“Lassociazione”: ecco un gruppo folk da seguire assolutamente!

E’ un po’ che nel mio lettore cd, o in auto, mi riscopro ad ascoltare un disco che si è insinuato piano piano tra le mie preferenze: quello dell’ensemble emiliano “Lassociazione”, che con “A strapiombo” ha esordito nel 2012, sotto egida Edel (“Peones/edel/Bollettino).

Un album nell’essenza folk, come ne ascolto tanti, e difatti ho messo un po’ prima di metterlo a fuoco e comprendere che si tratta di un lavoro superiore alla media di quelli in cui mi imbatto.

lasso

Solitamente chi si accosta alla musica folk, o perlomeno dai forti e pregnanti connotati popolari, colpisce l’orecchio per la genuinità, la spavalderia, la passione, ma non tutti miscelano poi egregiamente – come invece è riuscito a Lassociazione – con testi dai richiami profondi ed evocativi, con poesia, come è solita fare ad esempio una band storica come “La casa del Vento”.

Ne Lassocisazione trovano spazio molti elementi: il recupero della memoria, il dialetto a colorire storie fortemente connotate nel territorio reggiano/modenese, una voce calda e intensa, melodie efficaci e ricche di atmosfere, suggestioni che variano dal malinconico al romantico, all’epico, e infine, ma elemento non trascurabile, una produzione quanto mai superba, frutto della mano sagace dell’esperto Gigi Cavalli Cocchi, già noto per la sua trentennale esperienza al cospetto di Ligabue, Clandestino e Csi, giusto per citare i suoi progetti più conosciuti.

Artefici principali del gruppo, composto da 8 validissimi elementi, tutti con alle spalle esperienze varie e significative sono soprattutto il giovane e talentuoso cantante e chitarrista Marco Mattia Cilloni, a cui si devono gran parte delle composizioni musicali del disco; l’armonicista Giorgio Riccardo Galassi, poeta del gruppo e all’occasione voce recitante e appunto Gigi Cavalli Cocchi: i tre si sono occupati anche della produzione artistica ed esecutiva.

Completano il quadro Francesco Ottani, chitarrista e voce, Enzo Frassi a basso e contrabbasso, Massimo Guidetti ai fiati (tromba, filicorno), Marcello Ghirri al banjo e chitarra e Filippo Chieli a impreziosire il tutto con la sua viola, essendo poi pure il responsabile dell’arrangiamento di archi: un grande contributo quello del valido ex Modena City Ramblers.

Nella fattispecie catturano l’attenzione la vispa e spigliata, e assai riflessiva a livello contenutistico “Santa Maria”, posta in apertura, l’avvolgente e sognante “Vorrei cantare la vita”, le dialettali “Zichin” e “In cimbali”, dall’arrangiamento interessante e composito. Spiccano inoltre nel lotto la countryeggiante “Me i sun c’me sun”, dal sapore antico e la riuscitissima cover di un classico della musica italiana “alternativa”, quella “Fuochi nella notte (di San Giovanni)”, immortalata quasi vent’anni prima dalla ieratica voce del maestro Giovanni Lindo Ferretti, e a loro molto vicina, sia a livello geografico che concettuale. Un brano che rivestito da suoni acustici, armoniche e doppie voci riesce a ricreare la stessa magia dell’originale, eguagliandolo in magnetismo. 

Nell’album hanno collaborato in alcune tracce anche nomi prestigiosi come gli ex Csi Massimo Zamboni e Ginevra di Marco (sua la voce nell’aggraziata e dolce chiusura “Al ciel an’ghimporta”), Erik Montanari, Antonio Braidi, col suo violoncello in “Vorrei cantare la vita” e Gianfranco Fornaciari, che con i suoi tocchi al piano e all’organo ha conferito solennità ed eleganza a gran parte delle tracce registrate, quasi fosse un elemento aggiunto, occulto del gruppo.

Ultima considerazione riguarda lo splendido lavoro di “packaging”, creato e realizzato Max Cavalli Cocchi, in un’epoca sempre più digitalizzata, è ancora bello tener in mano un prodotto ben fatto, un cd corredato di un ottimo libretto, con testi, bellissime foto, e una cura e una raffinatezza delle immagini rare.

Un album da scoprire e da valorizzare!

http://www.youtube.com/watch?v=T5MQZpERm1I

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