2014: primo resoconto personale e “cosa bolle in pentola?”

Di questi tempi l’anno scorso scrivevo che il 2013 sarebbe stato l’anno della mia “rinascita”, o per lo meno più realisticamente parlando, della mia piena ripresa, dopo aver superato una malattia molto pesante e pericolosa, la sindrome di Lyell, alla quale più volte ho fatto riferimento qui. Purtroppo chi mi legge con costanza sa che non è andata proprio così, e che per una seconda volta in pratica sono quasi stato messo al muro dalla malattia… non steso o finito, perchè in fondo sono ancora qui che vi scrivo, più forte e determinato che mai, ma un po’ acciaccato sì, o comunque più ancora con i piedi per terra, nonostante sia davvero fuori pericolo ormai (diciamo per una volta le cose come stanno, pane al pano, vino al vino, inutile nascondersi).
Più di metà del 2013 l’ho trascorso, come sapete, tra letti d’ospedale, ricoveri e successiva lunga convalescenza: ben 4 i mesi consecutivi trascorsi nei vari reparti, perchè ho fatto un po’ il giro stavolta, lo ammetto, avendo avuto delle difficoltà oggettive i medici per venire a capo di cosa avessi contratto di così debilitante. Alla fine dopo appunto un percorso tortuoso, si era scoperta la causa, una malattia autoimmune congenita sin dalla nascita, ma che silente per molto tempo, aveva sempre agito nell’ombra, manifestandosi solo nella sua fase acuta, quando cioè poteva in teoria essere troppo tardi. I primi sintomi ci furono proprio un anno fa, con la comparsa di forti, frequenti, continui dolori reumatici, analisi sballate e gonfiamento dei reni con forte ritenzione idrica. Il primo verdetto sembrava quello più scontato: insufficienza renale cronica, non certo una passeggiata per un 36enne apparentemente in piena salute e vigoria fisica qual ero io in fondo. Invece le cure specifiche non sortirono effetti, se non chè ci fu bisogno di due biopsie per individuare la causa di tanta disfunzione generale del mio organismo. Appurato che si trattasse del Les (o Lupus, che dir si voglia), una volta iniziata la terapia specifica tutto sembrava andasse per il verso giusto, anche se nel frattempo erano già trascorsi quasi due mesi dal mio primo ricovero, che mi fece in pratica saltare due importanti progetti personali, ma questa è un’altra storia. Capitò però, visto che la sfiga a volte ci vede benissimo, che quelle stesse salvifiche cure fossero anche pesanti per il mio sistema immunitario, col risultato di andare ad abbassarmi pesantemente le difese. Così da una semplice febbre, un colpo d’aria ho contratto un’infezione cerebrale e lì davvero me la sono vista brutta! Settimane di attese, altre biopsie, medici che non si sbilanciavano, nel frattempo io che cambio ospedali, reparti e inizio una terapia antibatterica bomba, per un totale di più di 8 ore al giorno di flebo! Fu necessario un delicato intervento chirurgico alla testa per essere certi cosa avessi contratto nello specifico, che tipo di infezione. Poteva essere un battere “semplice”, un germe, un fungo (già più pesante da curare), per non dire altro di più “pesante”. Intervento di 5 ore in stereotassi (cliccate su google, l’ho fatto anch’io all’epoca, è troppo difficile da spiegare, anche se ormai mi sono fatto una “cultura” in tal senso. Aspirato l’ascesso e prelevato il liquor dal cervello, alla fine si è scoperto che era un battere piuttosto comune, lo staffilococco aureus. Come sempre spiegato bene dall’equipe medica, una volta manifestata l’origine del battere agente, è stato semplice calibrare la cura e porre fine al calvario, pur con le incognite legate alla reazione della singola persona alla terapia. A me però hanno sempre detto che sono stato molto forte, in tutte le numerose fasi della malattia, della caduta, della prima illusione di guarigione, alla nuova mazzata dell’infezione, l’ansia di non sapere, fino al buon esito dell’operazione e la scoperta che il tutto fosse in qualche modo recuperabile. C’è stato in mezzo soltanto un altro piccolo imprevisto, ma alla fine davvero sono guarito e tornato a casa, anche se nel frattempo avevo perso quasi tutto l’anno, con conseguente inevitabile slittamento di tanti eventi importanti, primo fra tutti il matrimonio che avrebbe dovuto celebrarsi il 14 settembre. Quel giorno lo porterò comunque nel cuore, perchè abbiamo in qualche modo compensato con una splendida festa tra parenti, amici e persone che mi vogliono bene: in tanti sono accorsi per farmi visita, festeggiarmi, salutarmi. La giornata era splendida, sarebbe stata scenario ideale per il mio matrimonio con Mary ma realisticamente ci siamo dovuti arrendere al fatto che, essendo io stato dimesso la settimana precedente, davvero non sarei stato in grado fisicamente di reggere una giornata bella, ma comunque intensa sotto tanti punti di vista. Sono cose di cui ho già scritto, ma mi rendo conto che tanti arrivano al mio blog anche cercando info sulle due malattie che mi hanno colpito: la Lyell e il Les, nel mio caso correlate tra loro, anche se appare impossibile stabilire l’esatto nesso, quale delle due sia stata in qualche modo propedeutica all’altra. Non è stata facile la ripresa, non lo è, ma di fatto sono andato avanti, sempre con fiducia, forte del fatto che sono attorniato da una struttura solida accanto a me, da una famiglia unita che mi sostiene, da una ragazza che mi ama, e il fatto che anche nei momenti più complicati non abbiano mai ceduto davanti a me, ha contribuito enormemente a mantenere quanto più inalterato il mio equilibrio e la mia serenità. Non era scontato, nonostante io sia uno che guarda sempre il lato positivo delle cose e veda il classico bicchiere sempre mezzo pieno. Non era facile perchè quando hai 36 anni, ti devi sposare dopo che è quello che hai sognato da una vita, avendo trovato la persona giusta accanto a te, quando hai un buon lavoro di questi tempi e devi portare a compimento un lungo progetto di teatro terapia che ti ha tenuto impegnato anima e corpo per mesi, quando devi esordire con i tuoi due libri al Salone del Libro di Torino, invitato per un’interessante tavola rotonda con altri colleghi di casa editrice, quando sei lanciato con diverse collaborazioni sportive e ti ritrovi per non rinunciare a un pezzo cui tieni particolarmente, a scrivere sotto dialisi (l’ho fatta per 5 sedute e basta) o con flebo e trasfusioni di sangue… allora davvero capisci che devi per forza o essere incosciente, oppure un animo puro e forte, come hanno sempre sostenuto tutti i medici che mi hanno curato e seguito amorevolmente in quei lunghi mesi.
Il 2014 pertanto sarà sì quello del pieno recupero, stavolta non farò proclami. Non per scaramanzia, ma perchè in fondo non serve. E’ più importante la conquista del quotidiano, constatare come giorno per giorno mi stia riprendendo, nonostante ci voglia in effetti tanta pazienza, nonostante non sia facile perchè la malattia è cronica ed è necessaria curarla con un’adeguata terapia. Però non è molto limitante, dopo pochi mesi ho ripreso quasi del tutto le mie attività, solo con un pizzico in più di controllo, di moderazione. Porto ancora degli strascichi a livello fisico, nulla di come sarebbe potuta andare, fosse stato qualcosa di peggio, ma qualche segno tangibile di tanta sofferenza c’è, specie in merito all’operazione chirurgica, visto che giocoforza le cicatrici, seppur piccole, sono rimaste. A volte capita mi faccia prendere dallo sconforto, col rischio magari di apparire superficiale perchè guardo all’estetica, alla vanità personale quando dovrei solo ringraziare di essermela cavata. Per carità, sono momenti, e tutti mi dicono che il cortisone – che tuttora sono costretto ad assumere a dosaggi cospicui – una volta ridimensionato, finirà per condizionare l’aspetto (il più saliente è il gonfiore al viso) però mi pesa, penso sia umano. Logico che sono grato, felice e fiducioso, le analisi stanno andando sempre bene, io per primo sento che rispondo perfettamente alle cure e me ne accorgo appunto nella quotidianità. Ho avuto un forte slancio fisico ed emotivo in questi mesi, e ho cercato di incanalare tutta questa rinnovata energia positiva nei miei progetti professionali e di vita. Di fatto il giorno delle nozze si sta riavvicinando, saranno a luglio, siamo prontissimi… di fatto al lavoro ho ripreso da dove ci eravamo lasciati e con gli ospiti del centro dove opero da anni come educatore formatore abbiamo messo a puntino nuove scene sul progetto troncato l’anno scorso (andremo la prima volta su un palco domenica 25 maggio), nuove collaborazioni giornalistiche le sto portando avanti e la lunga degenza ospedaliera mi ha per lo meno dato il tempo per approntare un nuovo progetto letterario che covavo da tempo. Avevo voglia di cimentarmi in un saggio musicale. Alla fine ne è uscito, ne uscirà (ma la pubblicazione ormai è davvero prossima!) qualcosa di molto più grande, dal mio punto di vista, qualcosa di molto sentito, di vero e profondo, perchè attraverso la musica, i dischi, la passione, ci sono io, con i miei ricordi, le mie emozioni. Poi da quel primordiale libro, da quella bozza complicata (perchè ci saranno spunti di riflessioni e rimandi a tanti aspetti del decennio preso in esame, quello dei ’90, periodo per me cruciale come crescita umana e professionale) sono usciti in realtà due volumi! Uno appunto (il cui titolo sarà “Revolution ’90”)uscirà a breve e raccoglierà schede di dischi significativi del decennio, con miei contributi appunto su diversi contesti dell’epoca, 10 excursus più rubriche “amarcord” con episodi legati a un determinato disco o artista; il secondo (dal titolo provvisorio “Rock ‘n Word”) invece uscirà a distanza di qualche mese, sarà il suo “gemello”, e conterrà approfondimenti, interviste esclusive, lasciando la voce ai protagonisti dell’epoca (artisti, gruppi, discografici, giornalisti, addetti ai lavori, organizzatori di eventi). Inutile dire che credo molto in questi lavori, ci ho messo davvero tutto me stesso e spero di riuscire a coinvolgere il lettore, ad emozionarlo, non puntando esclusivamente sul fattore generazionale e nostalgico (che pure è presente, e negarlo sarebbe sbagliato) ma proprio sull’empatia e la spontaneità che spero di essere riuscito bene a trasmettere! Lo so, è stato un lungo sfogo, di cose magari già dette, ma ne ho avvertito il bisogno, è stato come catartico. D’altronde, come si vedeva dai post degli ultimi mesi, col blog avevo ripreso alla grande, con articoli, recensioni, interviste.. in pratica non mi sono mai fermato, l’ho fatto oggi ma solo per fare il punto della situazione, guardarmi attorno, tirare le fila e… ripartire, senza stavolta più fermarsi! Grazie a tutti voi lettori per il tanto supporto dimostrato! Il libro è stato concepito per lo più in ospedale, per questo nei ringraziamenti trovano spazio, mai come in passato, così tante persone, moltissimi di voi che magari inconsapevolmente avete contribuito alla mia risalita!

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6 risposte a “2014: primo resoconto personale e “cosa bolle in pentola?”

  1. C’è davvero tutta la tua forza e la voglia di ricominciare in quello che scrivi, ed è molto bello! Sempre avanti, Gianni!!! E questo vale per te e per tutti noi che da un momento all’altro potremmo trovarci in situazioni ben diverse dalla nostra normale ( e a volte sottovalutata ) quotidianità. Ciao, Gianni….e grazie

  2. Non ci siamo ragazzo mio, davvero non ci siamo. Prima la solita sbrodolata di problemi che fai venire un’ansia… ma ecco il colpo di genio, alla fine. Mitico! E adesso hai da spiegà come funziona. Dunque, tu dici che hai concepito per lo più in ospedale. Sarà mica l’effetto di tutte quelle porcherie che ti han dato? 🙂 Cioè, fammi capire, come funziona quella copulazione per lo più da una parte e, presumo, il resto da un’altra? Una geniale variazione dell’interruptus? Spiega ragazzo mio, spiega.
    Certo che a trentasei anni ne avete di fantasie piccanti, nè?
    Ah, che invidia!
    🙂 🙂 🙂

  3. Che dire, sei un grande e ti ammiro moltissimo per la tua forza e la tua capacità di affrontare la vita con la giusta mentalità. Lo so, abitiamo vicino eppure non ci vediamo quasi mai ma questo non cambia il mio pensiero su di te: ti ammiro molto e sono sicuro che alla tua porta sta bussando prepotentemente il successo, voluto, inseguito caparbiamente e strameritato. Da te ho tanto da imparare, continua così. Sei un maestro di vita. Ciao e grazie.

  4. grazie a tutti amici! non è stato facile ma io sono di scorza dura, raramente ci abbattiamo e mio zio claudio può confermare! 😉 sono molto fiducioso sulla mia ripresa, poi però di nascosto mi tocco perchè va beh la fiducia ma non si sa mai 🙂 Caro Max, tu sei molto prolifico ,continui a scrivere, riscrivere, rivedere, sei un grande, considerando anche che non sei più nemmeno tu un ragazzino (ma sorvolo sull’età 🙂 ) ho scritto molto materiale in ospedale, è vero ma chiaro che poi l’ho rielaborato a casa, per lo più nel periodo di degenza. Ormai siamo pronti a uscire e sinceramente non vedo l’ora…

  5. Ottimo Gian, arriva sempre il momento di fermarsi un attimo e fare il punto della situazione, soprattutto quando si sono vissuti momenti così intensi e non particolarmente positivi (eufemismo): riflettere ci aiuta a metabolizzare e a gettare le basi per il futuro, parlarne ci consente di tirar fuori emozioni anche violente che non possono restare represse dentro di noi. Ci siam già detti molto privatamente e quindi so che le cose stanno migliorando, e che sei a tiro con tanti progetti importanti, progetti che hai coltivato per tanto tempo e che meritano di vedere la luce. Attendo con ansia, inutile dirlo, il tuo saggio “molto più che musicale”. Occhio però che il tuo matrimonio cade proprio durante i Mondiali, potrebbero esserci molti invitati distratti!!!! 😀 Ahah,. scherzo Gian, buon tutto e ci sentiamo presto!

    • sì, Carlo, hai ragione, se non sbaglio – calendario alla mano – il 5 luglio dovrebbe esserci la finale per il terzo posto… credo saranno atrezzati in ristorante con tv e quant’ altro ma onestamente almeno io avrò altro cui pensare 🙂 vedremo…

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