La Nigeria domina il Messico nella finale del Mondiale Under 17: 3 a 0 per le Aquile africane.

Al Messico non è riuscita l’impresa di bissare la vittoria al Mondiale Under 17, conquistata due anni fa e stavolta disputata negli Emirati Arabi Uniti. Troppo forte a conti fatti la Nigeria, che già nella fase a gironi aveva umiliato i campioni in carica centramericani con un sonoro 6 a 1.

In occasione della finalissima gli africani si sono invece limitati a sconfiggere gli avversari con “solo” tre gol di scarto, ma sul piano del gioco davvero non c’è mai stata partita.

Il Messico, a dire il vero, aveva faticato non poco ad arrivare sin lì, sconfiggendo l’Italia con un 2 a 0 meno netto di quel che si pensa, poi battendo ai rigori il super favorito Brasile degli astri nascenti Mosquito, Danilo e Boschilia, e infine l’Argentina in semifinale (a dirla tutta, una delle selezioni, quella argentina, tra le meno interessanti degli ultimi due decenni).

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La Nigeria invece ha viaggiato sul velluto, e non è certo la prima volta che a livello giovanile finisca per prevalere lo strapotere delle compagini africane: basti pensare che solo le Aquile verdi hanno sinora vinto ben 4 edizioni della manifestazione iridata in questione (1985, 1993, 2007, oltre a quella conclusa ieri). Ma stavolta a colpire sono state soprattutto altre qualità rispetto alla componente meramente fisica e atletica. Ben schierati in campo, con una difesa accorta, abilissima nei fuorigioco e attenta a ogni minimo dettaglio, forte ai lati dove i terzini (da tenere assolutamente d’occhio quello destro, il capitano Muhammed, capace di garantire spinta continua, ripartenze efficaci e prodezze assortite, vedi il terzo gol siglato da lui con una splendida punizione a giro finita sul sette) accompagnano sempre l’azione, veloci come frecce, e a centrocampo dove solidità e leggerezza vanno a braccetto.

Dalla trequarti in su poi spazio all’ariosità e alla pura tecnica delle bocche da fuoco, e per capire di cosa si stia parlando basta guardare l’azione che conduce alla rete del vantaggio africano, da manuale del calcio, direbbe qualcuno! Un contropiede orchestrato in maniera perfetta, completato in malo modo dal difensore messicano Aguirre (comunque uno dei migliori della spedizione biancorossoverde) che, nel maldestro tentativo di anticipare un lanciatissimo Yahaya, spedisce egli stesso la palla nella rete strenuamente difesa fino a quel punto dal bravo portiere Gudino – probabilmente il migliore di tutto il Mondiale.

Nella ripresa raddoppierà l’altro super talento nigeriano, Iheanacho, fantasista abilissimo sul piano tecnico, leggiadro quando parte palla al piede e dotato di una velocità impressionante, anche nello stretto, come si evince dai numerosi triangoli, lanci, passaggi filtranti messi in cantiere durante queste partite mondiali.

Nella semifinale per il terzo e quarto posto non c’è stata proprio storia, con una Svezia mai vista così forte a questi livelli, capace di schiantare con un secco 4 a 1 l’Argentina, grazie a uno strepitoso Berisha, autore di una magica tripletta e proclamato alla fine come capocannoniere del Mondiale.

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