Dossier serie A: quanto hanno inciso gli stranieri nel nostro campionato? – PARTE 1

Si fa sempre un gran parlare di esterofilia, specie nel calcio italiano, anche se a PELLEeCALAMAIO da sempre ci occupiamo dei talenti nostrani. Mentre il campionato di A è ormai alle spalle e quello (splendido) di B quasi giunto al termine, è bene notare che in effetti un’inversione di tendenza c’è stata, non siamo ancora ai livelli fragorosi di Germania e Francia, ma anche in terra italica sembra che abbiano capito, forse per cause di forze maggiori, che occorre puntare sui talenti autoctoni. L’Under 21 di Mangia parte giustamente coi favori dei pronostici, magari a livello fisico qualcosa ancora concediamo agli avversari, ma da centrocampo in su, ci dovremmo schierare con Saponara, Marrone (Florenzi), Verratti, Insigne, Destro, Borini, e in rosa ci stanno pure Sansone, Gabbiadini, Paloschi… un’autentica fucina di campioncini. In difesa hanno meno esperienza a certi livelli i vari Caldirola, Donati o Bianchetti, ma sta emergendo alla grande, dopo anni di anonimato, Regini, inventato centrale da Sarri nella splendida stagione empolese. Peccato manchi all’appello il miglior 91 che io abbia visto giocare da giovani, e cioè quel Kiko Macheda  che, dopo le splendide promesse dell’Old Trafford, sta faticando a trovare la sua strada, nonostante militi in un club importante come lo Stoccarda.

Va beh, lunga premessa per vedere appunto, alla luce di questa “esplosione” di giovani italiani, quanto gli stranieri abbiano inciso nei destini delle 20 squadre partecipanti in A, senza ovviamente generalizzare… se un giocatore è bravo, merita di giocare, che sia italiano, brasiliano, marocchino o lettone.

ATALANTA

Squadra solida, spettacolare specie in casa, fa leva su un gruppo di italiani, sui quali ha spiccato il volo il centrocampista tuttofare Bonaventura, buon protagonista anni fa in un Mondiale Under 20.

Tuttavia è innegabile l’imponente contributo in fatto di gol e leadership della punta argentina Denis, un carro armato mai domo, mentre a sprazzi ha fatto rivedere il suo talento il piccolo Maxi Moralez, dopo il boom dell’anno scorso. Poco utilizzato Parra, efficace l’esperto Scaloni, ancora acerbo Radovanovic. Buone qualità ha messo in mostra il talentino ex Inter Livaja, non corroborate da un  carattere fumantino.

BOLOGNA

Tanti gli stranieri nell’11 base ma alla resa dei conti a far girare la squadra ci hanno pensato soprattutto Gilardino e Diamanti, in stato di grazia e ormai prossima a una big che meriterebbe in pieno.

In difesa ha brillato il giovane Sorensen, troppo bruscamente bocciato dalla Juve, solido Antonsson, così così Garics, in perenne ballottaggio con Motta. Perez ha dato il solito contributo di grinta e esperienza, anche se la sua avventura in rossoblu pare giunta al capolinea. Khrin ancora deve esplodere, ma scommetto su di lui. È un mediano sette polmoni, deve solo avere meno problemi fisici… come se fosse facile! I due greci hanno regalato ottime partite, specie Konè, autore di gol preziosi e incursioni terrificanti, bene l’apporto di Christodoulopoulos, velocissimo. Taider a corrente alternata, ma stiamo parlando di un 92 che pare già un veterano in campo, normale qualche battuta a vuoto.

CAGLIARI

In un blocco italiano che da anni regala soddisfazioni in serie, gli stranieri hanno fatto la loro parte, a cominciare dalla…panchina, dove l’ex Diego Lopez ha dimostrato di avere stoffa, anche se il presidente sembra preferirgli l’altro ex Festa alla guida della prima squadra.

Ribeiro ha fatto il suo, Nainggolan ormai è una certezza, uno che tira la carretta da anni in Sardegna e su cui Mazzarri e Allegri farebbero carte false per averlo in squadra. Ibarbo prosegue nel periodo di ambientamento ma i mezzi tecnici e fisici suggeriscono che siamo di fronte a un campione vero. Abero è molto promettente in fascia, mentre Ekdal, pur migliorando in personalità, spesso appare ancora timido.

Il vero boom comunque è giunto da un sardo doc, quel Marco Sau che giustamente Prandelli ha convocato in Nazionale… in Italia pochi attaccanti hanno le sue caratteristiche: è veloce, tecnico, segna di destro e sinistro, è spettacolare, freddo sotto porta, un campione che ne ha masticato di gavetta dai tempi di Lecco e Manfredonia.

CHIEVO

Stagione buona, con salvezza timbrata e una rosa ormai collaudata sulla quale pochi stranieri si sono messi in mostra. Occorre però ricordare almeno l’ascesa di Cofie, che dopo lo scudetto primavera col Genoa, assieme all’asso El Shaarawy, Perin e Ragusa, non aveva convinto a Torino e Sassuolo e che invece a Verona ha guadagnato i galloni da titolare. Dinamico Hetemaj, molto utilizzato ma spesso senza infamia e senza lode lo sloveno Jokic, visti i problemi fisici che hanno attanagliato Dramè per tutta la stagione.

Su tutti però ha brillato il francese Thereau, autore davvero di un campionato maiuscolo, fatto di tecnica, muscoli, gol, assist e leadership in assenza del capitano storico Pellissier.

L

FIORENTINA

Squadra rivelazione del campionato, rivoltata come un calzino in estate e protagonista di un torneo splendido, giocato in modo scintillante. Moltissimi gli stranieri utilizzati, direi decisivi per le sorti del progetto.

In chiaro scuro il portierino brasiliano Neto, che per qualche settimana aveva rubato il posto a un incerto Viviano, in difesa subito sugli scudi un tris di nuovi: Roncaglia, divenuto idolo dei tifosi ma nel girone di ritorno spesso in panchina a causa di alcuni errori. L’ex Boca tuttavia ha mostrato un gran carattere, avercene… meglio di lui comunque l’esperto Gonzalo Rodriguez, per anni colonna difensiva del Villareal, giunto a prezzo di saldo e subito leader difensivo, autore pure di molti gol. E che dire del giovane Savic? A mio avviso la Viola nello scambio col City con Nastasic non ci ha rimesso per niente. Tomovic, a lungo titolare, ha disputato la sua migliore stagione italiana e ora la Fiorentina lo vuole trattenere.

A centrocampo così così Sissoko, sul quale da giovane si spendevano i lusinghieri giudizi che ora vanno al francese Pogba. Eppure il maliano non ha mai del tutto convinto,arrivato a gennaio è parso a disagio col tichi tachi viola. Romulo ha dato tanta sostanza, specie nel girone d’andata, ma poi i limiti tecnici lo hanno relegato in panchina. Mati Fernandez è in possesso di una tecnica cristallina, unica, col pallone fa davvero quel che vuole, eppure in viola, come nella Nazionale cilena (dove è in perenne ballottaggio con Valdivia) solo a sprazzi è stato sublime, mai decisivo. In attacco scarso l’apporto di El Hamdaoui, parso fuori categoria, nonostante qualche golletto.

Veniamo ai boom di stagione, davvero tanti. Pizarro, dopo la parentesi al City, si è riappropriato del suo talento, divenendo regista imprescindibile della squadra… peccato per il finale, che lo vede separato in casa. Nel suo campionato, pesa solo l’aver regalato un gol a Montolivo. Sugli scudi lo spagnolo Borja Valero, forse il miglior straniero giunto in Serie A quest’anno. Piedi sopraffini, cervello del centrocampo, mai sprecato un pallone, e che tocchi felpati! Sulla fascia, splendido e sostanzioso è stato il contributo del colombiano Cuadrado, ormai big assoluto, dopo la bella stagione di Lecce. Con Montella ha fatto un miglioramento encomiabile, da giocatore buono per tutta la fascia a vero funambolo offensivo, spesso imprendibile, oltre che miglior dribblatore della serie A, merce rara ormai nei nostri campi.

Detto di un Jovetic spesso frenato sul più bello dagli infortuni (ma si tratta di uno dei pochi campioni rimasti nel panorama della serie A e merita il gran salto), il migliore là davanti a mio avviso è stato Ljajic, lasciatemelo dire con forza. E’ da anni  che sostengo che Adem sia un campione, e mi è spiaciuto molto vederlo l’anno scorso così in ombra e sfiduciato. L’allenatore evidentemente ha toccato le corde giuste. Lui di suo c’ha messo il talento e finalmente la mentalità giusta. Gol, assist, delizie in serie, tanto impegno e voglia di dimostrare. Un giocatore finalmente compiuto.

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