Tutti vogliono Jorginho

Nell’Hellas Verona da due anni sta spopolando il nome di Jorge Luiz Frello, meglio noto come Jorginho, uno degli ultimi prodotti del vivaio gialloblu passati poi con successo tra le fila della prima squadra. Era dai tempi del portiere Pegolo (ora valido guardiano del Siena) e della punta Papa Waigo che non usciva dalle giovanili un ragazzo di questo talento, considerato i tempi bui che ha attraversato in questi anni la società scaligera, prima dell’avvento di Martinelli e Setti.

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Jorginho (chiamato affettuosamente Giorgio in città) è venuto a Verona che era poco più di un bambino e ha svolto un provino su due piedi, come fecero molti altri suoi amici giunti dal Brasile. Alla fine a spiccare il volo verso il grande calcio è stato il solo di quella nidiata e così inizia per lui la trafila gialloblu, fino al prestito nel 2010 alla vicina Sambonifacese. Una stagione preziosa la sua, sempre titolare in Lega Pro seconda, dove dispensava calcio con la sua tecnica.

Di rientro all’Hellas Mandorlini fece subito capire che intendeva puntare sul brasiliano per rimpolpare l’organico, nella stagione del ritorno in cadetteria dopo tanti anni di serie C.

Nonostante nelle prime apparizioni sembrasse quasi invisibile, al cospetto di compagni di reparto come i giganti Hallfredsson e Tachtsidis  (quest’ultimo suo coetaneo anche se nessuno lo avrebbe mai pensato), e quanto meno acerbo da un punto di vista tecnico, i più attenti tifosi gialloblu (quelli che seguono gli allenamenti come il mio grande amico Stefano Baldi) ne decantavano le lodi, parlandone come di un ragazzo attento, sveglio, sempre pronto alle sollecitazioni del mister, uno che voleva arrivare in alto.

E difatti, gara dopo gara, Jorginho cresce sempre più in personalità e da timido e esile trequartista, diviene gradualmente un centrocampista completo, dinamico e molto prezioso a livello tattico. Di sicuro non è un fantasista, nonostante i buoni piedi ma, in concomitanza con il greco Taxi, non poteva nemmeno esprimersi nel ruolo a lui più congeniale, il play maker. Si piazza così da interno e disputa da titolare fisso tutta la seconda parte di stagione, culminata nei play off poi persi contro il Varese.

Quest’anno ai nastri di partenza, nonostante gli arrivi eccellenti di Laner (valido mediano “di categoria”) e soprattutto dello sloveno Bacinovic, lui è sempre titolare, e ormai in campo si distingue per una incredibile maturità e per un rendimento sempre più che sufficiente. Il gioco passa sempre dai suoi piedi, tocca un sacco di palloni e raramente ne spreca uno. E’ un diesel, sempre in movimento, nonostante il fisico da “abatino”, come direbbe il maestro Brera.

Su di lui, dopo il riconoscimento della chiamata in azzurro per l’Under 21 di Mangia, sono piombate tutte le big italiane, a iniziare dalle milanesi, in forte via di rinnovamento. Certo, sarebbe auspicabile che, se l’Hellas dovesse raggiungere la tanto agognata serie A, potesse disputare qui il suo primo campionato nella massima serie, ma è difficile rimanere indifferenti alle sue prestazioni.

Un ragazzo serio, maturo, che vive per il calcio, senza tatuaggi o grilli per la testa. Un ragazzo che ha scommesso sull’Italia, lui partito dal Brasile con un sogno e rimasto in Italia per affermarsi del tutto. Con le sue qualità può veramente segnare un’epoca.

 

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