Dopo i fasti di Sanremo, alla (ri)scoperta di “Musica X”, l’ottimo album dei Perturbazione

Mi sono ritrovato in questi giorni ad ascoltare più volte l’ultimo album dei Perturbazione: “Musica x”, un disco uscito mesi prima dell’affermazione sanremese del gruppo rivolese e già di gran pregio, ancor prima dell’aggiunta dei brani presentati in gara (la finalista “L’unica”, che ben si è piazzata nella famosa kermesse musicale italiana per antonomasia e “L’Italia vista dal bar”, più legata agli stilemi classici cari al sestetto piemontese).

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Seguo da sempre i “ragazzi” ed è innegabile che quest’anno avessi un motivo in più per guardare con attenzione al Festival. Non è il primo anno che mi ritrovo di questi tempi a patteggiare per questo o quell’altro gruppo durante la gara (solo 12 mesi prima era accaduto con i Marta Sui Tubi in fondo), ma mai come in questa occasione, più ancora che in passato con altre band che amo come Afterhours, La Crus, Marlene Kuntz o Almamegretta, ho provato tanta emozione, per non dire “empatia” nel vedere esibirsi uno dei “miei” gruppi!
Mi piacquero da subito, sin dai timidi ma già delineati tentativi in inglese, sulla falsariga di band che ammiravo e che avevano contraddistinto la mia adolescenza e la mia formazione musicale (i R.E.M. e gli Smiths), e poi, da quando adottarono l’uso della lingua madre, soprattutto con “In circolo” fecero breccia assoluta nel mio cuore (il precedente Ep 36 lo recuperai solo in seguito).

Insomma, si era davanti davvero a un grande gruppo (indie)pop, e sono ben felice di poter dire che quella parolina fra parentesi può appunto diventare superflua, visto che, dopo il passaggio televisivo, anche il pubblico più generalista e meno attento alle realtà che partono “dal basso” si è accorto della qualità e della validità della proposta dei Perturbazione. Canzoni le loro  all’insegna di un alto tasso melodico, adatte veramente a soddisfare diversi palati (da quelli più fini, non a caso i testi delle due canzoni sanremesi sono stati considerati i migliori da quelli dell’Accademia della Crusca, mica scherzi!, a quelli più avvezzi a ogni tipo di proposta radiofonica).

Li ho sempre considerati, insieme ai livornesi Virginiana Miller il miglior gruppo italiano pop rock e non mi hanno mai smentito, nonostante la delusione per il mancato salto di qualità che, a mio avviso, sarebbe stato già meritato ai tempi del passaggio alla EMI per il loro stupendo “Pianissimo fortissimo”. Già il precedente “Canzoni allo specchio”, prodotto dall’illuminata casa discografica piemontese Mescal era notevole, con irresistibili brani come “Se mi scrivi”, la più grande hit mancata della storia della musica italiana recente, la melodica “Chiedo alla polvere”, la malinconica “Un anno dopo” e la dolcissima “Se fosse adesso”. Dopo un altro album ben fatto, ma un po’ interlocutorio e forse poco a fuoco come “Del nostro tempo rubato”, uscito per la piccola ma agguerrita “Santeria”, e del quale è stato poi avviato un fortunato tour, i fari si sono nuovamente accesi sulla band con il ritorno alla casa madre “Mescal” che non ha mai smesso di credere nella loro forza e nel loro talento.

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Dapprima uscito in forma sperimentale, in allegato alla rivista “Xl”, l’album “Musica X” si discosta notevolmente dalle precedenti produzioni del gruppo, se non altro per la confezione sonora data in fase di produzione da Max Casacci, capace spesso di marchiare a fuoco i lavori altrui, spruzzando il tutto con buone dosi di strumentazioni elettroniche, davvero insolite a un primo ascolto di un disco dei Perturbazione. Invece, come successo in passato ad esempio con il disco dei Modena City Ramblers “Viva la vida!Muera la muerte!”, Max ha soltanto “attualizzato” il sound del gruppo, modernizzandolo ma senza nulla togliere all’originalità e alla riconoscibilità degli artisti con cui si ritrova a collaborare.
Il registro poetico di Tommaso Cerasuolo e soci è sostanzialmente lo stesso, fatto di splendidi siparietti quotidiani, scenari magari “piccoli”, perché facenti parte del microuniverso che c’è in ognuno di noi, più che del livello macro, ma descritti e colti con molta purezza, poesia, delicatezza, anche quando i temi si fanno più “scottanti”, come nel caso del duetto con la bravissima cantautrice pugliese Erica Mou in “Ossexione”, in cui si parla apertamente di sesso, come mai prima la penna di Tommaso ci aveva abituati. La stessa Mou alle prese con il difficile secondo album, prodotta da Boosta dei Subsonica, aveva subito un notevole cambiamento dal punto di vista musicale, col positivo risultato di aver ampliato notevolmente il suo spettro d’azione. Anche un brano come “I baci vietati” in cui si vede la collaborazione di Luca Carboni – che davvero ho sempre paragonato a loro proprio per la cifra stilistica dei suoi testi, spesso minimalisti – è molto d’impatto a livello di tematiche, visto che si parla delle diverse generazioni che cambiano ma che in fondo sono sempre uguali. Dolcissima invece è l’ode “Mia figlia infinita”, che a Sanremo ci poteva stare benissimo, al di là del figurone fatto con un brano frizzante, originale e orecchiabile come “L’Unica”.
Elettronica sì, quella dei Perturbazione, ma in fondo un po’ “vintage”, come in “Monogamia”, o nel brano d’apertura “Chiticapisce”, capace di catturare sin dalle prime note, così come l’efficacissimo quadretto quotidiano di una classica coppia d’oggi ai tempi dell’Ikea nel brano “Diversi dal resto”. In “Questa è Sparta” fa capolino invece Niccolò Contessa, alias “I Cani”, quasi a non voler recidere i forti legami con una scena indipendente di cui si possono considerare a ragione dei “padrini” per le nuove generazioni.

Un grande album insomma, impreziosito poi dai due brani sanremesi, e che ora avrà l’occasione di essere nuovamente valorizzato e riproposto in un lungo tour post-Festival che toccherà in pratica tutta la Penisola, a cominciare dalla “mia” Verona, nella data prevista il 14 marzo a Negrar. E io non potrò proprio mancare!

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