Recensione di “MUDA”, buon debutto di Davide Solfrini, tra pop d’autore e moderno cantautorato

Una bella sorpresa – e non è certo l’unica in anni di interessanti produzioni – ci arriva dalla New Model Label, etichetta indipendente ferrarese che fa capo a Govind Khurana. L’album in questione è “MUDA” termine giapponese che sta per “spreco di tempo”, ed è la stessa cosa che ha voluto enfatizzare il trentaduenne Davide Solfrini, che ha registrato, prodotto, e ovviamente scritto e composto questo primo album “lungo” dopo due interessanti ep, di cui il secondo totalmente in lingua inglese. Tra le esperienze maturate dall’autore negli anni, diverse partecipazioni a Radio RAI e la collaborazione in un live del 2005 con Country Joe McDonald – che fu protagonista a Woodstock.

l'autore impegnato negli studi di Radio Rai

l’autore impegnato negli studi di Radio Rai

Difatti i riferimenti di Solfrini, nato e cresciuto a Cattolica e sin da giovanissimo attivo con più band locali, sembrano essere oltre oceano, soprattutto nel pop d’autore dei primi R.E.M. ai quali, per sua stessa ammissione, ha provato a ispirarsi in un frizzante ma pure malinconico ritratto musicale, quello di “Marta al telefono”.

Cantautore sì, ma non di quelli eccessivamente “verbosi” per così dire, nonostante abbondino i pezzi in cui la fanno da padrone più i concetti, le idee che le storie o le trame in sè, penso a riusciti episodi come “La vita degli altri”, il cui titolo e intenzioni traggono spunto dall’omonimo film o in “Binari”, tra i più riusciti del lotto. Alcuni brani virano più sul personalismo ma raccontano di fatto temi universali come in “Cristallo” e “”Equilibrio”.

Piace anche l’utilizzo di strumenti inconsueti o comunque acustici ad accompagnare canzoni la cui struttura in apparenza semplice nasconde invece dei buoni arrangiamenti, delle soluzioni mai banali, anzi direi che è più l’aspetto prettamente musicale, la pulizia e la bellezza di note magari semplici ma ben valorizzate ad avermi colpito, più che il cantato che, a mio avviso, resta la parte più debole.

Spiace constatarlo, ma probabilmente se le 9 canzoni (la decima è una versione live del brano di apertura “Musa”, anch’essa degna di nota, specie per la parte musicale, che prende ispirazione da un brano dei Grant Lee Buffalo) di Solfrini fossero state affidate ad altri per l’interpretazione vocale, il risultato molto probabilmente sarebbe stato migliore, visto il cantato dell’autore certamente non stonato, ma scarso di sfumature, sin troppo monocorde. Un piccolo neo nel contesto di un buon debutto, da incoraggiare e promuovere.

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