Recensione del disco dei 15 Minutes of Shame, band italiana capace di far divertire e ballare col loro sound pop-punk-rock’n roll!

E’ un sound diretto, incisivo e senza fronzoli quello dei 15 minutes of shame, giunti alla prova del secondo album dopo il discreto ma più anonimo esordio. “Scrambled Eggs”, titolo pure di un allegro brano, pare più a fuoco, coeso e orientato verso un guitar pop di matrice americana, con l’ingombrante epiteto di “college band” dietro l’angolo.

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Una categorizzazione magari forzata e che per nessun motivo vuole denigrare il gruppo laziale, ma che può far rendere l’idea a chi volesse accostarvisi per la prima volta. Lo si evince più che dalle liriche o in modo più stretto dal sound, dall’attitudine che il quartetto mostra di avere in brani dall’impatto solare e spensierato come “Crazy fight of corianders” (a mio avviso la migliore del lotto) o la canzone eponima “15 minutes of shame”, più proiettata verso un certo pop punk anni ’80 (la sparerò grossa ma io ci sento echi dei Clash meno impegnati, diciamo così!). Meno arrembante invece la traccia in apertura “Nature reawakens in Spring”, rock’n roll grezzo ma ragionato; “Ye-Yeah!” può ricordare qualcosa degli Weezer, sempre di riferimenti ottimi si tratta, magari inconsapevoli ma insinuati ormai nel suono del gruppo e miscelati in maniera comunque originali, come nella già citata title track (il brano numero 6). Resta su alti livelli anche “In memory of…”, indie rock ben confezionato, con incedere lento e vagamente ipnotico fino all’entrata perentoria delle chitarre. Si discostano un po’ invece dagli altri brani un titolo come “Michael”, associato a un reggae pulito dove in primo piano, in modo un po’ insolito, fanno capolino degli scoppiettanti fiati. La chiusura con “Gaugamela” (certo, non si può dire che i titoli scelti non siano quanto meno bizzarri…)  mostra una band sicura dei propri mezzi e un ritmo percussivo e persuasivo. Insomma, gli ingredienti per provare a emergere nel marasma delle piccole produzioni ci sono eccome e le incoraggianti esperienze al cospetto di gruppi più affermati, contro i quali, dividendo il palco, non hanno certo sfigurato (e si possono tirare in ballo nomi come Marta sui Tubi, i raffinati Fast Animals and Slow Kids o quei super hype de Lo Stato Sociale) mi portano a pensare che ben presto ne risentiremo parlare ad alti livelli.

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