Bilancio finale Confederation’s Cup

 

Brasile in trionfo! Sconfitti scetticismo, pressione e convissuto in un clima surreale, di eccitazione, festa mista a paura e sgomento per le tante manifestazioni e gli scontri di piazza, la squadra di Scolari ora può solo guardare al futuro con fiducia, visto che le indicazioni sono molte e positive. L’allenatore ha un anno davanti per limare alcune situazioni, per ampliare il proprio parco giocatori (qui ha puntato su un 11 titolare base) e per creare un gruppo ancora più coeso, magari più spettacolare dal punto di vista prettamente tecnico. Di contro la Spagna potrebbe apparire al canto del cigno, ma in fondo certi alibi valgono anche per lei, se poi sono gli stessi che applichiamo per “giustificare” le prime anonime prestazioni azzurre.. la stagione lunga, tirata (in Spagna poi la Liga è terminata per ultima rispetto agli altri massimi campionati europei) e la sensazione che, se parte di un ciclo storico sia in discesa di rendimento (direi fisiologico), stiano bussando alla porta nuovi fenomeni degni eredi. Un anno davanti per la giusta amalgama può bastare, senza scordare che pure nell’ultima edizione della Confederations Cup la Spagna giunse solo terza, salvo poi vincere in Sudafrica l’anno successivo il suo primo storico Mondiale.

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BRASILE 8 – Una nazionale verde oro che ha somigliato più a quella targata Scolari 2002 (discorso tattico a parte) che non a quelle scintillanti dell’82 o del ’70, giusto per richiamare dei e miti, ma che alla resa dei conti ha convinto. Sorretta dal talento autentico di Neymar, dalla freddezza sotto porta del poco appariscente Fred, finalizzatore esperto che più utile non si può, e da una difesa mai così convincente nella storia verdeoro, può guardare al futuro (tra un anno) con entusiasmo e fiducia, confidando nel lancio o nella scoperta di nuovi astri.

SPAGNA 6 – in debito d’ossigeno, chiaramente svuotata, poco in palla già nella fortunata gara vinta contro l’Italia, distratta da gossip vari.. Insomma, giriamola come volete, non si sono viste le autentiche Furie Rosse, che tuttavia sembrano mantenere un atteggiamento – a mio avviso controproducente, ma sono affari loro – di supponenza, per non dire di arroganza. Umiltè, direbbe Arrigo Sacchi

ITALIA 6.5 – ma sì, dai, una piena sufficienza per la squadra di Prandelli. Sono convinto che sia l’allenatore giusto, un tecnico che – lo dice la sua storia- bada al sodo, al risultato ma attraverso il bel gioco, il possesso palla, la tecnica anche individuale, privilegiando il singolo che dà del tu al pallone. Ha ricompattato una squadra che sembrava davvero ai passi, stremata, a terra fisicamente e poco motivata. Sta cementando un gruppo vero. Ha ridato tanta credibilità a tutto il calcio italiano, dopo il flop di 3 anni fa in Sudafrica, ormai a detta di tutti, avversari in primis, siamo la seconda nazionale europea più forte, appena sotto i pluricampioni spagnoli.

URUGUAY 6 – un ciclo che ha dato tutto, ma che urge di essere rimpolpato da ricambi che non paiono tuttavia all’altezza. Rimane il timbro di Tabarez e il talento purissimo di Suarez e Cavani, due campioni autentici, probabilmente la miglior coppia offensiva del mondo, almeno sulla carta, perché poi sul campo continuo a pensare che siano poco compatibili e forse nemmeno così tanto sodali tra loro.

LE ALTRE: Ha solleticato attenzione il Giappone di Zaccheroni, almeno fino alla realtà dei fatti, inerme contro un modesto Messico. Insomma, la nazionale del Sol Levante è una bella realtà, gioca bene, è un piacere vedere all’opera giocatori come Kagawa, Honda, Okazaki ma pecca ancora di continuità. Impalpabile la presenza di una delle big africane, la Nigeria, che non sta certo vivendo uno dei suoi momenti calcistici migliori (è in pratica già tagliata fuori dalle qualificazioni mondiali, con un rendimento bassissimo nel proprio girone), anche se almeno ha vissuto un po’ di gloria l’attaccante ancora di proprietà milanista Ouadumadi, autore di una tripletta contro i dilettanti di Tahiti. Ecco, proprio quest’ultima nazione ha rappresentato un paradosso. Giusto che abbiano partecipato, regolamento alla mano, non hanno rubato niente e hanno gareggiato con dignità, ma è innegabile che dal punto di vista meramente sportivo e agonistico non fossero all’altezza della situazione. Ammirevole lo sforzo di Marama Vahirua, apprezzabilissima punta che ha fatto tutta la trafila e la carriera in Francia, a medio alto livello (è solo da un anno emigrato in Grecia per il finale di un percorso più che positivo) di compattare una compagine di carneadi, di persone con l’hobby del pallone, ma ciò che si è vista è stata una debacle senza pietà. Bello però l’applauso di “solidarietà” di tutto lo stadio al rigore sbagliato dalla Spagna nell’impari scontro terminato con l’iperbolico punteggio di 10 a 0.

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TOP 10

1-      NEYMAR  Ok, divo, tuffatore, provocatore, glamour, ma finalmente si è visto che a soli 20 anni è in grado di caricarsi sul tetto di un’importante manifestazione come la Confederation’s Cup una nazionale (e una Nazione) intera. Al Barcellona potrà veramente segnare un’epoca, il momento pare quello opportuno.

2-      FRED diciamolo, non è bello esteticamente, non richiama le folle ma da tempo il Brasile non aveva un terminale così efficace. Favorito dal fatto che Scolari ha puntato su di lui, non cedendo a critiche in fondo ingiustificate (i gol li ha sempre fatti, ovunque e poi la concorrenza,  a parte un redivivo Jo, non pareva delle più forti), ha risposto con i gol.

3-      INIESTA – degli spagnoli è parso l’unico a metterci sempre quel quid in più che lo contraddistingue da un decennio. Non ha mai veramente steccato, a parte l’amara finale, e ha provato sempre a imbastire la manovra, con tagli, tocchi, regia, giocate. Insomma, quello a cui c’ha abituati, e che abbiamo rivisto meno in questa occasione nei compagni Xavi, Fabregas o Silva, lontanissimi dai propri standard

4-      CAVANI – al di là delle distrazioni, impossibili da evitare, indotte da voci irrefrenabili di mercato, Edinson ce l’ha messa davvero tutta per dar ragione al suo presidente De Laurentiis. Per cederlo è giusto che si paghi la famosa clausola rescissoria, né più, né meno perché lui, insieme a Falcao è veramente l’attaccante più forte del mondo… (ps, “quei due là di Barcellona e Real”ormai non li contiamo più, ok?”)

5-      GIACCHERINI – ebbene sì, proprio “l’antieroe” Giak, spesso criticato o sopravvalutato per il fatto che sia nel giro azzurro senza giocare titolare  nel suo club d’appartenenza. Eppure ci sarà un motivo se i suoi tecnici, Conte e Prandelli, non vi vogliano rinunciare. Disponibile, duttile, intelligente tatticamente, in possesso di discrete qualità tecniche, evidenziate in match decisivi, può solo trarre vantaggi da questa acquisita esperienza.

6-      PAULINHO – gran giocatore, centrocampista moderno. Non fa parte della stirpe dei brasiliani dai piedi d’oro, alla Socrates o alla Falcao, per dire, ma certo vale più del doppio di un Lucas Leiva,per dire, intoccabile nel ciclo precedente. Regista, ma pure incontrista e abile a inserirsi alla bisogna, è un tuttofare della mediana, ricco pure di grande personalità, pur non avendo mai giocato in campionati più competitivi del Brasileirao. Affare ormai sfumato per l’Inter, si accaserà e sarà gran colpo in Premier League (Tottenham?)

7-      BALOTELLI – ce ne fosse bisogno, Mario ha fugato via gli ultimi dubbi. Talento assai precoce, potenzialmente fenomeno assoluto, ha sempre pagato in discontinuità (e questo non mi ha fatto risparmiare dubbi sul suo reale valore nel tempo), fino al rientro in Italia e a un’affermazione in Nazionale iniziata dodici mesi fa con uno splendido Europeo e proseguito qui, dove è sembrato in palla e volenteroso (oltre che decisivo) quasi al pari di Neymar fino all’infortunio, per fortuna di lieve entità

8-      THIAGO SILVA – potremmo dire senza voto, o se volete ordinaria amministrazione. Traduciamo scrivendo che si è confermato il miglior difensore del mondo: leader vero, attento, tecnico, veloce, sicuro, pragmatico, mai falloso gratuitamente, leale. Il Brasile per vincere ha pensato bene di mettere radici solide dalla difesa

9-      KAGAWA – nelle prime partite del girone ha davvero entusiasmato, nel contesto di una formazione briosa, frizzante e bellissima a vedersi. Un brasiliano con gli occhi a mandorla, come già ampiamente dimostrato negli splendidi anni di Dortmund e a sprazzi (per il momento) nello United.

10-   TORRES–  di buon auspicio, perché alla fine è emerso soprattutto nella partita d’allenamento contro Tahiti, dove sembrava quasi si provassero degli schemi. Per lui la prossima sarà l’ennesima stagione cruciale, quella che dovrà sancirne il rilancio nell’empireo dei big europei, o il precoce declino, dopo gli anni avari al Chelsea.

 

 

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2 risposte a “Bilancio finale Confederation’s Cup

  1. Nulla da eccepire sulla tua analisi. A Thiago Silva, eccellente davvero, affiancherei un mostruoso David Luiz, difensore di statura autenticamente mondiale. Paulinho? E’ un big, e, come tutti i big stranieri ormai affermati, è stato accostato a una grande italiana per mesi, salvo poi veder comparire la solita riccona di uno dei campionati di vertice per accaparrarselo in quattro e quattr’otto. Storia già vista. Del resto anche qui a Genova per settimane ci si è beati del… quasi acquisto di Quintero (che peraltro a certi livelli deve ancora dimostrare tutto) fin quando è arrivato il Porto e…. voilà!

    • Paulinho lo seguo da tempo, perchè Sky fa vedere in pratica tutto il Brasileirao, o comunque 3 partite a settimana e il Cortinthians lo becchi molte volte all’anno, per non parlare della Libertadores, lì la programmazione è propria fitta. Oppure il sudamericano under 20, i MONDIALI giovanili.. questo per dire che, al di là del fatto che Paulinho non ha mai giocato fuori patria, di occasioni per vederlo all’opera ne ho avute e l’impressione è che avrebbe potuto far molto comodo all’Inter.. cavoli, sono tre sessioni di mercato che lo segue! Stessa cosa il tuo Genoa con Quintero.. già aveva fatto un affarone perchè Preziosi aveva agito nell’ombra.. se ti ricordi il colombiano, dopo un inizio boom, in cui era corteggiato dalle big, proprio dopo il trionfo nel torneo sudamericano (Colombia vincitrice e lui miglior giocatore della manifestazione), in Italia non lo si è in pratica più visto… quindi Prez era stato bravissimo a bloccarlo per 5 mln di euro, ma col mondiale giovanile alle porte (una manifestazione snobbata solo in Italia, ma importantissima per gli altri, basti pensare che grandi come MARADONA, MESSI, AGUERO, RUI COSTA, FIGO ECC hanno avuto le prime vere affermazioni lì) era inevitabile che il nome di Quintero tornasse di moda, perchè era davvero tra i più attesi dopo l’exploit dell’anno scorso.. insomma, bisognava mettere nero su bianco, chiudere prima, era tutto fatto! Miopia italiana. per carità ci sono tanti ottimi dirigenti, illuminati persino, penso a quelli di Udinese, Fiorentina, Catania ma a volte davvero certe scelte proprio non le capisco

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