Recensione di “When you’re strange: a film about The Doors”

Il canale tematico presente su piattaforma Sky (Sky Arte) è sicuramente uno dei più interessanti dell’intero pacchetto della tv di Murdoch. Da quando è stato visibile propone non solo programmi di arte in senso stretto, ma sin da subito si è caratterizzato per delle felici incursioni nel mondo del cinema, della musica e della cultura più in generale, la stessa che – duole dirlo – è trasmessa sempre con minor frequenza dalle reti generaliste, pubbliche e private.
Nel corso degli anni in particolare ho recuperato documentari splendidi, e ultimamente mi sono concentrato su quelli musicali, considerando la mia autentica passione per le sette note.
Di recente hanno trasmesso “Marley”, lo straordinario affresco sulla vita del re del reggae, in un accurato (e accorato) progetto che ha mostrato dei lati davvero inediti dell’artista, con incursioni nella sua sfera privata, testimoniate dai tanti interventi in presa diretta di persone che hanno condiviso gran parte della sua esistenza. Un viaggio nei solchi dell’amata Giamaica, tra la cultura Rastafari, fino al trionfale ingresso della musica nel cuore e nell’anima del Nostro.

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Ieri sera ho replicato con un altro film a cui tenevo particolarmente: “When you’re strange: a film about The Doors” di Tom DiCillo, prodotto da Peter Jankowski. Realizzato e prodotto tra il 2008 e il 2009, è uscito nel 2010 con un’accoglienza tutto sommato positiva nei vari ambienti della critica statunitense (e la cosa non era affatto scontata, visto che in precedenza per altri film incentrati sulla vita di Jim Morrison, ci furono polemiche a iosa, basti pensare al controverso episodio del ’91 con la prestigiosa firma di Oliver Stone, dove la vicenda del Re Lucertola fu ampiamente estremizzata e romanzata).
Devo ammettere che, mentre nel caso del film su Marley, il mio approccio era stato di curiosità e conoscenza, visto che di Bob sono un moderato fan, per quanto concerne Morrison e più in generale i Doors (per non dire gran parte del florido periodo dei ’60, culminato con il Festival di Woodstock) sono un profondo appassionato e anch’io sono stato folgorato dalla storia del gruppo, e del suo portavoce in particolare.
Per questo ero documentato piuttosto bene, possedendo e avendo mandato a memoria dischi, libri e filmati, ma allo stesso tempo curioso di scoprire qualcosa “di altro”: poi mi stuzzicava il fatto che, a differenza del già citato film di Stone che, quando uscì nelle sale, avevo solo 14 anni e quindi ero facilmente suggestionabile, diciamo così, al punto da pensare che Val Kilmer fosse stato “perfetto” nella parte di Jim (beata ingenuità!), questo prodotto fosse uscito col benestare convinto di tutto lo staff dei Doors.
Poi molti filmati risultavano inediti, specie quelli messi a disposizioni da Paul Ferrara e Jack Lisciandro, amici di vecchissima data di Morrison, compagni di Università all’UCLA di Los Angeles, quando il Nostro fu infatuato, prima ancora che dalla poesia, dal mondo del cinema.
La voce narrante originale è di Johnny Depp, noi ci dobbiamo accontentare di quella dell’onnipresente Morgan, che pure si è occupato di revisionare tutti i testi, e bisogna ammettere che il cantautore nostrano ha interpretato bene il ruolo, mantenendo fede al testo originale.
In definitiva posso dire di non aver scoperto nulla di nuovo, ma se non altro quello che mi rimanda il film è un’immagine più vicina a quella che ho sempre creduto rispetto al mito con cui ci è stato tramandato ai posteri. Mito che Jim Morrison, occorre specificarlo ancora una volta, invero era già assurto ancora in vita, adorato dai fan e percepito quasi come un moderno Dioniso. Una vicenda che non smette di affascinarmi ma soprattutto di rattristarmi, nel vedere come tanta genialità, tanta creatività, tanta personalità possa venire offuscata, finanche annientata da fattori esterni, nel suo caso forse le eccessive pulsioni, la sua voglia di andare “oltre”, come già l’origine del nome della band suggeriva. Una curiosità, una voglia di sfida continua che a un certo punto è stata affrontata con uso sempre più massiccio di droghe e alcool, fino a far perdere a Jim – e, per inciso, a molti altri protagonisti dell’epoca – le vere motivazioni, le vere istanze che lo animavano nel profondo, in conclusione, il vero senso della sua esistenza.

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