Intervista a Davide Solfrini, autore dell’interessante disco “Muda”

PELLEeCALAMAIO ospita il giovane cantautore Davide Solfrini, autore di un interessante album in bilico tra pop, canzone d’autore e cantautorato moderno.
“Ciao Davide, piacere di averti qui. Ho trovato il tuo disco interessante, fin dalle note di presentazione, in cui non nascondi le tue passioni principali, i tuoi modelli ispiratori. A questo punto, vorrei chiederti come è partita la tua avventura musicale; quando hai realmente deciso di passare dall’altra parte della “barricata” e provare tu stesso a comporre i tuoi brani?”

Ciao, e grazie a te per questo spazio che mi concedi. Beh… non c’è proprio una data precisa, e forse nemmeno un periodo. Fin da giovanissimo il mio mondo musicale è sempre stato quello d’oltre oceano (e naturalmente oltre Manica), così per tanto tempo anche se spesso mi venivano spunti per testi in italiano (che è pur sempre la lingua nella quale penso) li bocciavo io per primo immediatamente o, nella migliore delle ipotesi, ci lavoravo un po’ per poi accantonarli. Il vero “coraggio” l’ho tirato fuori quando nel 2007 insieme a 2 musicisti e amici ho messo in piedi un trio per proporre i miei brani dal vivo traendone parecchie soddisfazioni, anche se la cosa per vari motivi è durata poco… ma ora sono nuovamente on the road!

“Nelle tue canzoni noto una peculiarità rispetto ad altri cantautori che stanno emergendo, specie nel panorama indie: accanto a testi interessanti, associ ottime melodie, delle musiche ben arrangiate, anche talvolta con strumenti, diciamo insoliti, in un contesto vicino al rock. Qual è il tuo processo creativo, come ti poni davanti a un’idea? Prima getti le basi musicali o parti da una frase, dal testo e di conseguenza la inserisci in un contesto musicale adatto?”

Non ho un metodo di lavoro, a volte parto da una cosa e a volte dall’altra, ovviamente, inutile dirlo, i risultati che apprezzo di più sono quelli che arrivano da soli e con pochissimo lavoro, quelli per così dire più “freschi”!
Per quel che riguarda le melodie mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato questa cosa! …io mi sento più un “autore pop” che un “cantautore”. Sto sempre molto attento ad essere più emozionale che “filosofeggiante” (anche se non sempre ci riesco), insomma… secondo me una melodia interessante ed un testo scorrevole e ricco di immagini sono molto più preziosi ed emozionanti di mille concetti intelligenti o frasi sagge…
…in fine non vanno dimenticati i vantaggi che oggi può dare l’home recording. in un comune pc, se associato ad un’interfaccia audio di media qualità, qualche microfono discreto e un po’ di malizia da parte di chi lo usa, ci sono 1000 volte le potenzialità delle attrezzature che avevano a disposizione i Beatles quando registrarono “Sgt. Pepper”; questo offre a quelli come me la possibilità di lavorare con calma (e quindi con un po’ più di “amore”) ad ogni piccolo particolare dell’arrangiamento senza l’angoscia del “tassametro” dello studio di registrazione!

“Noto che tendi a scrivere storie, a narrare più che a essere introspettivo e palesemente autobiografico, anche se immagino ci sia molto di te stesso nei brani, specie quando parli d’amore, quegli stati d’animo che tutti noi ci siamo ritrovati a provare. Qual è la canzone più “personale” e quella invece più “generalista”, nella quale hai voluto dare semplicemente uno sguardo alla realtà (mi viene in mente il caso di “Binari”, uno dei miei pezzi preferiti del tuo album)?”

Di fatto quando parlo della “realtà” è pur sempre una realtà filtrata e “corrotta” dai miei occhi. “Binari” è un brano ispirato dalla visione di una ferrovia abbandonata (Fano – Urbino), ma in alcuni tratti ancora ben conservata, ed è da tempo un tema ricorrente nei miei sogni, i binari in disuso diventano il simbolo delle comunicazioni perse e dell’isolamento delle parti “locali” o “regionali” della nostra anima in favore dell’ ”alta velocità” dei doveri quotidiani. Alla fine a me sembra che ogni cosa che accade dentro me accade anche al resto del mondo e viceversa…
Per rispondere alla domanda comunque direi che il brano più generalista è “Muda”; è un po’ la caricatura apocalittica del nostro modo di vivere e di dare valore ad alcune cose piuttosto che ad altre.
Personali lo sono tutte, forse in particolar modo “La vita degli altri”.

“Quant’è importante per te la dimensione live e come ti senti quando devi affrontare il pubblico? Sei tra coloro che, una volta giunti sul palco, si sciolgono subito o avverti ancora una certa tensione? E qual è stata sinora la soddisfazione più grande ricevuta da un tuo concerto, una tua esibizione?”

La dimensione live per me è una cosa molto naturale, salgo sul palco e suono. Una cosa che ti posso dire è che quando ho la possibilità di esibirmi insieme al gruppo sono contento come un bimbo!!! Ma è difficile trovare persone alle quali dire: “Ehi! Tu ora suoni per me, con il mio nome, fai quello che dico io, quando lo dico io e senza guadagnarci niente o quasi, solo per la gloria (LA MIA anche quella)!!!” grazie a Dio ultimamente i miei amici Francesco Cola (fidato batterista da sempre), Omar Bologna, Paolo Pritelli e Matteo Dondi (Aka Mr. Soul e Small Jackets) mi hanno dato e mi stanno dando tutt’ora un grande aiuto!
Ovviamente quando sei un semisconosciuto come me “soddisfazione” può essere semplicemente catturare l’attenzione di una persona su 20 del pubblico che hai di fronte e che non era lì per ascoltare te…

“Ho compreso cosa significhi la parola “Muda” (spreco di tempo, in giapponese), come ti sei accostato a questo termine? E’ una mia semplice curiosità…”

Fino al mese scorso sono stato operaio in un’azienda nella quale è stato attivato un metodo di produzione ispirato a quello della Toyota e della Porsche. Basato sulla ricerca della massima produttività per ogni singola operazione, in questo contesto ovviamente il “grande nemico” è MUDA ovvero lo spreco di energie e i movimenti improduttivi, termine e concetto che io, manco a dirlo, ho trovato estremamente “fraterno”! (…infatti ora sono disoccupato!!!).

“Quanto ti impegna la musica nel tuo vivere quotidiano? Quanto ti assorbe? Al di là della ben nota crisi discografica, cosa vedi nel tuo futuro? Ancora dischi, canzoni da suonare in pubblico, semplice passione o.. non è che ti vedremo a X Factor tra qualche tempo… ? Il tutto per rimarcare quanto siano cambiati i tempi e come sia difficile per un giovane cantante far arrivare i propri pezzi. Da molti pareri raccolti in questi ultimi due anni, ancora non ho capito se sia meglio ora che il web e la tecnologia danno modo di far arrivare la propria musica senza necessariamente tanti filtri, o una volta quando esisteva la gavetta col “mito” di farsi notare da una casa discografica o da un produttore”

Anche se non ho mai avuto finora il coraggio di buttarmici dentro fino in fondo la musica mi ha sempre assorbito fino in fondo, qualsiasi cosa io stia facendo ho una melodia o un ritmo che mi ronza nella testa oppure sto pensando a come realizzarlo, d’altronde purtroppo… solo chi lo ha fatto sa qual è l’espressione che si dipinge sui volti del 99% delle persone che conosciamo se proviamo a rivelare loro che intimamente nulla ci sta a cuore più della musica (o della letteratura, cinema, fotografia ecc…), diventi l’idiota che non distingue più i totem dai tabù… finchè sarò vivo la musica nella mia vita ci sarà! (ma non ditelo a nessuno)
Per quel che riguarda futuro, passato, meglio o peggio, web, marketing, diffusione, x-factor, etichette, gavetta, produzioni ecc… posso solo dirti che ogni volta che cerco di farmi un’idea ci rinuncio dopo pochi secondi, e quelle poche volte che sono riuscito a farmene una nel giro di poco tempo i fatti mi hanno dato torto! Mi arrendo…

“In chiusura, mi tolgo un’altra curiosità fattami notare da Carlo Calabrò, un caro amico musicofilo… Per caso conosci o sei parente di Alberto Solfrini, cantante anni ’80?”

Penso proprio di no, anche se ho diversi parenti e “rami” di parentele in quella zona che non conosco, quindi non lo posso proprio escludere! ho ascoltato alcuni dei suoi brani dopo che la siae mi ha bloccato un titolo di canzone in deposito proprio per omonimia…
Nel salutarti e ringraziarti per la tua disponibilità e gentilezza, ti faccio un grosso “in bocca al lupo” per i tuoi progetti e il tuo futuro.

(Gianni Gardon)

Grazie a te e… crepi il lupo!

(Davide Solfrini)

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