PELLEeCALAMAIO ospita lo scrittore Sergio Oricci

Con grande piacere oggi ospito nel mio blog un autore che sinceramente stimo molto e considero uno dei migliori della sua generazione: Sergio Oricci.

“Ciao Sergio, iniziamo ricordando il tuo percorso da scrittore. Come hai iniziato? Quando hai capito che scrivere sarebbe diventato un’esigenza?”

Ciao Gianni. Ti ringrazio per lo spazio che hai deciso di dedicarmi.
Prima di iniziare a scrivere ho iniziato a leggere. E ho continuato a farlo fino a quando, un giorno, mi sono svegliato con la voglia di provare a raccontare una storia. Una storia in cui si riuscisse almeno a intuire un punto di vista. Il mio. Oggi la scrittura, più che un’esigenza, è un grande divertimento. Ma leggere resta un divertimento ancora più grande.

“Hai esordito con una casa editrice di tutto rispetto e parecchio ambita come “I Sognatori” di Aldo Moscatelli. Confrontandoti con il tuo editore, solitamente – e giustamente, a mio avviso – esigente, ci puoi confidare cosa l’ha colpito del tuo modo di scrivere? E’ stato “amore a prima vista” o comunque avete discusso, lavorato specie in fase di editing, collaborato in piena sinergia per ottenere certi risultati?”

Aldo Moscatelli ha definito la mia scrittura, sul blog della casa editrice, “pulita e fluida”. Immagino siano quelli gli aspetti che più lo hanno colpito. La cosa che invece ha colpito me è quanto sia stato bravo a capire fino in fondo le mie storie, riuscendo poi a valorizzarle. Su entrambi i romanzi che ho pubblicato è stato svolto un grande lavoro. La collaborazione con Aldo è stata fantastica. Durante l’editing c’è stata una sintonia difficile da spiegare senza poter mostrare gli interventi sul testo. E il lavoro non si è concluso con la lunga e impegnativa – ma anche divertente – fase dedicata all’editing. Dalla correzione delle bozze alla realizzazione delle copertine – e qui devo ringraziare l’autrice delle illustrazioni, la bravissima Francesca Santamaria – ogni passaggio che ha preceduto la pubblicazione è stato curato nei minimi dettagli. Posso solo dire che considero l’incontro con I Sognatori un momento decisivo per il mio percorso come autore. Se non avessi pubblicato Gioie e sapori con loro, forse oggi neanche scriverei più.

“Gioie e sapori” ha rappresentato una bella novità in fatto di thriller, noir anche per il tema decisamente insolito. Ma con il nuovo “Fame” sembra tu abbia voluto esplorare ancora maggiormente certi temi lì improntati. Ci parli di questa tua nuova fatica letteraria? E’ un vero prequel oppure questa lettura può essere svolta a sé stante?”

Gioie e sapori, a mio parere, è una fiaba horror molto colorata, splatter, weird e a tratti surreale. Scriverla per me è stato come salire su una giostra, chiedere al giostraio di aumentare la velocità al massimo e vedere la cabina, con me dentro, schizzare via chissà dove. Potevo atterrare sul morbido o finire schiantato contro un muro. Mi sono chiesto più volte se una cosa del genere potesse piacere a qualcuno, a parte me. Alla fine non è andata poi tanto male. Fame è un romanzo molto diverso, e si può leggere anche senza il suo seguito. Le differenze maggiori risiedono nelle atmosfere, più colorate quelle di Gioie e sapori, più cupe quelle di Fame, nei riferimenti alla cultura pop – Gioie e sapori ne è pieno, in Fame sono pressoché assenti – e nella componente surreale/weird che in Fame si è persa quasi del tutto. Però la storia è una sola, e penso che i romanzi guadagnino molto se letti uno dopo l’altro.

“Hai partecipato anche a delle antologie con i tuoi racconti, molto apprezzati anche questi… Che ne pensi della forma “racconto” rispetto al romanzo lungo. Trovi sia più semplice definire una storia in poche righe, usando necessariamente uno stile diverso dal lungo formato o si è trattato solo di riusciti esperimenti? Pensi che ne scriverai altri in futuro?”

Mi piace moltissimo scrivere racconti e sicuramente ne scriverò altri in futuro. Tra l’altro adesso, dopo due romanzi pubblicati e altri due nel cassetto, penso di prendermi una pausa per dedicarmi proprio a mettere insieme una raccolta di racconti. Non so dire se sia più facile scrivere racconti o romanzi. Nella narrativa breve ci sono meno cose da tenere sotto controllo, le revisioni sono più rapide. Ma ogni scelta lessicale ha un peso maggiore, e basta un passaggio debole per pregiudicare il risultato finale.
Restando in tema, ci tengo molto a citare una rivista che considero eccezionale, sia come lettore sia come scrittore. Si chiama Altrisogni, e pubblica racconti horror, weird e di fantascienza. Retribuisce gli autori con una percentuale sulle vendite, ed è una realtà in grande crescita che ritengo sia già un punto di riferimento per chi ama la narrativa di genere. La consiglio a chiunque ami la forma racconto.

“Il tuo editore ha scritto un validissimo saggio sull’editoria di oggi, puntando fortemente il dito contro il fenomeno delle famigerate case editrici a pagamento, argomento sul quale tuttora appassionatamente si trova a discutere. A tuo avviso, perché nonostante si sia scoperchiato il trucco, e si possano rilevare informazioni precise al riguardo, specie sul “trattamento” riservato a questi ingenui, aspiranti autori, il fenomeno delle EAP rimane così in voga? Solo una forte “vanità” da parte di questi sedicenti autori?”

L’argomento editoria a pagamento non mi appassiona, devo essere sincero. Non so cosa spinga le persone a pagare migliaia di euro – o centinaia, non fa differenza – per vedere il proprio libro pubblicato. La cosa migliore che si possa fare per combattere questo fenomeno credo sia sostenere le case editrici che non chiedono contributi. Dedicando qualche minuto al giorno a dare un’occhiata ai cataloghi, sono convinto che chiunque possa trovare un libro interessante pubblicato da una piccola casa editrice che investe tempo, soldi ed energia sugli autori e i loro romanzi. Io ne ho trovati parecchi.

“A mio avviso avresti le carte in regola per ambire a un’ottima carriera di scrittore. Ci credi almeno un pochino o resti coi piedi ben piantati a terra? Pensi che ci sia ancora spazio per chi, tramite onesta gavetta, ambisce a diventare scrittore di professione?”

Penso che ci sia spazio per i bravi autori, ne sono convinto. E credo che, in tutti i campi, se non si arriva ad alti livelli è perché manca qualcosa. Il talento, la tecnica, l’applicazione, la voglia. Per quanto riguarda me, se tra dieci anni scriverò ancora, allora potrò iniziare a pensare alla domanda che mi poni. Oggi non credo abbia senso farlo. Sono solo all’inizio di un viaggio che potrebbe interrompersi da un momento all’altro per mille motivi. Potrei perdere interesse per la scrittura, o magari rendermi conto di non essere all’altezza. Gli editori potrebbero rifiutare ogni cosa che scriverò da ora in avanti e così via. Un passo alla volta, vediamo cosa succederà.

“Che ne pensi degli ebook e delle auto pubblicazioni? Non pensi possano saturare ulteriormente il mercato o rappresentano il futuro del libro?”

Ebook o libro cartaceo, per me non fa differenza. Credo che ci sia spazio per entrambi e spero che i libri elettronici si diffondano sempre di più, in modo da avere a disposizione cataloghi più ampi e completi. Il mondo del self-publishing, invece, non lo conosco abbastanza per giudicarlo in maniera sensata. Io sono legato a una visione delle cose che mi porta, oggi, a prendere in considerazione solo un percorso che preveda una casa editrice tra me e il lettore. Ma non metto in dubbio che per qualcuno l’auto-pubblicazione possa rappresentare una valida alternativa e non necessariamente una soluzione di ripiego.

un grosso in bocca al lupo per la tua carriera, Sergio!

famergb2

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