Focus giovani italiani: tre storie molto diverse. Falco della Juve Stabia, Lussardi ex Inter, ritiratosi a 21 anni e la nuova sensazione Daniele Guglielmi, a 15 anni titolare in serie C.

Oggi voglio porre l’attenzione sulle vicende recenti di tre giovani, giovanissimi protagonisti del calcio italiano, dedicando queste righe in un sabato “casalingo” causa piccolo malessere influenzale. Meglio prevenire che curare, o meglio, dovrei fare entrambe le cose e lo farò, di certo non voglio rischiare di buscarmi un febbrone da cavallo, viste le precedenti esperienze. Chiusa la parentesi autobiografica, volevo scrivere di tre ragazzi che sono saliti alle cronache (poche, perchè purtroppo di giovani non se ne parla mai abbastanza e, peggio, quando lo si fa, spesso è a sproposito.

Comunque sia, inizio dal più “famoso”, o meglio dal più esperto: Filippo Falco, talento cresciuto nel florido vivaio del Lecce, un tempo nemmeno remoto capace di partorire ben 2 scudetti consecutivi a livello Primavera. Una squadra fantastica, quella agli ordini di Rizzo, composta da Pellè, Camisa, Agnelli, Rosati, Rullo e altri che avrebbero meritato maggior fortuna, su tutti l’attaccante esterno Italo Mattioli e Alessio Carteni, che ebbi il piacere di intervistare

https://giannivillegas.wordpress.com/2012/06/14/pelleecalamaio-ospita-alessio-carteni-classe-85-vincitore-di-due-scudetti-primavera-con-la-maglia-giallorossa-del-lecce/

Ora i tempi sono cambiati ma la politica del Lecce è quella di forgiare giovani campioni, indipendentemente dalla categoria in cui si trova (sembra che però finalmente dopo due stagioni tribolatissime, il trend sia finalmente cambiato in modo favorevole). Tra gli ultimi fuoriusciti di una buona nidiata, quelli tra il ’92 e il ’94 vanno segnalati i buoni esordi tra i pro del fantasista Falcone, già buon protagonista a Lanciano un paio d’anni fa, Rosafio, Malcore, il più giovane di tutti Di Mariano, un funambolo dalle doti tecniche evidenti, passato di recente a completare la sua maturazione nel vivaio giallorosso, ma della Roma.

Ma il più pronto, il più talentuoso in assoluto sembrava davvero Filippo Falco, ribattezzato con poca fantasia, a dire il vero “il Messi del Salento”. Ai tempi di Maradona c’era anche qui l’epigono, trovato in Miccoli, tornato come da sempre desiderava, a casa per chiudere la carriera proprio nel capoluogo salentino.

filippo falco.articolo

Falco ovviamente non potrà mai avvicinarsi alle vette di colui che vorrebbe in qualche modo ricordare, per modo di muoversi, dribblare e per l’uso del mancino, ma almeno le qualità per approdare nella massima serie ci sono tutte, e l’ottimo impatto avuto nella sua nuova squadra, la Juve Stabia è stato a dir poco esplosivo, basti guardare che razza di gol ha segnato su punizione contro il favorito Spezia. Falco che in precedenza aveva stentato a mostrare le sue doti, una volta lasciato Lecce e un esordio in prima squadra da 27 presenze condite da 2 gol,  prima a Pavia (dove comunque aumentò il suo bottino, mettendo a referto 8 gol in 29 partite), poi a Reggio Calabria, in una squadra di blasone ma impelagata in una stagione nata male. Ora a Castellammare di Stabia, pur in un contesto di classifica a dir poco deficitario, può fungere da uomo decisivo, da jolly capace di svelarsi quando meno te lo aspetti.

Sempre a Pavia è transitato per poco tempo il suo coetaneo Andrea Lussardi, ex giovanili fra gli altri dell’Inter che lo aveva prelevato a sua volta giovanissimo dal Piacenza. Tornante vecchio stampa, ala classica dai piedi buoni, pronto al dribbling alla bisogna ma soprattutto felice pedina tattica per ogni allenatore, ha cominciato purtroppo presto a manifestare anomalie cardiache, emerse pubblicamente col senno di poi. Sporadiche le sue presenze, tra problematiche fisiche, una volta rientrato a Piacenza da professionista, mentre a Pavia nel 2012 fece un buon campionato da titolare, anticamera purtroppo del canto del cigno, giunto non del tutto inaspettatamente, dopo la stessa identica sorte toccata a un altro ex grande giovane talento interista, Felice Natalino.

https://giannivillegas.wordpress.com/2013/10/31/felice-natalino-si-ritira-dal-calcio-giocato-a-21-anni-ripercorriamo-la-sua-storia/

Un peccato davvero per questa promessa del calcio italiano, capace di arrivare anche a vestire le maglie della nazionale giovanile azzurra, fino all’Under 19.

lo sfortunato Lussardi, costretto a lasciare il calcio per problemi cardiaci

lo sfortunato Lussardi, costretto a lasciare il calcio per problemi cardiaci

E se vogliamo parlare di autentiche promesse, nella giornata che ha visto finalmente debuttare positivamente dal primo minuto in serie A il predestinato portiere dell’Udinese Scuffet, votato miglior portiere al recente Mondiale Under 17 giocato quest’estate, non posso proprio evitare anch’io di spendere qualche meritatissima parola sull’enfant prodige del calcio italiano: Daniele Guglielmi, difensore centrale ormai titolare del Barletta, Lega Pro, prima divisione, ex serie C/1 per capirci, classe… 1998!

Ebbene sì, questo è un giovane non da tenere d’occhio…  ma da prendere assolutamente. Gli amici cronisti pugliesi – ne ho diversi per motivi personali, visto che la mia ragazza è originaria della provincia di Foggia  🙂 – me ne parlano come di un giocatore già pronto sin dal debutto, con una personalità e una maturità incredibili per un quindicenne qual era all’epoca del suo recente esordio. Stazza da granatiere a dispetto della giovanissima età, sguardo timido ma che non tradisce emozione, gara dopo gara si sta misurando contro attaccanti navigati per la categoria e finora è riuscito a domarli tutti con maestria e sicurezza, in un ruolo assai cruciale e delicato, dove non contano solamente le doti tecniche. Poi che accadrà, fermo restando ovviamente che dovrà confermarsi partita dopo partita in un campionato impegnativissimo? Andrà come pare scontato, in una big italiana che gli farà completare tutto l’iter giovanile? Ricordo che quest’anno i ragazzi che chiuderanno il ciclo della categoria Primavera sono i ’95, quindi di 3 anni più vecchi di Guglielmi. Che farà, 3 anni di settore giovanile dopo un anno da titolare in serie C a 16 anni? Io mi auspicherei un passaggio almeno in B, per continuare a crescere, salendo di categoria e testandosi con giocatori ancora più validi ed esperti. Ma le logiche italiane in fatto di calcio giovanile, a me, che pure per passione e per lavoro, seguo con particolare interesse da tanti anni, ancora talvolta sfuggono!

Guglielmi, baby prodigio classe '98

Guglielmi, baby prodigio classe ’98

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3 risposte a “Focus giovani italiani: tre storie molto diverse. Falco della Juve Stabia, Lussardi ex Inter, ritiratosi a 21 anni e la nuova sensazione Daniele Guglielmi, a 15 anni titolare in serie C.

  1. A proposito di Juve Stabia hai un parere e/o informazioni su Mattia Montini, da poco passato alle vespe e protagonista con una tripletta nella finale primavera tra Roma e Varese? Mantiene le promesse o promessa inespressa è rimasto?

    • ciao!!! Mattia Montini purtroppo non sta mantenendo le promesse. Per carità, è ancora in una fase di maturazione, diciamo così, specie per i parametri italiani, dove un calciatore 22enne come ormai è lui, viene giudicato ancora alla stregua di un ragazzino appena uscito dalla Primavera o poco più. Nell’ultima sessione di calcio mercato è rientrato a Cittadella dopo la parentesi di Castellammare di Stabia. davvero per lui e per tutta la squadra campana sfortunata, nonostante a mio avviso la rosa di inizio stagione non fosse malaccio. Dopo l’exploit nella bellissima, memorabile finale Primavera contro il Varese. Lui era il terminale offensivo, meno appariscente di compagni fortissimi quali le mezzepunte Caprari, Piscitella, Politano (tutti in orbita Pescara), mentre i fari erano Florenzi, Antei e Viviani, un altro che sta faticando a emergere in un ruolo difficile come quello del regista. Prometteva benissimo anche il piccolo Ciciretti, altro ’93, purtroppo troppo limitato dal punto di vista fisico, è ancora in Lega Pro. Tornando a Montini, da professionista, un attaccante per salire alle cronache deve “buttarla dentro”, c’è poco da fare! Il curriculum fa la differenza, se ti mandano a fare esperienza, è naturale faticare all’inizio, ti ritrovi contro dei difensori arcigni, che ti tastano, ti misurano subito. La gavetta va bene, ma ci vuole a un certo punto un exploit, tipo quello di Sau, non a caso uno dei miei favoriti in assoluto, uno che ha sudato per arrivare dove è arrivato. Tanta gavetta all’inizio tra Lecco e Manfredonia, fino all’incontro con un allenatore che lo ha esaltato come Zeman. Poi è stato bravo a confermarsi anche in categoria superiore, alla Juve Stabia appunto e poi storia recente al Cagliari. Mi auguro che anche Montini possa ripercorrerne le gesta, anche se lui è un centravanti boa, ha bisogno di tanta assistenza davanti. Alle prossime!!!

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