L’eliminazione della Juventus è lo specchio dello stato attuale in cui versa il calcio italiano

 

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L’eliminazione della Juventus a un passo dalla finalissima di Europa League non poteva certo lasciare indifferenti i milioni di tifosi italiani, juventini e detrattori (ben pochi, si sa, sono coloro che provano sentimenti di indifferenza nei confronti dei bianconeri). Fermo restando che è sempre molto azzardato, per non dire pericoloso, dare per scontato – magari non in modo palese, ma di fatto è stato così da più parti – dare un pronostico in competizioni simili, in quest’occasione la possibilità reale, ghiotta, di potersi giocare la prestigiosa coppa nel proprio fortino, quello “Stadium” inespugnabile in patria, pareva davvero alla portata e di conseguenza l’amarezza è forte. Obbiettivamente per il calcio italiano sarebbe stato un prestigioso ritorno europeo, con una bella vittoria che ormai manca da troppi anni, soprattutto – e pare un paradosso – in quella che da tutti è considerata unanimemente come la cugina povera delle coppe internazionali. Checchè se ne dica, un’affermazione di questo tipo sarebbe stata una manna dal cielo: il ranking europeo non è cosa campata per aria e proprio il Portogallo, grazie al forte Benfica, ci ha ufficialmente superato, e non poteva essere altrimenti, visto che tra Porto, lo stesso Benfica, la crescita di realtà come il Braga, protagonista lo scorso anno in Champions o il ritorno a buonissimi livelli dell’altra squadra di Lisbona, lo Sporting, che a lungo ha conteso il titolo in patria ai biancorossi, i risultati sono sotto gli occhi di tutti, e sono migliori se paragonati ai recenti score delle compagini italiane.

Cosa sia mancato alla Juve è difficile dirlo ma certamente la squadra di Conte in Europa quest’anno, al netto di un evidente miglioramento qualitativo della rosa rispetto alla passata stagione (vedi Tevez e Llorente che sono andati a rinforzar il reparto offensivo, quello che sembrava il più debole), raramente ha convinto e anzi mai ha sfoderato prestazioni come da tre anni ci ha abituato in serie A. La mia sensazione sempre più convinta è che il tutto sia uno specchio del grigiore, dell’impoverimento del nostro massimo torneo, un decadimento che non è frutto di una singola stagione, ma il processo involutivo che da qualche anno è in corso, una regressione qualitativa che purtroppo ormai si sta palesando in modo chiaro, netto. La Juventus che domina in lungo e in largo in Italia fatica tremendamente non appena il livello delle avversarie si alza, vedi Galatasaray o lo stesso Benfica, per non parlare del Real Madrid: pensando che in teoria tra i legittimi obiettivi futuri della dirigenza bianconera vi è la conquista della Champions League, direi che la strada da percorrere è ancora tanto lunga. Due considerazioni tecniche in conclusione. La prima riguarda una questione tattica: la famosa difesa a 3, imbattibile o quasi in Italia, scoppole subite contro Fiorentina e Napoli escluse, non sembra funzionale in Europa, dove le squadre avversarie hanno meno timori reverenziali e giocano maggiormente a viso aperto. Ne deriva un atteggiamento troppo chiuso, rinunciatario, o meglio, prevedibile con i rivali abili a inventarsi facilmente delle contromosse. Secondo: è parso evidente che la Juventus sia arrivata a questa semifinale piuttosto cotta, sfinita in alcuni suoi elementi chiave, vedi Vidal, per non dire della difesa. Può capitare quando in pratica da settembre giocano sempre gli stessi. Mi si dirà che anche l’Atletico Madrid che rischia seriamente di pigliare tutto a fine stagione gioca con 14 titolari che si alternano ma probabilmente avranno delle risorse maggiori, fatico ad addentrarmi in questo genere di discorsi. Resta il fatto che si è trattato di una grossa occasione persa, al di là delle lamentele e delle insinuazioni di Conte, le stesse che il tecnico salentino mal sopporta quando provengono dai suoi rivali nella corsa per lo Scudetto, quello sì ormai in cascina…. Già, ma in Europa quanto occorrerà ancora aspettare per tornare competitivi ai massimi livelli?

 

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2 risposte a “L’eliminazione della Juventus è lo specchio dello stato attuale in cui versa il calcio italiano

  1. L’ultima uscita europea della Juve ha certificato quanto già emerso nelle ultime stagioni a proposito della situazione di disagio del nostro calcio. I bianconeri potevano vincere perché il Benfica, per quanto competitivo sia, era ampiamente alla portata, nessuno me lo può togliere dalla testa. Non ci sono riusciti perché, come da me scritto altre volte, il calcio italiano di club è oggi nella drammatica situazione in cui, quando si trova di fronte a uno dei colossi del continente, ha 80 probabilità su 100 di uscire sconfitto, mentre quando si trova ad affrontare realtà del suo livello o anche leggermente inferiori (vedi Juve con Galatasaray e Benfica, o Napoli con Porto) può vincere ma anche perdere, diciamo 50 e 50. E’ questo il dramma: non ci sono più certezze, le nostre migliori rappresentanti possono buscarle da chiunque o quasi, mentre un tempo, contro le squadre di certe nazioni da sempre in soggezione nei nostri confronti (Portogallo, appunto), alla fine la spuntavamo sempre o quasi.
    Personalmente le cause le ho inquadrate da un po’, magari posso sbagliarmi, ma vedo nelle nostre squadre scarsa continuità e intensità di gioco, disorientamento tattico, condizione fisica sempre precaria, scarsa capacità di finalizzare, mentalità sbagliata (una volta realizzato un gol sembra sia fatta, e si lascia quindi campo agli avversari, vedi ancora Juve col Benfica all’andata e Napoli nel retour match col Porto), senza contare ovviamente il deficit di classe complessiva che ci separa ormai da molte compagini estere. Il discorso sul 3-5-2 non saprei giudicarlo: sono convinto che un modulo non passi mai di moda e che possa risultare sempre efficace, a patto che sia messo in atto con applicazione e intensità e che ad interpretarlo siano uomini di alta qualità, nonché elastici al punto giusto da saper adattarsi a variazioni di schema in corso d’opera.

    • condivisibile il tuo parere Carlo… come sottolinei tu, è preoccupante soprattutto aver perso non solo la “centralità” in ambito europeo ma anche quella credibilità data dalla storia che ci faceva partire sovente in vantaggio psicologico almeno con compagini di medio livello, di nazionalità più deboli storicamente rispetto alla nostra. E a mio avviso, come ho già scritto, dipende anche da come le nostre squadre affrontano le partite internazionali, spesso al risparmio. Tu sostieni che non dipenda dal modulo, probabile, ma almeno l’atteggiamento dovrebbe essere diverso, meno remissivo e più determinato

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