La Cooperativa Sociale Anderlini di Cerea porta in scena a teatro una storia di Gianni Rodari. Quando si dice “un buon progetto di Teatro Terapia”

Questa settimana la cooperativa sociale Anderlini, da più di 30 anni attiva nel territorio veronese per il recupero e la cura di soggetti con varie disabilità, soprattutto comportamentali e psichiche, ha messo in scena, grazie a una sempre più consolidata compagnia teatrale interna, una nuova rappresentazione, come in precedenza curata e diretta dall’esperta educatrice Claudia Branzan. Un lavoro capillare e ben calibrato, mai fine a sé stesso o con pretese di autoreferenzialità, ma piuttosto il ricco compendio di tante abilità messe in campo e in gioco, miscelando l’attenzione e la padronanza dei vari operatori e educatori presenti sul palco e protagonisti della storia assieme a tanti ospiti e amici della struttura, la maggior parte di essi provenienti dal servizio del Centro Diurno (CEOD). Adattando una favola del famoso Gianni Rodari e modulandola secondo le competenze e le reali capacità degli ospiti, Branzan ha ristrutturato una storia ad ampio respiro, ambientata a Venezia e con protagonista un truffaldino Arlecchino – interpretato da un sempre più convincente Daniele Giavara, educatore referente del centro – e coadiuvato nel suo meschino piano da Colombina, impersonificata da una bravissima Tania, che davvero non ha palesato alcuna incertezza o remora sul palco, orami giunta alla sua terza commedia da protagonista. Ma tutto l’insieme è stato meritevole di citazione e gratificazione, dai tanti operatori che si sono adoperati con buoni risultati (dalla consolidata Monica Donato agli “esordienti” Stefano Baldi e Erika Tobaldo, quest’ultima vista all’opera in più ruoli) ai tantissimi “ragazzi”, che di anno in anno stanno mostrando con i fatti la reale, fattiva utilità di un processo educativo simile, in grado di contenere tantissimi obiettivi concreti su cui lavorare per garantire sempre più un benessere generale dell’ospite soggetto a varie problematiche. Ma al di là dell’eccellente resa sul palco, che avrà modo di essere rivalutata in successive esperienze “live” previste da qui a breve tempo, a colpire è sempre più il forte amalgama che si è creato all’interno della Cooperativa Sociale in questione. Un’attività che non è solo “teatrale” o artistica in senso stretto, ma che si fa trasversale, facendo confluire vari laboratori atti a contribuire enormemente allo sviluppo e alla realizzazione ottimale del tutto. Da quello di falegnameria, al laboratorio di cucito, a quello di pittura, solo soffermandoci a guardare e osservare con occhio anche critico i costumi e le scenografie c’è da rimanere ad occhi aperti e tirare il fiato. Merito principale in questo senso è da attribuire al lavoro di Stefano Baldi, Susanna Danaidi e la stessa Claudia Branzan, titolari dei rispettivi laboratori. Insomma tutti concorrono al raggiungimento dell’obiettivo, e un plauso particolare va alla coordinatrice responsabile dell’intera struttura, Elena Tobaldo, che conosco ormai da tanti anni e con la quale ho condiviso una grossa fetta del mio percorso professionale e di vita, avendo lavorato qui anch’io per diversi anni, fino al 2007. E’ già passato un bel po’ da quando la mia strada, almeno da un punto di vista puramente lavorativo, si è separata dall’Anderlini, ma di fatto non ho mai smesso di sentimi affine e vicino al loro contesto, primo perché tuttora opero come educatore formatore nel socio sanitario – seppure in un’altra struttura- secondo perché qui dentro ho lasciato veri amici e… va beh, ormai molti che mi leggono lo sanno, ci lavora pure la mia ragazza, Mary Zingaro. Anche lei ha dato il suo contributo, in veste di annunciatrice e presentatrice, anche se a dire il vero opera più nel servizio residenziale che in quello diurno. Ma, come detto, l’amalgama è il vero motore vincente di questa lunga vicenda chiamata “Anderlini” e il fatto che tutti, ma proprio tutti, remino dalla stessa parte per il benessere dell’ospite. Poi di fatto, tanti anni fa, quando appunto ero il coordinatore educativo del ceod, azzardai – è il caso di dirlo – a proporre un corso di teatro terapia, gestito dalle professioniste della Fondazione Aida di Verona. L’adesione e la partecipazione fu molto alta e ciò che ne conseguì gettò di fatto le basi per la ripresa di un progetto di teatro terapia che sia io poi in altri contesti (specializzandomi sempre più in tal senso), sia appunto gli ex colleghi dell’Anderlini abbiamo poi affinato e portato avanti negli anni. E i risultati direi, vedendo l’esito di questa loro recente nuova avventura, sono evidenti e davvero buoni! Bravi ragazzi!

 

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