Filippo Boniperti, nipote del grande Giampiero: altra “vittima” del nepotismo nel calcio?

Si sa, nel mondo del calcio o in generale nel mondo delle arti, essere figli d’arte significa dover lottare il doppio per emergere, specie se il tuo cognome è davvero importante, di quelli che pesano. Potreste dirmi che anche nel mondo del lavoro le capacità bisogna dimostrale sul campo, ma in realtà quanti “figli di papà” ritroviamo senza particolari meriti a gestire aziende, patrimoni? Per non parlare di ciò che accade in politica, dove il nepotismo è un fenomeno di mal costume sempre più diffuso.

Il tema del nepotismo nel calcio mi ha sempre interessato e ho preparato pure un dossier che spero presto potrete leggere nella rivista per cui collaboro.

Nella Juve è cresciuto e ha giocato per tanti anni, facendo tutta la trafila giovanile, Alessandro Bettega, regista di una nidiata che comprendeva Giovinco, Marchisio, Criscito, De Ceglie, Andrea Rossi, Michele Paolucci, Del Prete, tutta gente che, a vari livelli, sta facendo carriera. Bettega, come altri figli d’arte famosi, non ha ovviamente faticato per essere inserito fra i ranghi della Juventus. Non ha passato nessun provino, questo è poco ma sicuro, ma poi crescendo i nodi vengono al pettine e occorre quanto prima dimostrare le proprie qualità tecniche e la propria dimensione calcistica. A dire il vero, specie nell’ultimo anno in Primavera, Alessandro non si era disimpegnato male, giocando anzi spesso con la fascia di capitano al braccio. Qualche gol, belle geometrie, niente da paragonare all’energia, alla tecnica e alle doti acrobatiche del padre (uno dei migliori attaccanti della storia italiana) ma pur sempre doti che avrebbero potuto agevolarlo nell’intraprendere un’onesta carriera da professionista. E invece a soli 25 anni Ale è già da un biennio tra i dilettanti, dopo aver giocato qualche gara nei pro, specie a Pizzighettone, senza peraltro lasciare il segno. Sogni di gloria finiti? Temo di sì, purtroppo.

filipp

Percorso altrettanto irto di difficoltà sta attraversando anche un altro ex juventino, ancora sotto contratto con Madama, dal cognome oneroso: Boniperti. Filippo, classe ’91, nipote del grande fuoriclasse Giampiero, solo di recente scavalcato da Del Piero nella graduatoria dei massimi goleador in maglia bianconera, è invero più talentuoso di Bettega, e lo testimonia anche lo storico debutto in serie A con la tanto amata maglia della Juventus. Eravamo nel  maggio 2011 e il gettone di presenza suonava più che altro come un premio alla serietà e all’impegno di un ragazzo molto determinato a dimostrare il suo valore. Da lì, però, il nulla. Boniperti nelle successive esperienze professionistiche, le prime una volta terminato il ciclo giovanile, ha accumulato davvero poche presenze tra Ascoli (serie B) e Carpi (Lega Pro), per non parlare della stagione in corso a Empoli, dove è in pratica spettatore della bella rincorsa della squadra toscana. Ora, sul finire del mercato di riparazione, si ipotizza un nuovo passaggio in Lega Pro per lui, visto che comunque gli estimatori non mancano e poi, diciamolo chiaramente, in certe categorie, un cognome simile è anche fonte di richiamo per il pubblico. Filippo è un brevilineo, un tornante potremmo dire, un’ala, al limite una mezzapunta, anche se gli mancano caratteristiche salienti come l’assist sempre in canna e qualche realizzazione in più. Il tempo è dalla sua parte, ma l’impressione è che davvero il buon Boniperti dovrà sudare il doppio dei compagni per emergere. Dalla curiosità al pregiudizio il passaggio è spesso e volentieri repentino e per nulla indolore. Tira fuori il carattere, Filippo!

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2 risposte a “Filippo Boniperti, nipote del grande Giampiero: altra “vittima” del nepotismo nel calcio?

  1. Interessante argomento, quello del “nepotismo” nel calcio. Ho sempre ritenuto, e non cambio idea, che in questo mondo le raccomandazioni e i parenti famosi abbiano valore quasi pari a zero: sì, puoi essere facilitato al momento del provino o dei primi calci, ma se non sei valido, alla fine i nodi vengono al pettine, perché nessun allenatore professionista schiererebbe in campo uno scarso, creando danni alla squadra, alla società e in definitiva a se stesso. Di Boniperti non posso dire nulla perché mai l’ho visto giocare, ma i “figli di” che si sono affermati in passato erano davvero grandissimi. Bastino due nomi: Mazzola e Maldini junior, con quest’ultimo che ha ampiamente superato il pur valido genitore. In questo senso, il calcio, e soprattutto il nostro calcio, così pieno di difetti, è altamente democratico e civile, più di quasi tutti gli altri settori della vita, dall’economia alla politica.

    • ciao Carlo, grazie del tuo commento. L’argomento l’ho sviscerato appunto in un dossier, dove ci sarà ampio spazio per coloro che hanno sfondato, come Mazzola e Maldini appunto (anzi, magari riuscire ad agganciare Paolo per un’intervista al riguardo!) e per coloro che dignitosamente hanno comunque fatto la loro figura, vedi Daniele Conti, fino ad arrivare a chi invece non hanno avuto vantaggi. D’altronde nel calcio non si può barare, o hai talento e numeri altrimenti non giochi per volontà divina. Fosse così, i figli di Baggio, Maradona o Pelè sarebbero sulle prime pagine dei giornali. Spero tu avrai modo presto di leggere il mio articolo. alle prossime… e comunque Boniperti non è un campione ma credo abbia la giusta umiltà per sganciarsi dal cognome importante e rimettersi in gioco in provincia.

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