Siena e Padova escluse dai campionati professionistici

Mentre giustamente sta tenendo banco quella notizia che per i più è stata un autentico fulmine a ciel sereno (ovviamente alludo alle dimissioni di Conte da allenatore della Juventus) la mia attenzione oggi vuole vertere sull’argomento delle esclusioni eccellenti di due storiche squadre di calcio che lasciano il mondo del professionismo: il Siena e il Padova.

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In questo caso non si tratta di veri fulmini a ciel sereno, specie in terra toscana, dove purtroppo i guai di Montepaschi avevano già fatto annullare un pezzo di storia del basket tricolore recente (la gloriosa Mens Sana, giunta comunque in modo commovente quasi all’ennesimo titolo che, quest’anno alla luce dei fatti, avrebbe avuto del miracoloso). Ma anche in quel di Padova erano noti da mesi certe difficoltà finanziarie in cui navigava la società biancoscudata con stipendi dei giocatori in arretrato e quant’altro. Andato a vuoto quello che poteva in extremis rappresentare l’ultima ancora di salvezza per i patavini, ovvero l’intervento dell’ex patron Cestaro, i sogni di restare a galla si sono inesorabilmente infranti e, se è vero che Penocchio vuole prodigarsi almeno per salvaguardare il patrimonio del settore giovanile (uno dei migliori in Italia fino agli Allievi), bisogna pure constatare che si apre un vuoto incolmabile per gli appassionati di calcio della città, ora costretta come Siena a ripartire dai dilettanti, confidando almeno in una serie Serie D.

Ma i due club citati non sono stati gli unici a soffrire nelle ultime ore: se il Varese di Laurenza ce l’ha fatta per miracolo a iscriversi nei tempi previsti, così come il Brescia solo da due settimane aveva rimesso i conti a posto, nella giornata di ieri si sono “salvate” per il rotto della cuffia altre storiche realtà come Reggina, appena retrocessa in LEGA PRO dopo anni da protagonista tra serie A e B, e Grosseto, con ile  patron Camilli che per l’ennesima volta ha iscritto la squadra con una fidejussione, promettendo però che non si occuperà di nessuna questione tecnica. Alcune società, come il Viareggio, permangono in bilico… insomma, siamo alle solite, con tante, troppe squadre destinate, anche se iscritte, a tribolare, col serio rischio di vedersi concludere la stagione a campionato in corso, come successo alla Nocerina o a molte compagini dei dilettanti. A proposito, ma qui apro solo una piccola parentesi, ho avuto modo in questi giorni di appurare come tante, troppe belle realtà dilettantistiche del mio territorio d’appartenenza (nel Veronese) abbiano chiuso i battenti, senza avere la possibilità di accedere alle loro categorie. I soldi mancano ovunque, anche a un livello in cui, oltre che competitività e obiettivi, dovrebbe contare soprattutto il divertimento e la voglia di giocare.

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