Il ritorno di Valentino Rossi, quelli di Jorge Lorenzo e Giacomo Sintini: tre storie che mi hanno fatto riflettere

Nel giorno della “rinascita” di Valentino Rossi, celebrato con una vittoria dal sapore antico, fa riflettere anche la vicenda legata al suo erede designato in campo, quel Lorenzo che, sfidando i propri limiti si è rimesso in pista dopo un’incidente a tempo di record, giungendo quinto al traguardo.. eroe, mito, appellativi simili hanno accompagnato questo suo precoce rientro.

E questo mi dà adito ad alcune considerazioni, che esulano dall’aspetto meramente tecnico, posto che non mi reputo un esperto di motori, ma al limite un saltuario appassionato.

ross

Che Rossi per forza di cose dovesse intraprendere prima o poi un percorso di normalizzazione era evidente, sia per la carta d’identità (anche se lui ci rimane male quando lo rimarcano) sia perchè è difficile gareggiare contro il mito di te stesso. Rossi è probabilmente il miglior pilota dell’intera storia, il miglior motociclista di sempre. Già trasfigurato, eletto a simbolo, a leggenda, riconosciuto dagli stessi avversari. Ma nessuno è eterno, altrimenti Pelè sarebbe ancora al posto di Messi nel Barcellona. Invece è nell’Olimpo, dove rimarrà per sempre. Valentino, dopo gli anni bui in Ducati, con una moto oggettivamente poco competitiva rispetto a Yamaha e Honda, ha voluto sfidare di nuovo sè stesso, rimettersi alla prova. Giustissimo, perchè è ancora un numero uno, nonostante bussino alla porta e stiano pronti a scalzarlo i rampanti Pedrosa, Lorenzo appunto. La vittoria di ieri scaccia dubbi sul fatto che sia “da pensione” e umanamente comprendo tutto il carico emotivo che il pilota si è portato con sè, arrivato a dichiarare che si tratta del terzo gp più importante della sua carriera. Però credo rimarrà un caso isolato. Schumacher in F1 ha addirittura osato di più, dopo anni di ritiro si è rimesso in pista ma non può competere con gli altri, nè tanto meno con il mito di sè stesso, con la sua medesima storia. Rossi invece ci vuole provare e l’augurio sincero è che possa togliersi ancora soddisfazioni e far felici i suoi numerosissimi tifosi. Il connubio tutto italiano con Ducati era molto romantico, ma poco produttivo, quest’anno l’impresa può ripetersi.

lorenzo

Anche se alle spalle Lorenzo ha dimostrato ancora di più di non voler mollare la presa sulla conquista di un titolo che lo eleverebbe a maggior ragione a talento numero uno della sua generazione. Anche se in questo caso mi permetto di dissentire da alcune frasi lette al proposito. Non sul valore del pilota e sulle sue qualità, quelle sono evidenti anche per chi di moto non capisce una cippa. Però, avendo centrato un quinto posto  che ha del miracoloso, visto la rottura delle costole avvenute un paio di giorni prima, io dico prima di tutto che è stato un incosciente. Sana incoscienza, per carità, la stessa che accomuna chi generalmente è appassionato di sport estremi, della velocità e delle gare. Bravo, ok, coraggioso, spericolato, ma certo non un esempio da seguire. Aveva l’ok dei medici ma qui deve subentrare la coscienza.

sintini

Per me gli esempi da seguire sono altri, come quello del pallavolista Giacomo Sintini, campione d’Italia e del Mondo con il Trentino Volley, dove gioca da palleggiatore. Era rimasto inattivo per un  linfoma, un tumore al sistema linfatico. Dopo un anno di cure e riavuta l’idoneità, è tornato a respirare il clima partita quest’anno, fino a partecipare da protagonista all’ennesima stagione trionfale della sua squadra, dove inevitabilmente è divenuto giocatore simbolo. Vedere la sua gioia, le sue lacrime di commozione durante i festeggiamenti dello scudetto, con tutto il palazzetto a tributargli un lungo applausi e cori, mi ha sì trasmesso grande forza e grande ammirazione.

Nel caso di Lorenzo mi auguro che recuperi sempre meglio ma a volte sarebbe il caso di fermarsi, non sarà una gara a compromettere una stagione sportiva, quando in gioco c’è la salute.

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2 risposte a “Il ritorno di Valentino Rossi, quelli di Jorge Lorenzo e Giacomo Sintini: tre storie che mi hanno fatto riflettere

  1. Della vicenda di Sintini sono venuto a conoscenza poche settimane fa dopo averlo visto ospite, con la moglie, a una puntata di “Mattina sport” su Rai Sport 1, e sentendo parlare di linfoma avevo subito drizzato le orecchie… Una gran bella storia, per il lieto fine, per l’esempio di grande forza d’animo fornito dal giocatore e perché dimostra che, grazie alla ricerca e alla professionalità di tanti nostri medici, per queste malattie un tempo ritenute terribili oggi ci sono cure, le si possono affrontare certo con ovvie paure ma con tanta speranza in più rispetto al passato (ciò che le dottoresse che mi seguono mi avevano ribadito più volte quando sembrava che il linfoma fosse toccato anche a me…). Su Lorenzo, sai come la penso e quindi concordo con te: questo per me non è né eroismo né coraggio, bensì pura e semplice incoscienza… Un atto di coraggio e di coscienza sarebbe stato invece quello di stare fermo un giro, rifiutando le folli logiche dello show business e della società moderna che ti impone di correre sempre al massimo, di stare bene, di non ammalarti mai, di non avere cedimenti.

    • sì, ho voluto accomunare due storie diverse, quasi antitetiche.. la storia di Sintini però è davvero bella, ho visto la finale in diretta e la sua emozione era tangibile, la vicinanza e il calore del pubblico assolutamente meritata e spontanea… un grande!!!

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