Per Mario Balotelli è il momento della verità

C’ho provato, ma è veramente impossibile rimanere indifferenti all’acquisto boom del calcio mercato di riparazione (ancora) in corso: Mario Balotelli alla fine si è accasato DAVVERO al Milan.

Tante rincorrersi di voci, tante smentite, tanti tira e molla, addirittura qualche infelice appellativo scappato incautamente (“una mela marcia”), ma ecco che i rossoneri possono finalmente abbracciare quello che da più parti è definito il miglior giocatore italiano, quello su cui riporre le maggiori speranze per tornare a competere nelle massime manifestazioni internazionali (come tra l’altro ha già avuto modo di dimostrare nel recente Europeo, nel quale è stato trascinatore degli Azzurri).

Ammetto di esserci andato già pesante in un mio recente post su Facebook, scritto di getto dopo averne appreso la notizia su Sky. Ve lo riporto qui:

“alla faccia dell’Austherity e dei bei discorsi sul progetto giovani, ecco che Berlusca, con ottimo tempismo pre-votazioni, ha scucito il suo lauto assegno per accaparrarsi le prestazioni di uno dei giocatori più sopravvalutati degli ultimi 10 anni: Mario Balotelli. Un campione, se solo volesse dimostrarlo a ogni gara, come fanno i grandi giocatori tipo Messi, Ibra o Ronaldo. Peccato che Super Mario negli ultimi due anni al City sia divenuto famoso soprattutto come piantagrane”

Chiaro, un semplice post su Facebook non può avere forse la “lucidità” di un vero articolo, ma in parte sento di confermare quanto scritto, anche adesso leggendo a mente fredda.

Ritengo che Mario sia un potenziale campione, lo dico da tanti anni. Lo conosco dai tempi del Lumezzane, dal suo esordio a 15 anni nei Pro, quando per gli addetti ai lavori era Barwuah. Era destinato al Barcellona, dove a 17 anni fece un ottimo provino, ma alla fine optò per l’Inter. Coi nerazzurri brucia le tappe, forte di una superiorità schiacciante rispetto ai compagni e a un carattere, una personalità che iniziano ben presto a delinearsi per poi emergere con forza. Il giovane bresciano, ma africano d’origine, mette d’accordo tutti: ha potenza, tecnica e un micidiale fiuto per il gol che lo fanno primeggiare nelle giovanili, come quando trascina da solo l’Inter a uno splendido scudetto Primavera. Segna il gol decisivo e gioca oltretutto sotto età, con gente dell’88 (tra gli altri Siligardi e Biabiany che con lui compongono un sontuoso tridente offensivo), di due anni più vecchi di lui.

Il resto è storia… esordisce splendidamente in prima squadra, come vi giocasse da sempre. Segna gol spettacolari, è una forza della natura, non ha paura di niente ma tra le pieghe di un’invidiabile dimensione tecnica, si fanno avanti prepotentemente anche serie componenti comportamentali che finiranno per minarne la carriera. Screzi ripetuti con gli allenatori, scarsa concentrazione, poca disciplina negli allenamenti, vita un po’ dissipata sotto i riflettori del gossip e le sue abitudini stravolte, una volta giunti nelle sue tasche i primi enormi introiti di un contratto adeguato alla velocità della luce. Lo strappo con l’Inter è definitivo, ad accoglierlo c’è il mentore Roberto Mancini che fa follie per lui, grazie ai soldoni degli sceicchi. In due anni Super Mario non esplode, anzi. Segna gol anche importanti ma finisce per patire la folta e agguerrita concorrenza in attacco (si parla di top player autentici come Aguero, Dzeko e un ritrovato Tevez) che alla fine lo oscurano, togliendogli spazio in campo. Qualche perla è ancora assicurata ma altrettanto una insistita indolenza e un rapporto tumultuoso con i tabloid inglesi, che in pratica lo braccano, tra una festa e l’altra. Dopo uno splendido Europeo, che sembrava davvero poter rappresentare la svolta vera di una carriera sinora giocata tutta di corsa, ecco l’improvviso e imprevisto oblio. Arriva al Milan un Balotelli depauperato da un punto di vista tecnico, lasciato partire senza tanti rimpianti da un top club che su di lui aveva davvero investito tanto.

mario a

Ora si ritroverà a un bivio: non è più il ragazzino superiore alla media che fa tante belle giocate; dovrà invece fungere da leader di una squadra che si sta pienamente ritrovando dopo il ridimensionamento estivo. Sarà il giocatore più atteso, probabilmente il più fischiato  (e su questo ovviamente non sono d’accordo ma purtroppo di antipatie Mario ne ha suscitate molte in questo scorcio di carriera), dovrà dimostrare sul campo di essere un campione vero, non più una splendida promessa. Dovrà in sostanza CRESCERE, tecnicamente ma soprattutto mentalmente, come successe all’ex rossonero mai dimenticato Ibrahimovic, che dopo alcune mattanze giovanili ha messo più o meno la testa a posto, vincendo in serie scudetti ovunque andasse, e facendo sempre la differenza in campo, nonostante il lupo perda il pelo ma non il vizio (e quindi qualche grave episodio disciplinare gli è scappato ancora).

A quasi 23 Mario ha una missione: diventare un campione, come in tantissimi da sempre gli predicono. E’ giunto nella società a cui da sempre occhieggia, di cui si è detto tifoso. Magari sono solo frasi di circostanza, ma è il momento di darsi da fare, di vincere qualcosa da protagonista numero uno. Al Milan, squadra sulla forte via di rinnovamento, tutto questo sarà possibile, se solo ci metterà quell’impegno che non manca mai a campioni quali i già citati Messi, Ronaldo, Ibra, ma anche i nostrani Del Piero e Totti.

(e comunque è sempre bello riabbracciare un talento nostrano e vederlo all’opera in serie A)

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Una risposta a “Per Mario Balotelli è il momento della verità

  1. Ne ho scritto anch’io, oggi. Come avevo già rimarcato su FB con un amico nei giorni scorsi, secondo me l’aspetto politico non è predominante in questa faccenda,ma mi rendo conto di essere uno dei pochi a pensarla così. Forse ho ancora troppa fiducia nel popolo italiano, ma stavolta spero di avere ragione. Sull’aspetto calcistico, che secondo me è prevalente, direi che condivido con te: può essere davvero un’ultima spiaggia, e Mario non deve sprecare questa occasione. Di certo l’Italia e il Milan sono gli ambienti ideali per ritrovarsi, in Inghilterra per lui era oramai terra bruciata. E con il Faraone a fargli da chioccia, poi…

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