contemporaneo, con una voce potente e dai mezzi ancora in parte inesplorati. Chiedo orecchiabilità, e lui la fornisce senza scadere nell’iper banale. La musica italiana, in questo momento, ha bisogno di riscoprire la semplicità, e quindi ha bisogno di “questo” Renga.

    • Ovviamente rispetto ogni opinione e gusto personale, ci mancherebbe. E poi tu parli forte non solo appunto di un gusto tuo soggettivo, ma anche portandoti in dote tutto un bagaglio di conoscenze non indifferente in quanto a fenomeni squisitamente pop italiani, ambito in cui – è doveroso sottolinearlo nuovamente – in effetti allo stato attuale il buon Francesco sta eccellendo. Il mio punto di vista però è che una voce come la sua farebbe ancora comodo al rock italiano, movimento che invece in questi ultimi due decenni, dopo i fasti di 20 anni fa, sta sempre più stagnando.

  2. Ho trovato per caso questo articolo su Renga, facendo delle ricerche sui Timoria. Beh… da bresciano e da grande fan dei Timoria (di cui, fatti i dovuti complimenti a Pedrini, continuo a pensare che Renga fosse la vera motivazione del successo) provo tanta nostalgia. Renga mi è simpatico, gli voglio bene, ma ragazzi… riascoltavo in questi giorni tutta la discografia dei Timoria, non c’è proprio gara. Lo so, è giusto ed è normale che crescendo si tentino strade diverse, anche commercialmente più fruttuose, però… le sperimentazioni vocali, l’intensità, la “cattiveria” che aveva allora, non le ho più viste, lo trovo molto piatto. Bravo, bravissimo, tecnicamente ineccepibile, ma piatto. Quanto rivorrei un Renga rock… ma rock sul serio!

    • ciao Raistlin e benvenuto nel blog. Mi fa piacere il tuo commento che segue di parecchio la pubblicazione dell’articolo. Rileggendolo a distanza di tempo, mi rendo conto di non aver cambiato la mia percezione su Renga, fermo restando che dopo svariati ascolti, mi pare di dire che in effetti il suo ultimo album sia davvero molto buono in ambito puramente pop.Leggo che in sostanza la pensi come me sull’importanza del gruppo bresciano e tu a maggior ragione li hai seguiti da vicino. Erano una grande band, niente da dire, e i pezzi lasciatici in eredità nessuno li potrà mai cancellare. Alle prossime amico

  3. Ho seguito i timoria nel loro intero percorso,ed ho sempre percepito Renga come abbastanza estraneo al gruppo…come dire,i timoria+Renga alla voce.
    Ho sempre pensato a Pedrini come leader del gruppo,e la voce di Renga non fondamentale per “l’economia del gruppo”..dirò di più,il cantato di Pedrini l’ho trovato molto più efficace,espressivo e profondo….insomma per me Pedrini era l’artista,Renga era “l’impiegato del microfono”.
    Comunque suppongo che i fans dei timo,abbiano snobbato alla grande la carriera solista di Renga,e che tuttalpiù abbiano seguito quella di Pedrini.
    Spero (in nome dell’arte) che non si faccia mai una reunion.
    Saluti.
    P.s:complimenti per l’articolo,prodotto con mano di scrittore.

    • ciao Maurizio, mi fa piacere che a distanza di molto tempo questo post sia ancora tra i miei più letti. Come avrai notato, la mia non era una “vera” recensione, più una considerazione scritta col cuore su come le strade di Renga e i vecchi compagni siano in qualche modo difficilmente riconciliabili, almeno dal punto di vista artistico. Tutto può accadere di questi tempi ma solitamente le reunion accadono quando qualcosa non è andato come si avrebbe voluto o desiderato… penso ai Litfiba, dove in ogni caso ha fatto scalpore in senso positivo sopratutto la ripresa dei rapporti umani tra Ghigo e Piero. Qui onestamente sembra poco plausibile che una reunion possa portare a nuove canzoni e alla voglia di riscrivere assieme delle canzoni. Francesco sembra quanto più assorbito nello show business, vedi il successo in qualità di giurato ad Amici… e Omar come ben sai è stato alle prese con qualcosa di molto serio. Non credo che a Renga possa venire qualcosa in tasca, volgarmente parlando, nel riunirsi ai vecchi compagni, visto che orma è diventato una pop star. Io rispetto la tua opinione, ma non la condivido… all’epoca i due erano complementari, dire che il vocalist fosse solo un impiegato del microfono mi pare francamente eccessivo! Sicuramente Pedrini era l’anima del gruppo e l’ha ampiamente dimostrato nella seconda fase del gruppo ma devo anche constatare, dopo aver ascoltato bene i suoi lavori solisti, che ha perso un po’ la bussola, o più semplicemente non gli escono più i pezzi come un tempo 🙂 Io mi tengo i loro dischi… di recente ho curato assieme ad altri due giornalisti una rubrica in cui si andava a recuperare 5 grandi dischi del 1995.. io mi sono occupato dei titoli italiani e alla fine un posto per 2020 speedball l’ho trovato 🙂 rimangono le immortali canzoni! a rileggerti e grazie anche per le belle parole che fanno sempre piacere!

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