“Quello che so sull’amore”… che abbiano ragione gli americani?

Tante polemiche hanno accompagnato l’approdo in sala del terzo film americano di Gabriele Muccino: “Quello che so sull’amore” . Certa stampa USA non è stata effettivamente tenera con uno dei nostri attuali rappresentanti di un’arte nella quale siamo spesso stati maestri e lo stesso regista non le ha mandate certo a dire ad alcuni tra i più importanti critici.

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Ci voleva la prova del campo, allora, anche se sinceramente, quella critica cinematografica che ora parrebbe ostile a Muccino, è la stessa che nelle precedenti esperienze del Nostro lo aveva riempito di coccole e belle parole, quindi la cosa mi puzzava un po’.

Dopo la visione del film, devo dire che mi trovo quasi d’accordo in toto sulle puntualizzazioni della stampa americana. Siamo sicuramente lontani dal linguaggio isterico di film come “Ricordati di noi” o “L’ultimo Bacio”, ma anche dalle frenesie adolescenziali di “Come te nessuno mai”, ma certo lontanissimi da felici e equilibrati episodi come i recenti “La ricerca della felicità” e, soprattutto, “Sette anime”, non a caso grandi successi di qua e di là dell’Oceano. Qualche nube all’orizzonte la si era vista con lo stanco e poco ispirato sequel de “L’ultimo bacio”, quel “Baciami ancora”, che si ricorda soprattutto per la bella canzone scritta apposta per l’occasione da Lorenzo Jovanotti. Per il resto è una pellicola che nulla aggiunge al canovaccio precedente.

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A “Quello che so sull’amore” manca in particolare una cosa importante: il pathos, la capacità di coinvolgere lo spettatore, la facoltà di emozionare, la volontà di manifestare sensazioni profonde e sincere. Il film cerca, senza trovarlo, un equilibrio tra drama e comedy, ma risulta precario in entrambi i contesti. Avrebbe a mio avviso dovuto battere il ferro soprattutto su due aspetti: la redenzione del protagonista, che avviene ma purtroppo in maniera sin troppo sbrigativa per essere credibile e la ricerca di un rapporto nuovo con il figlio. Manca l’intensità, manca un linguaggio formale e visivo forte, di impatto, e alla fine la scontatezza della trama risulta persino irritante. Ok, ti concediamo l’happy end, ma almeno facci sognare, o penare un pochino… o perchè no? Facci pensare…

Niente di tutto ciò avviene nel film, ed è un peccato che nemmeno fior di attori come il talentuoso Gerard Butler, abile anche a calcio a quanto pare, o la star in ascesa Jessica Biel riescano a risollevare le sorti del film… per non parlare di Catherine Zeta Jones o di Uma Thruman, invero ridotte a macchiette, nelle sembianze di donne fedifraghe e alla ricerca del quarantenne dal fisico atletico da portarsi a letto. Insomma, convince davvero poco di questo terzo film americano di Muccino, specie se paragonato a “Sette Anime”, quello sì in grado di emozionare! Sarà per la prossima volta Gabriele, ma è innegabile che di passo falso si sia trattato!

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