L’ultimo giorno di calciomercato rilancia le quotazioni di due grandi talenti “dispersi”: Gabriele Paonessa e Andrea Russotto. Vi racconto le loro storie

Il mercato di riparazione ha visto in extremis riportare un po’ in auge il nome di due ex grandi talenti (ancora piuttosto giovani) del calcio italiano, entrambi mezzepunte: Gabriele Paonessa e Andrea Russotto. Siamo sempre ai margini del grande calcio, niente al confronto a cosa ci si aspettava da loro, ma il segnale che gli addetti ai lavori non si sono certi dimenticati di loro.

Due storie simili, ma anche molto diverse.

Paonessa ai bei tempi di Vicenza

Paonessa ai bei tempi di Vicenza

Gabriele Paonessa ha fatto tutta la trafila nella squadra del Bologna, frequentando con grande profitto tutte le nazionali azzurre, dall’Under 16 all’Under 21, sempre in concorrenza con l’altro talentino della trequarti, quel Sebastian Giovinco, ormai titolare fisso nella Juventus. Eppure Paonessa, come Giovinco, aveva saputo bruciare le tappe del professionismo, esordendo a soli 19 anni in B al Vicenza e accumulando alla fine della stagione ben 26 presenze e 4 gol, facendo spesso coppia con un altro enfant prodige, quel Foti che solo quest’anno a Lecce sta ritrovando la giusta continuità di rendimento.

Ottimo quindi l’impatto di Paonessa, nel difficile contesto cadetto: tecnica evidentemente sopra la media, bellissimi gol, una maturità lampante… insomma, pronto per la serie A, si diceva, specie dopo i paragoni importanti spesi dopo questo exploit iniziale (si parlava di nuovo Del Piero per il modo di stare in campo e per alcune giocate).

L’anno dopo tuttavia, Gabriele compie un passo indietro. Gioca ben 30 partite, quasi tutte da titolare, e segna 3 gol, ma lo scenario è quello di una squadra più in difficoltà rispetto al Vicenza dell’anno precedente. L’Avellino alla fine retrocede mestamente e lui poco può fare per risollevare le sorti della squadra irpina. Un gravissimo infortunio al ginocchio lo mette fuori gioco per tutta la stagione successiva, quella del ritorno a Bologna. Il tabellino è impietoso, 0 presenze e 0 gol. All’epoca però è ancora giovane, nessuno si immagina che questo, pur grave infortunio, ne possa minare così irreversibilmente una carriera in ascesa. L’anno dopo prova a ripartire da Vicenza, dove aveva lasciato ottimi ricordi, ma l’eco dell’infortunio è ancora penalizzante, alla fine totalizza 11 presenze e 2 gol. Ma l’annus horribilis è quello successivo: Paonessa passa al Cesena, una squadra in piena ascesa, appena promossa in serie A. Lui è alle prese con guai muscolari, ma soprattutto con un mister come Ficcadenti che proprio a livello tattico non lo percepisce, considerandolo nè carne, nè pesce, nell’ambito di un strutturato 4-3-3. Il risultato è una stagione persa, nessuna presenza e una nuova ripartenza, stavolta da Gubbio. La squadra, neo promossa in B naviga da subito in cattive acque, lui potrebbe garantire almeno una certa dose di qualità tecnica, ma le occasioni non arrivano. Dopo una sola presenza, il Parma (che detiene metà del suo cartellino col Bologna) opta per una scelta drastica: lo cede al Como, in Lega Pro. 7 presenze e 2 gol e quest’anno il passaggio al Perugia, dove a tratti si rivede finalmente il miglior Paonessa. A Perugia è rinfrancato da un ambiente positivo per il fatto di essere tornato nel calcio che conta dopo l’onta del fallimento.  Nei primi mesi gioca 10 partite e segna un gol, ma tanto basta a far riaccendere i riflettori su di lui e a convincere il Parma a “premiarlo”, riportandolo in questa finestra di mercato in una categoria più consona al suo talento, al Crotone in serie B, in una squadra che ha i mezzi per fare un buon campionato. Gabriele a lungo aveva smarrito la fiducia nei propri mezzi, è giunto il momento che sia il campo a dare il suo insindacabile giudizio.

Russotto in maglia azzurra

Russotto in maglia azzurra

La storia di Andrea Russotto è un po’ diversa, perchè qui si parla di uno straordinario talento capace nel corso di una ancora breve carriera di rimettersi in gioco più volte, sempre con l’idea di sfondare in testa, ma volendolo dimostrare sul campo, senza nessuna scorciatoia. E’ un 88 ma è da una vita che gioca, visto che i suoi esordi sono stati davvero molto precoci. Il giocatore romano è sin dall’Under 15 il trascinatore assoluto della sua categoria; solo nell’Under 16 mette a referto ben 14 presenze e 5 gol, e via via sino all’under 21, dopo aver disputato da protagonista un Mondiale under 17 nel 2005. Nel 2007  il suo nome, assieme a quello del compagno nelle giovanili della Lazio, De Silvestri, figura addirittura nella top 50 dei giovani più promettenti al mondo stilata dalla prestigiosa rivista inglese World Soccer. Insomma, tutti nell’ambiente scommettevano su di lui ma sin da subito ci furono anche delle “speculazioni”. Il suo cartellino è conteso, lui cede all’offerta del Bellinzona e lascia l’ambiente biancoceleste in cui era cresciuto e dove aveva la famiglia e gli amici. Ma il passaggio in Svizzera, sul piano meramente sportivo, si rivela vincente: a soli 16 anni accumula qualcosa come 9 presenze e già a gennaio rientra in Italia, alla Cisco Lodigiani, anticamera del successivo e decisivo passaggio al Treviso, dove in 3 anni metterà assieme 67 presenze e 5 gol. Il talento, la personalità e la determinazione di Andrea sono innegabili. Velocissimo, gioca prevalentemente sulle fasce in attacco, ha una invidiabile tecnica di base e la giusta cattiveria agonistica. Si fa sotto il Napoli, che lo prende in prestito dalla società svizzera, con possibilità di riscattarlo a fine stagione per l’elevata cifra di 4 milioni di euro. Nella squadra azzurra, però Russotto patisce una certa concorrenza e un modulo che lo relega a coprire tutta la fascia. Lui avrebbe pure le qualità fisiche e atletiche per svolgere il doppio lavoro, come richiederebbe l’allenatore, ma è indubbio che così rischia di snaturarsi e smarrire le proprie caratteristiche principali. 15 presenze, tutte da subentrato, non gli valgono la conferma, nell’ambito di un percorso di forte crescita del Napoli. Si accasa così al Crotone dove colleziona tantissime presenze e qualche gol. L’ambiente è quello adatto a lui, dove una certa componente caratteriale e comportamentale può fare la differenza, specie nelle gare in casa. Purtroppo si infortuna sul finale di stagione e deve così operarsi al menisco, fatto che ne compromette parzialmente l’avventura in un club cadetto di prima fascia come il Livorno. Quando rientra in squadra, le gerarchie sono ben delineate e lui compie una scelta per certi versi clamorosa, rimettendosi in gioco. Riparte da Carrara, in Lega Pro, dove firma un contratto di soli sei mesi. Qui dispensa calcio di ottima qualità, fa ammattire i difensori, è talvolta micidiale in contropiede, si impegna gara dopo gara, come volesse dimostrare che nulla è perduto e che di occasioni ce ne potranno ancora essere, se in campo continua a fare la differenza. Quest’anno ai nastri di partenza c’è la fila di squadre che se la contendono e lui non ha paura di rimanere in Lega Pro. Se lo accaparra il Catanzaro, che intende disputare un campionato da protagonista. Il resto è storia di questi giorni. Nei primi 6 mesi gioca 12 partite, segnando 4 gol e questo suscita un rinnovato interesse da parte di club importanti, di prima fascia. Nell’ultimo giorno di mercato, passa in comproprietà al Parma, società attentissima sui giovani ma d’accordo tra le parti, decise di rimanere sino al termine della stagione in Calabria, visto che si sta trovando benissimo e sta facendo la differenza. Ma il futuro pare davvero dalla sua parte, e la cosa mi fa piacere perchè Russotto ha davvero delle qualità che pochi giocatori di serie A hanno.

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