Finalmente nelle sale l’atteso “Lo Hobbitt – La desolazione di Smaug”: film da non perdere!

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E’ ripreso fragorosamente il viaggio in missione dello Hobbitt Bilbo Baggins e dei suoi “amici” nani, capitanati da Thorin Scudodiquercia, alla ricerca dell’antico reame di Erebor, ora sottomesso dal gigantesco e spavenosissimo drago Smaug. Nel primo episodio fu Gandalf il Grigio a convincere, cercando di puntare sul loro orgoglio mai perduto, i nani a riappropriarsi dell’antico splendore. Se la trama del primo episodio fu comunque, pur tra licenze poetiche varie, il più possibile allineata al capolavoro di Tolkien, in questo caso la fantasia dell’abile Peter Jackson in alcuni frangenti ha preso il sopravvento, come nel caso dell’inserimento di un personaggio chiave ai fini di questa storia, l’elfo Silvano Tauriel, interpretata magnificamente da quella Evangeline Lilly, già ammirata nella fortunata serie tv “Lost”. Una “forzatura” che comunque pare aver convinto pubblico e critica, soddisfatti della resa generale e dell’impennata data in quel contesto alla vicenda, visto che, ad altri concetti molto profondi evidenziati nella pellicola, e prima ancora ovviamente nel “librone” da cui è tratto, si sono aggiunti altri come il tradimento – delle proprie origini e della riconoscenza – , la vicinanza tra le due razze – appunto quella tra l’eroica Tauriel e il nano Kili – e l’onestà, il coraggio.

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Prodotti ben miscelati, che rendono il film qualcosa di ben più definitivo e concreto di un pur validissimo e pirotecnico fantasy. Gli ingredienti per gli amanti di questo genere comunque non mancano, anzi, ma a far da sfondo, a strutturare il tutto rimane una storia che fa della pienezza di significati esistenziali la sua vera forza. La guerra tra Bene e Male, la sete di potere che può annientare tutto, il coraggio ritrovato o scoperto, la lealtà, la lotta ai pregiudizi, il valore della dignità. Tolkien in questo è stato un maestro del Novecento e ora la sua opera ha una degna contrapposizione filmica da quando il prima outsider regista neo zelandese Jackson si è imbattuto in un progetto che sembrava davvero non alla portata di nessun creativo, visto in quanti ci avevano provato con scarsi risultati. Sorvoliamo quindi dal mio punto di vista alcune scene particolarmente “audaci” come la traversata sui barili che conduceva dal regno degli Elfi alla Montagna: spettacolare, per carità,e molto adrenalinica, ma forse un po’ troppo sul modello “videogioco” per i miei gusti (nelle scene di Legolas in particolare) , ma per il resto davvero ho poco da obbiettare. Un film assolutamente da vedere, anche se ora toccherà attendere fino al prossimo Natale per vederne l’esito finale.

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