Intervista a PINO MARINO, uno dei più interessanti cantautori italiani

Abbiamo avuto l’onore di scambiare qualcosa di ben più di una chiacchierata con Pino Marino, uno dei più interessanti cantautori partoriti dalla cosiddetta “scuola romana” (la stessa da cui sono usciti negli ultimi 15 anni Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Zampaglione e molti altri). Per me un’emozione particolare, perché seguo Pino da inizio carriera e ancora a volte non mi capacito di come il suo nome non sia quantomeno famigliare a chi segue la buona musica italiana.

Alla vigilia di un nuovo disco di inediti, che dovrebbe uscire entro l’autunno di quest’anno a distanza di quasi 7 anni dal precedente, stupendo lavoro “Acqua, luce e gas”, il cantautore ha sviscerato con noi una moltitudine di temi e ha tenuto a spiegare il perché di un lasso di tempo così ampio tra un disco e l’altro. Non che nel frattempo il Nostro se ne sia rimasto con le mani in tasca, visto che è stato impegnato in una miriade di progetti collaterali alla sfera musicale, scrivendo, accompagnando in tour diversi artisti e collaborando con altri.

Colto in un momento di quiete apparente, in un luogo non precisato dell’Abruzzo, il ritratto che ne deriva è quello di un uomo di 45 anni in piena fase creativa, mai appagato e mai vinto dalla voglia di curiosare ulteriormente, di comprendere certi fenomeni e di renderli al pubblico sotto forma artistica.

La prima questione che gli preme di affrontare è quella relativa alla già citata “scuola romana” e lui che è partito dal mitico Folkstudio, può ben dire la sua:

“Far parte di una “scena”, come poteva essere ed è stata quella romana del Folkstudio, non ha consentito solamente di muoversi fra le “quinte” di un momento musicale preciso, ma di trovarsi di fatto coinvolti in un momento storico politico e sociale in alta fase analitica e critica, che stava attribuendo al Cantautore un ruolo determinante per il racconto e la diffusione di nuove idee. Certo, il senso della musica era quello di trovare una elaborazione, uno stile, un pubblico e quindi semmai trasformarsi in lavoro. Nella “scena” romana dei miei tempi gli obiettivi erano gia’ invertiti, quindi prima il contratto, poi il gancio mercantile, poi la creazione di uno stile richiesto (non necessariamente il tuo, ma quello individuato come mancante in un mercato gia’ saturo) e la disperata rincorsa al piazzamento sulla griglia. Il Cantautore, in questo senso, era gia’ divenuto estetico, non piu’ critico. Non ci siamo fatti mancare comunque schermaglie e nottate insonni ad armeggiare con le nostre amicizie e le nostre differenti ambizioni. L’amicizia e’ quel che resta oggi e fra alcuni di noi si e’ fatta dominante a prescindere. Non molti anni fa fu proprio Roberto Angelini (e la sua compagna Claudia) ad ospitarmi in casa in un mio periodo di difficolta’ economica (mai piu’interrotto ah ah ah ah). Quella si che e’ stata una “scena” importante, in quel periodo infatti abbiamo gettato le basi, condiviso e lavorato tanto a quello che oggi di fatto ci sta occupando”.

 

Roberto Angelini, uno dei più interessanti cantautori emersi in quel periodo (metà anni 90 in poi) e che forse ha raccolto meno di quanto meritasse, restando probabilmente intrappolato in un pezzo (tema su cui torneremo in seguito) viene tirato in ballo anche mentre si parlava al telefono con Pino circa la direzione musicale intrapresa per il nuovo album in lavorazione.

Infatti, mentre stavano lavorando su un pezzo per l’album di Angelini, quest’ultimo chiese a Pino come fosse possibile che malgrado la musica intorno stesse cambiando sostanzialmente anche nella forma, nel -Marino style- (citando Angelini) non ci fosse ad esempio traccia dei Radiohead, citandoli come la nuova suggestione musicale da inseguire e provare a raggiungere e a cui attingere.

 

Io credo che Marino tuttavia, pur attento a ogni svolta musicale, ha sempre preferito concentrarsi su sé stesso, alla ricerca di una forma musicale e artistica che fosse solo sua.

 “Da quando ho iniziato il mio percorso ho mantenuto un certo rigore sia da un punto di vista letterario che musicale. Credo fermamente nel lavoro di cesello, nel risultato da ottenere grazie alla cura dei dettagli. In questo sbaraglio confuso di adulazioni e possibilita’ repentine, voglio in qualche modo rimanere fedele ai criteri che ho fissato quando ho iniziato a scrivere: la necessita’, non ossessiva ma sincera, di non dover somigliare a nulla per garantirmi una facilitazione, una comprensione benevola, un assegno simpatico o la compagnia di una “scena”. In realtà ci evolviamo continuamente, non siamo mai fermi e immobili. Io mi sono commosso all’ascolto di “Ok Computer” dei Radiohead, non sono uscito di casa per giorni a furia di meravigliati ascolti, ma sarebbe stato grottesco cercare di rievocare o trasferire. Ho solo considerato il mio percorso diverso e importante per me quanto quello per loro. Tutto qui”.

un'intensa esibizione di Pino Marino

un’intensa esibizione di Pino Marino

 

Una coerenza di stile e di scelte che però non vadano quindi a scapito della pura creatività e della crescita dell’artista. Come accennato c’è pure chi non riesce più a “uscire” da un ruolo, giusto o sbagliato che sia, attendibile o meno.

 “Qui mi ricollego all’idea stessa che sta alla base del “cantautore”, specie per come concepiamo questa figura qui in Italia. Che significa, o cosa dovrebbe significare essere cantautore oggi come oggi? Adeguarsi in maniera indebita ad uno stereotipo? O magari invece scrollarsi dallo stesso e colorare di lycra fucsia i marroni a coste di un tempo? Io come cantautore mi pongo come filtro, come decoder, devo essere in grado o almeno ho la funzione che è quella di provarci, di tradurre in un linguaggio distillato la raccolta delle acqua sporche o sparpagliate che siano. E’ la funzione di un carburatore per intenderci. Sono un  carburatore, sono colui che spurga un’idea, sono il contenitore di parole e di fatti che poi necessariamente devo rielaborare in forma accessibile. Sono un linguaggio che, come un carburatore, si occupa di spostare parole, costruendole ex novo, arricchendole e dando nuove prospettive. A chi? A quanti? Non lo so, a me di sicuro”.

 

Eppure, per alcuni la parola “cantautore” rimanda immediatamente a un concetto quasi vetusto, sorpassato

 “Questa è la conseguenza di quanto abbiano inciso e tuttora lo facciano, dei filtri non naturali di catalogazione, di scaffalatura. L’umanita’ e’ meravigliosa quanto autistica, deve sempre riconoscere e catalogare, definire e controllare. Quando si asseconda questa necessita’ facendone mercato, i danni provocati sono ingenti. La fissita’, il non rischio e il puro senso estetico delle cose la vince su tutto. Ma io, onestamente, me ne sto alla larga da etichette e stilemi che a lungo andare finiscono per deteriorare il senso dell’arte. Non credo nella tendenza di canzone d’autore con accordo triste e argomento letterario, così come mi dissocio dall’utilizzo della musica come tappetino becero e a basso costo destinato all’intrattenimento distratto e cafone. Disprezzo la pesca a strascico editoriale su fenomeni capestro da show televisivo, credo alla Magia non al trucco, credo all’ironia e non alla furbizia.

A proposito di nuove forme comunicative e di utilizzo dell’ironia come modo alternativo di lanciare messaggi, è impossibile per me non citare almeno due pezzi della tua discografia che mi stanno particolarmente a cuore, tratte da “Acqua luce e gas”, il mio album preferito. Alludo a “Lo strozzino” e a “Non ho lavoro”, dove affronti certi temi piuttosto pesanti con leggerezza formale, verrebbe da dire, quando invece è soltanto l’utilizzo dell’ironia a levigare il tutto. E in questo mi viene da associarti ad altri due cantautori romani che ascolto molto, come Daniele Silvestri (con il quale sei stato a lungo in tour), capace di scrivere e presentare al pubblico due brani diversissimi tra loro come la scanzonata “La Paranza” e la spettrale “Aria” e  il più giovane Simone Cristicchi.

 “Mi fa piacere che tu abbia citato quei miei due pezzi, perché rappresentano proprio la cifra stilistica a cui mi piace ambire e che danno un senso perfetto a tutto il nostro discorso. Riguardo ai colleghi citati, devo dire che apprezzo molto le loro diversissime quanto efficaci capacita’ e a entrambi sono legato da rapporti di amicizia. Con Daniele poi condivido non solo progetti musicali, ci si sente anche più volte al giorno per parlare in dialetti strani e soprattutto ci scriviamo una certa quantita’ di sms, al limite dell’ingelosimento delle nostre compagne. Sono cantautori diversi fra loro ma accomunati dal fatto di essere stati abili a indossare quando necessario una maschera, di divenire loro stessi “maschere”: questo non sta a significare che essi fingano, anzi, sono stati bravissimi e questa è la loro vera forza, nel creare una forma diversa di comunicazione, anche a livello di impatto visivo. Daniele è proprio così, dentro di sé vive una sorta di schizofrenia creativa che lo porta a concepire brani dal forte senso ironico o ludico (penso anche a un brano di notevole successo come “Salirò” ) e a frequentare contesti differenti tra loro, con eguale appeal su un pubblico ormai fedele nel tempo.

 

Non pensi però che nel caso di Silvestri abbia contato molto, e ancora conti, il fatto che si sia da subito esposto in prima persona su determinate questioni, anche politiche?

 “E’ indubbio che quando un musicista, un personaggio pubblico, manifesta a chiare lettere le proprie istanze personali, le proprie idee politiche a suffragio dei propri valori, si esponga e arrivi a dividere il pubblico, inevitabilmente. Ma Daniele è ben consapevole di questo, e lo è dall’inizio, da quando con successo e con medesimo trasporto ha accettato di partecipare a una nota trasmissione televisiva a quando decide di esibirsi per determinate e finalizzate manifestazioni politiche, a quando intona inni e alimenta slogan. Tutto legittimo, a maggior ragione nel suo caso, in quanto lui è proprio così, è dicotomico nell’esternare le sue emozioni, lasciando spazio invariato all’impegno politico e alla leggerezza di un cabaret. Cosa che invece era praticamente impensabile e quasi inaudita per i cantautori anni ’70.

Il punto e’ che il nostro mercato, e abbandono il sermone su Daniele, ha bisogno di andare continuamente a colmare piccoli vuoti temporali nella vetrina degli acquisti. Mi spiego meglio. Cammariere diventa “il cantautore” nell’immaginario collettivo, perche’ in vetrina mancava da un po’ quel prodotto. Cosi’ il mio amico Sergio, pur non scrivendo parole, lo diventa, semplicemente indossando velluto a coste, cappello, sciarpa e ovviamente sedendo al Pianoforte (cose che veramente lo riguarda da vicino). Cosi’ Gazze’ colma quella lasciata dal filosofo sghembo Battiato e via via.  D’altronde in Italia a un certo punto si sente quasi l’esigenza di rispolverare qualcosa, di attingere, di somigliare, di ricordare e di andare a trovare il nuovo Battiato, il nuovo Endrigo, il nuovo De Gregori, anche se lui per primo oggi conforta e trova evidentemente conforto nella follia degli X-Factor”

pino m

 

Ma qui subentra in gioco una questione delicata, che ci riporta a te e che ci fa convergere come ultima domanda su cosa potremmo ascoltare nel nuovo disco (e perché abbiamo dovuto attendere così a lungo per delle nuove canzoni)

 “Negli ultimi anni è cambiato tutto in Italia, non lo scopro certo io,  ma allargando il cerchio direi che la situazione è la medesima anche all’estero. La discografia ha alzato bandiera bianca dopo aver sperperato, truffato, giocato, scommesso e quasi mai amato la propria fonte di vita.  Ed è assurdo che a decidere o meno determinate sorti di un disco per cui si lavora per anni, siano degli improvvidi e spesso impreparati mestieranti. Direttori giunti a sanare reparti inariditi, provenienti da culture e sistemi non pertinenti. Praterie lasciate arse per l’avvento di una generazione fresca ma ancora principale vittima del nozionismo “copia e incolla” che prima di blaterare dovrebbe imparare a scrivere. Insomma, non mi ritrovo piu’. Il mio disco è pronto e mi fa piacere poter condividere questa notizia con te e i tuoi lettori. Non è giusto nemmeno generalizzare sui mali della modernita’, sul web e sul potenziale di questo mezzo, ma noto che sono più i male informati (che di conseguenza male informano) rispetto a coloro che con coerenza e impegno intendono divulgare e far crescere, alimentare o anche solo mantenere in vita, la fiamma musicale.

L’album è ultimato e a questo punto a livello di canzoni ho solo l’imbarazzo della scelta, alcuni brani non finiranno in scaletta, altri magari verranno ripescati all’ultimo secondo, la qualità media è alta e fatico a escludere qualche pezzo in favore di un altro. I sette anni intercorsi tra l’ultimo album e questo stanno a significare proprio lo stravolgimento a cui si è assistito in ambito discografico in questo lasso di tempo, con persone importanti, fidate, che hanno finito il loro compito.

Ho avuto bisogno di tempo per instaurare rapporti non improvvisati, per creare un gruppo omogeneo e compatto di lavoro. Non c’è solo l’artista, ma un ingranaggio che deve funzionare al meglio per la riuscita di un obiettivo. Una volta, nemmeno tanto tempo fa, i ruoli all’interno di un’etichetta erano ben strutturati, definiti e ora invece ci si arrangia, si fa tutti un po’ di tutto e alcuni meccanismi sono letteralmente implosi. Per questo, nonostante ci sia un distributore già pronto per divulgare questo disco, sto valutando in modo per quanto possibile sereno il da farsi. Non scendo a compromessi ora, posso ridisegnare parabole certamente, ma non comprometterle. In nome di niente e nessuno. Ho lavorato in questi ultimi anni alla scrittura senza la musica, alla regia di spettacoli, alla creazioni di luoghi per la produzione artistica, Orchestre e Collettivi (vedi Collettivo Angelo Mai e il piu’ recente Collettivo Dal Pane). Mantengo la mia integrità.

Valuterò bene ogni cosa, abbiamo atteso tutti questi anni per il disco nuovo e ormai dovremmo riuscire a tirarlo fuori con decoro. Mai avuto fretta, le priorità in ogni modo quando hai 45 anni e più dischi alle spalle cambiano.

 

Nella tua carriera come detto hai imposto coerenza ma non hai mai disdegnato escursioni extra musicali, come quando coinvolgesti l’attore Fabrizio Bentivoglio in un tuo pezzo o come quando hai fondato l’Orchestra di Piazza Vittorio. Cosa bolle in pentola quindi oltre alle canzoni?

 “Molte cose, infatti questo disco sarà il pretesto per inoltrarmi ad una proposta multiforme. La scrittura, il racconto, la forma canzone e tanto altro insieme, come solo in parte ti accennavo prima. Sto lavorando duramente per questo e chissà che per l’inizio dell’anno prossimo la cosa non sia già in via di definizione concreta”.

 

Un grosso in bocca al lupo a Pino Marino e un “grazie” davvero di cuore per la splendida chiacchierata, per averci concesso in esclusiva delle informazioni e per aver condiviso tutta una serie di considerazioni mai banali e seguendo un percorso preciso, sempre in nome della più pura, genuina e sana passione per il mondo delle sette note.

Attendiamo con trepidazione il disco nuovo, nel frattempo riascoltatevi la splendida “LO STROZZINO” , tratta dall’album “Acqua, luce e gas”

 

(Gianni Gardon)

Annunci

2 risposte a “Intervista a PINO MARINO, uno dei più interessanti cantautori italiani

    • grazie delle belle parole Rossana.. che dire? E’ un’intervista a cui tenevo tantissimo, visto la stima che provo per l’artista e Pino si è rivelato davvero unico, disponibile, “vero” e molto profondo, come del resto traspare dalle sue canzoni:-) alle prossime

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...