Mercato last minute: ha senso per il Milan l’operazione Kakà? Uno sguardo su altri talenti svaniti precocemente

Una delle cose più belle di quando ti passano a trovare gli amici all’ospedale è che – dopo i vari e necessari aggiornamenti sullo stato di salute – si possa finalmente liberare la mente e tornare a sparare cazzate, ridere, cambiare argomenti. E lo stesso ovviamente accade coi famigliari più stretti, mia mamma, i miei fratelli, mia sorella, la mia fidanzata, ma è chiaro che lì il coinvolgimento emotivo è più forte e quando sono qui, cerco soprattutto di rassicurare e loro fanno lo stesso con me, dandomi forza.

Fatto sta però che ieri, sarà stato l’entusiasmo per un mio imminente rientro tra le mura domestiche o cos’altro, con mio fratello Nico, a un certo punto ci siamo estraniati dai discorsi, e abbiamo iniziato a esternare i nostri pareri sul calcio… Ah, finalmente! Di fatto, pur avendo la tv in camera non ho visto sinora nessun gol e la Gazzetta che prendo quotidianamente, visto che qui il tempo per leggere o scrivere di certo non manca, non sopperisce il mio desiderio di tornare alla normalità, parlando appunto anche di cose come il calciomercato, che in teoria in condizioni normali mi assuefa, fino a evitarlo.

Abbiamo sostanzialmente parlato di cose semplici, ma la discussione era incentrata più che altro sui cosiddetti colpi “last minute”, su un mercato povero (anche se ha portato ottimi giocatori quest’anno) e su strategie poco comprensibili alla massa dei tifosi.

Tipo le famose “suggestioni”, l’ultima delle quali affiabiate a un redivivo Milan, dopo la convincente vittoria di ieri col rotondo 3 a 1 contro il Cagliari.

E’ stata indubbiamente un’estate tribolata per i rossoneri (non paragonabile alla mia) ma comunque pesante. Con i tormentoni Ljajic, definitivamente tramontato, e Honda, ancora da definire, alla fine è sempre più probabile l’ipotesi che il famoso trequartista, a quanto pare indispensabile dalle parti di Milanello, sia legato al ritorno clamoroso di Kakà.

il campione KAKA' nel suo massimo splendore calcistico, trascinatore del Milan in Europa e fresco vincitore del Pallone d'Oro

il campione KAKA’ nel suo massimo splendore calcistico, trascinatore del Milan in Europa e fresco vincitore del Pallone d’Oro

Ma siamo sicuri sia questa la mossa vincente del calciomercato ultimo minuto? Intendiamoci, si sta parlando di un campione, uno dei talenti più fulgidi degli ultimi 20 anni, al quale davvero negli anni d’oro non si può rimproverare nulla (altrochè, con tutto ciò che ha contribuito a far vincere al Milan!) ma di quel giocatore da tempo, troppo, si sono perse le tracce da tempo ormai. Poi che nessun tecnico, al di là di alcuni problemi fisici che lo hanno attanagliato, specie nei primi tempi post Milan, abbia puntato su di lui, da Pellegrini, all’integerrimo Mourinho fino ad Ancelotti, di cui era pupillo e con il quale ha condiviso gloria e trofei, mi induce a pensare che sia più un’immagine da cartolina buona per i tifosi nostalgici rossoneri che non redditizia ai fini della classifica. E che dire di Casillas, fino all’altro ieri considerato alla stregua di migliore o di secondo migliore (dietro l’istituzione Gigi Buffon) portiere del mondo? Avrà pure avuto un rapporto assai poco idilliaco con il non conciliante Special One, ma a livello tecnico mi pare che anche il ben più placido Ancelotti tenga fede alle nuove gerarchie… non è che ci sia davvero un calo di rendimento netto del portiere come causa di tutte queste panchine?

Già con Gulllit e Sheva il Milan compì un errore di valutazione nel riportarli a Milano, in ogni caso mi auguro per Ricardo, giocatore che –  intendo sottolinearlo – ai tempi del Milan mi entusiasmava e non poco, che a lui le cose possano veramente tornare a girare per il verso giusto, considerando che una componente psicologica (insicurezza, perdita di fiducia e quant’altro) avrà sicuramente inciso nel suo precoce declino.

Solitamente sono i grossi infortuni a frantumare sogni di gloria, o a interromperli, o a frenare il volo di giocatori promettenti, ma non di rado accade che, quasi inspiegabilmente, avvengano delle “metamorfosi” in campo. Se torniamo indietro di tanti tanti anni,  il buon Peppino Meazza in pratica, dopo aver incantato il mondo, a 30 anni aveva già dato il meglio, anche se poi giocò per molto tempo ancora ma dai tempi del famoso “piede congelato” che lo fermò nel pieno della carriera, non inanellava più prestazioni da campione. Anche lo juventino Felice Placido Borel, meglio conosciuto come Borel II o col soprannome di “Farfallino”, a poco più di 20 anni aveva già segnato caterve di gol in A da terminale offensivo della famosa Juve del quinquennio. Poi non si ripetè più su simili standard, ma cambiando ruolo in campo e diventando valido mezz’ala, fece comunque il suo per il resto della carriera.

Lo stesso non si può dire di un altro ex famoso juventino, Bruno Nicolè, fenomeno da giovanissimo e trionfatore in un altro bel ciclo bianconero. Un predestinato che poi perse la sua identità, dapprima a livello tattico, nel contesto di un calcio di sicuro meno elastico di oggi. Lui, fortissima punta centrale nel Padova, alla Juventus, vista la spietata concorrenza davanti, viene dirottato contro voglia all’ala destra, ruolo poco congeniale per le sue caratteristiche… Ma questa non può essere un’alibi plausibile, visto che nemmeno successivamente a Roma fece più intravedere le meraviglie dei primissimi anni giovanili e in pratica a nemmeno 30 anni il suo nome sparì dalla cronache.

Bruno Nicolè, fenomenale talento italiano, smarritosi precocemente

Bruno Nicolè, fenomenale talento italiano, smarritosi precocemente

Tornando sulla terra e parlando di giocatori di media fascia, con mio fratello ci siamo soffermati, senza quindi ricorrere alle vicende dei campioni, su due giocatori che conosciamo molto bene, avendoli visti “crescere” a Verona, sponda Hellas.

Nella prima squadra di Ficcadenti, che sfiorò i playoff per la serie A, oltre a gente di sicuro avvenire come Behrami, Pegolo, Cossu o Adailton (ma all’epoca erano ancora tutti quasi da scoprire) si misero in luce in particolare per le loro doti da terzini fuori dal comune, Cassani e Dossena, l’uno più disciplinato e tecnico, l’altro più dirompente e offensivo.

La loro carriera poi si è dipanata come sappiamo, con ottimi risultati,dovendo semplificare il concetto. Cassani a lungo nel miglior Palermo della storia e per anni meritatamente nel giro della Nazionale; Dossena che contribuì a rendere grande l’Udinese, fino a farsi acquistare a peso d’oro dal Liverpool.

Eppure da qualche stagione a questa parte qualcosa si è incredibilmente inceppato in entrambi, se è vero che Cassani, acquistato per rinforzare la Fiorentina, è finito sempre più spesso ai margini, fin quasi a scomparire nel Genoa (quest’anno è a Parma dove, dopo tempo immemore, dalle giovanili della Juventus in sostanza, è tornato a fare il difensore destro in una difesa a 3 e non più il fluidificante), mentre Dossena dopo la brutta esperienza inglese, tornato a Napoli per rigenerarsi, si è invece perso del tutto, superato nelle gerarchie da uno Zuniga in splendida crescita tecnico/tattica e da qualche infortunio che sembravano averlo appesantito, fatto smarrire le sue doti di “cavallo” da fascia. Con l’arrivo poi di Benitez, il tecnico che lo bocciò senza appello a Liverpool, è quasi automatico che venga ceduto (anche se al Torino, con cui sembrava fatta, non si è chiusa la trattativa perché risultato non idoneo dopo le consuete visite mediche) o che finisca comunque ai margini del progetto, visto che a disposizione della ricca rosa partenopea c’è pure un certo Armero che giostra sulla sinistra.

Insomma, si tratta di declini misteriosi, di precoci addii silenziosi.. qualche eccezione c’è ancora, qualche “vecchio” giocatore che si ritrova a fare da chioccia ai giovani, e a fare contemporaneamente la differenza in campo, ma sembrano lontanissimi i tempi in cui Nereo Rocco, con giocatori dati spesso per bolliti, schierava intere formazioni vincenti, rilanciandone anzi la carriera.

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2 risposte a “Mercato last minute: ha senso per il Milan l’operazione Kakà? Uno sguardo su altri talenti svaniti precocemente

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