La seconda serata di Sanremo mostra il suo lato migliore: ottimi brani e qualità musicale elevata

Come nel post di ieri, ritengo doveroso fare una premessa: avevo ampiamente previsto – perchè mi capita ogni anno – che riasoltando con calma certi brani, magari su you tube o per radio, mi sarebbero “arrivati” di più e quindi confermo che i pezzi di Silvestri e Gualazzi non sono affatto male!

Ciò detto, occorre ammettere che, come in molti si auspicavano, ieri sera sono scese sul Festival le ammiraglie migliori.

La qualità delle canzoni in gara ieri mi è parsa superiore e, a dire la verità, la scelta di inserire in cartellone nella stessa serata i Modà, Malika, Elio, Cristicchi o Annalisa non è molto comprensibile… si potevano forse dividere meglio le due tranche. In ogni caso, ora inizia il vero Festival, con i 14 brani da votare, abbia inizio la gara con vincenti e perdenti.

I Modà sono i veri favoriti, nonostante la critica spinga per la “cocca” Malika. Non mi aspettavo granchè da loro, hanno mantenuto le promesse senza rischiare nulla: due ballate, non tanto “power” come in teoria si addice loro, cantate con eccessiva enfasi forse (ma in fondo è quello che piace ai loro numerosi fans, l’interpretazione sofferta di Kekko). Passa giustamente il primo pezzo, il secondo – dedicata alla neonata figlia – mi era parso troppo mellifluo.

Cristicchi ha sfoderato l’anima del cantautore giullare come meglio non si poteva, portando all’Ariston due signore canzoni… la prima, più sullo stile “filastrocca”, la seconda vagamente più impegnata, con riferimenti al nonno partigiano. Passa la seconda, ma il livello era buono per entrambe, e poi credo sia arrivato al suo obiettivo: portare pezzi che potessero cantare tutti, anche i bambini.

malik

Malika Ayane, una delle nostre migliori interpreti su piazza, ha il pregio di non sbagliare mai un colpo: che canti in inglese, in italiano, che sia sofferta, allegra, triste o ariosa, il risultato è sempre di quelli più che soddisfacenti.

Non fa una grinza nemmeno la sua partecipazione di ieri, con due brani – scritti entrambi da “mister Negramaro” Giuliano Sangiorgi, già autore di successo per lei – uno più interessante dell’altro. Viene premiata la seconda performance, quando io invece avrei optato maggiormente per il primo brano “Niente”, decisamente più intenso.

Gli Almamegretta sono stati una sorpresa in positivo… ascolto da quasi 20 anni il gruppo napoletano capitanato da Raiz. Tra i primi in Italia a fondere reggae, dub, suoni del mediterraneo, musica araba, dialetto napoletano e timide escursioni nella canzone d’autore, hanno svoltato negli anni ’90 arrivando in alto nelle classifiche inglesi, grazie ai remix per pesi massimi come i Massive Attack. Tornavano dopo una vita, e hanno abbandonato l’elettronica (d’altronde da tempo manca all’appello lo sfortunato e talentuoso D.RaD, morto tragicamente, colui che si occupava dei campionamenti) in favore di suoni caldi. Due ottimi brani, uno reggae scritto da loro e una ballata molto profonda, scritta da Federico e Domenico Zampaglione. Nonostante l’indubbia bellezza della seconda canzone proposta, a passare è la prima, tra la soddisfazione dei loro autori.

Max Gazzè ha fatto un figurone, portando due brani nelle sue corde: è parso allegro, brioso, istrionico, sprigionando il solito talento. Due belle canzoni, complementari anche se piuttosto simili… anche qui passa la seconda, più immediata.

E’ la volta di Annalisa, una delle uscite di “Amici” che maggiormente stanno raccogliendo consensi anche fra il pubblico meno legato ai Talent. Ha eseguito due canzoni molto diverse fra loro, la seconda più tradizionalmente ancorata a stilemi sanremesi, la prima (“Scintille”) dal sapore retrò, sullo stile della Zilli tanto in voga.

Beh, ottima interpretazione, stupenda presenza scenica, direi che ha convinto anche gli scettici, con la sua voce pulita, oserei dire perfetta, senza sbavature.

E infine, attesissimi salgono sul palco gli Elii, a distanza di 17 anni dalla fortunatissima esperienza del ’96 quando giunsero secondi dietro l’inedita coppia Ron – Tosca.

I soliti fenomeni, geniali e divertenti: due canzoni una più efficace dell’altra, difficile scegliere ma alla fine il pubblico premia la solarità e l’originalità della seconda, una sorta di non sense, invece che preferire la ficcante ironia della prima, molto attuale.

Hanno avuto modo di eseguire i loro brani finalmente anche i primi giovani in gara. E quando c’è di mezzo l’eliminazione di alcuni ci sono sempre delle sorprese in agguato, come quella riservata ieri a “Il Cile”, il super favorito della vigilia.

Per carità, il ragazzo ha un’ampia scuderia alle spalle, una carriera già ben avviata (ha toccato i piani alti delle classifiche di vendita col suo album d’esordio, ha partecipato a festival, manifestazioni tv, duettato con i Club Dogo… è insomma “inserito”) e si saprà rifare, ma resta la delusione di una precoce dipartita da Sanremo Giovani. Il suo brano non mi era parso esaltante, una ballata pop rock che poteva ricordare in parte (almeno nel testo) la sua hit “Cemento armato”, a lungo in heavy rotation nelle radio e tv generaliste.

Fuori anche Irene Ghiotto, che ha eseguito il suo brano con grande trasporto, ma onestamente non mi è sembrata nè carne, nè pesce, troppo “artistoide”.

Passano invece con merito il talentuoso Renzo Rubino, che già aveva fatto parlare di sè per un testo piuttosto audace, anche se in definitiva più poetico che altro. Ottimo pianista, da molti addetti ai lavori considerato una sicura promessa del panorama cantautorale italiano, potrebbe seguire le orme del genio di Vinicio Capossela.

Più a sorpresa, ma meritatamente, accedono alla finalissima anche i Blastema, gruppo giovane ma attivo già da qualche anno. Li conoscevo abbastanza bene, e mi ero stupito non poco nel vederli scelti tra il cast. Propongono da sempre un rock intenso, spigoloso, d’impatto ma pure difficile, sullo stile degli idoli Radiohead. Beh, mi fa piacere che le orecchie dei votanti siano state sufficientemente “aperte” per premiarli.

E’ stata una serata molto tranquilla, con i due conduttori sempre più affiatati, con una bellezza del calibro di Bar Rafaeli, un grande Beppe Fiorello e un divertente Neri Marcorè. Non si è giustamente ovviato all’assenza forzata dei Ricchi e Poveri ma in fondo è giusto così, davanti a certe tragedie come quella occorsa a Franco Gatti, che ieri mi ha commosso davvero con le sue parole, lo spettacolo non può sempre andare avanti: ci sono pure i sentimenti intimi da preservare.

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2 risposte a “La seconda serata di Sanremo mostra il suo lato migliore: ottimi brani e qualità musicale elevata

  1. Direi che questa volta le nostre valutazioni coincidono in larga parte. I Blastema mi riservo di riascoltarli e di valutarli meglio, Il Cile, è vero, non è stato particolarmente “rivoluzionario”, ma il pezzo era di facile presa, non male, via. Su tutto il resto rischierei di ripetere ciò che hai scritto tu: anche io preferivo il primo di Malika, di cui non mi è piaciuta una cosa: il tatuaggio. Perdonami la digressione, ma il corpo umano è talmente bello così com’è, perché ricoprirlo con queste forme d’arte per me discutibili? Secondo il mio modestissimo parere, tatuaggi così invasivi tolgono sensualità e carica erotica… Ok, fine della digressione! 🙂 Da stasera, come scritto anche sul mio blog, comincia il vero Festival e avremo un quadro più esauriente del valore dei brani in gara.

    • ciao Carlo, non discuto che il pezzo del Cile sia orecchiabile o che possa avere un discreto appeal per le radio, però a conti fatti, sono contento per il passaggio del turno di Rubino e Blastema. Con due pezzi a testa per i big, giocoforza ci sarebbero state delle “delusioni” per gli ascoltatori su quale pezzo fosse meritevole di passare.. ma, a parte qualche giudizio che non mi trova d’accordo (specie su Malika o Gualazzi) in sostanza sono d’accordo. Sulla digressione, sono abbastanza d’accordo. Parlo da uno che non ha un solo tatuaggio (anche se è dal 96 che mi sarebbe piaciuto farne uno sul braccio, per me molto significativo). Poi, maledetto Grande Fratello, è esplosa la moda per colpa di quei bellimbusti e ora il tatuaggio ha perso un po’ il suo senso, se lo fanno tutti, addirittura tra i giocatori (fonti certissime!!!) c’è la gara a chi se lo fa più strano. In ogni caso, la malattia dell’anno scorso ha tagliato la testa al toro e so già che non potrò mai farmene in futuro. Malika a mio avviso non è bellissima (e poi, per i miei gusti, cambia troppo spesso look, spiazzandomi ogni volta) ma sprigiona un certo fascino, riconosciuto persino dalla mia fidanzata, quindi mi posso sbilanciare 🙂 effettivamente quel tatuaggio sulla schiena (tra l’altro… incompleto!) urta un po’, è troppo invasivo, sembra uno di quelli che si è fatto Asia Argento ma su di lei ci può stare, nel senso che appunto Malika ci sta abituando a look poco convenzionali… già è piena di tatuaggi sulle braccia, le mancava la schiena a quanto pare… bah, meglio le ragazze acqua e sapone! tipo la “prima” Simona Molinari, o la Annalisa

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