Alla scoperta de “L’Ordine Naturale delle Cose”, gruppo di Parma che nel loro Ep d’esordio propongono un rock che riecheggia quello dei gruppi italiani anni ’90

Ho avuto modo di conoscere mesi fa il nome de “L’Ordine Naturale delle Cose” grazie all’impegno di Cococi Promotion, ufficio stampa che si sta davvero prodigando per far emergere i propri assi presenti nel roster. Da subito il quintetto parmense, dedito a un rock alternativo in lingua italiana caro a certi stilemi tanto in voga negli anni ’90, mi colpì per le musiche e per le liriche, e pensai bene di passarli subito in una puntata del mio programma “Out Of Time”, nello spazio solitamente dedicato ai gruppi nuovi.

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Nuovi loro lo sono davvero, se consideriamo che con questa sigla sociale esistono da praticamente appena un anno, ma ascoltando bene le 4 tracce che compongono questo ep che sa di dichiarazione d’intenti, ci accorgiamo come alle spalle vi siano comunque anni di applicazione, di passione e di tecnica consolidata. Chiarisco subito che a conferire, a mio avviso, al tutto un’aurea di autenticità e di piglio, atto quanto meno a incuriosirti e a farti ascoltare piacevolmente le canzoni, è l’utilizzo di uno strumento un po’ insolito alle nostre latitudini, ma che un posticino nella storia del rock (presente in dischi leggendari come ben saprete) se l’è preso: parlo della viola, qui suonata da Enrico Cossu. Il virtuoso musicista pennella con suoni raffinati e obliqui le varie tracce, a partire da “Questa”, scelta come canzone apripista di questo lavoro. Il mio brano preferito in effetti, dove le varie anime del quintetto emiliano, capitanato da Stefano Cavirani si incontrano e si amalgamano perfettamente, creando ottimi intrecci melodici, su uno sfondo per lo più cupo e malinconico. Sono ben tre le chitarre suonate, considerando che il leader ha la ritmica, mentre alla chitarra e basso si alternano i polistrumentisti Gioacchino Garofalo e Mattia Amoroso (completa la formazione il batterista Alessandro Aldrovandi, sempre incisivo e sul pezzo). Il singolo da lontano presenta echi dei Marlene Kuntz meno arrembanti, nonostante la voce di Cavirani non sia debitrice di quella di Godano, e debba ancora trovare la sua forza. Nonostante i testi siano in media buoni (soprattutto in “Punta di piedi” che però di contro non mi convince a livello musicale col suo impasto sonoro che vira verso il rock duro), a colpire è soprattutto la struttura, l’impalcatura musicale, in un brano dal forte impatto come “Opaca”, qui Cossu adempie alla grande al suo dovere, che si stacca dal resto per l’arrangiamento leggermente più “easy”. E’ stato salutare comunque riascoltare un buon ep tutto cantato in italiano, solido e memore di un periodo storico che ci ha consegnato alcune tra le band migliori mai apparse in suolo italico: vedremo se nel prosieguo della loro appena avviata avventura, l’Ordine Naturale delle Cose saprà affrancarsi da certi modelli e brillare di luce propria… noi ce lo auguriamo!

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