Il segreto della rinascita del Milan? Massimiliano Allegri!

Ammetto di essere stato parecchio duro, ai nastri di partenza del campionato di serie A, nel giudicare – per l’apposita rubrica del Guerin sulle presentazioni delle squadre – il Milan, orfano delle stelle Ibra e Thiago Silva e di moltissimi dei senatori che hanno contribuito nell’ultimo decennio ad accrescerne ulteriormente la quotazione internazionale.

Ritenendo il Milan quanto meno una mina vagante, sapevo certo di non fare un complimento ai rossoneri, ma il giudizio era sincero e dettato da un evidente impoverimento sul campo. L’inizio disastroso sembrava confermare le già scarse aspettative e solo i gol del talento El Shaarawy, esploso in tutta la sua forza, e gli innesti di giovani del vivaio come il polivalente De Sciglio sembravano dare un po’ di luce all’intera stagione. Con l’allenatore sempre in bilico, nonostante, almeno in Europa, il Milan fosse andato avanti bene per la sua strada. A distanza di pochi mesi però ecco risorgere il Diavolo, che si ritrova – con quasi tutto un girone di ritorno da disputare – in una classifica non solo dignitosa, ma pure consona a un obiettivo minimo, eppure importante, vale a dire l’accesso al turno preliminare di Champions League, quel terzo posto che solo a dicembre sembrava utopia, e che ora invece dista solo sei punti. Cos’è cambiato in sostanza nel Milan da allora, qual è il segreto di una così fragorosa rinascita (il Milan negli ultimi dieci turni ha fatto più punti anche della capolista Juventus o del Napoli)? Se da un punto di vista del gioco, i limiti sono ancora evidenti, colpa di una rosa ridotta all’osso a livello qualitativo, da un punto di vista della continuità di risultati e della voglia di lottare fino alla fine per il risultato i progressi sono stati evidenti e i meriti a mio avviso sono da trovare nella bravura di Allegri, tecnico più volte dato sulla graticola e invece in grado di trasmettere ai suoi la giusta calma e consapevolezza dei propri mezzi, necessarie componenti per risalire la china.

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Poco reclamizzato, il tecnico toscano – che nei modi di fare ricorda un altro ex milanista, Albertino Bigon, poi trainer del Napoli dello scudetto-bis – è stato in grado di ridare un’anima alla squadra, anche a costo di fare scelte impopolari. Alcuni ancora gli rinfacciano il mancato rinnovo di Pirlo, poi condottiero dei rivali bianconeri nella passata stagione, ma ormai pare appurato che le responsabilità dell’allenatore furono alquanto minime. In realtà, tutto il campionato attuale del Milan è un continuo tourbillon di schemi, moduli e uomini diversi, alla ricerca di una perfezione che evidentemente quest’anno sarà impossibile ottenere. Eppure la scelta di affidarsi a un nuovo ciclo e di mantenere intatte dopo sbandamento iniziale, le credenziali di giocatori abituati a ben altra pasta, si sta rivelando vincente, alla faccia di chi ne chiedeva insistentemente l’esonero anticipato… altro che panettone lontano da Milano. Non solo i già citati El Shaarawy o De Sciglio, da qualche partita è titolare fisso anche il francese Niang, sorta di Balotelli se possibile più fisico, un tornado nel tridente d’attacco, anche se ancora fumoso (stiamo parlando di un ’94!). Montolivo sta prendendo per mano la squadra a centrocampo, e pure Nocerino, addirittura dato in partenza dopo la stagione boom del 2012, sta tornando su buoni livelli di eccellenza. Peccato per il grave infortunio che ha messo fuori gioco l’esperto olandese De Jong, ma almeno si sono rivisti calciatori affidabili come il francese Flamini. Rimane l’enigma della difesa, dove il più brillante pare essere l’adattato Constant, che agirebbe meglio qualche metro più avanti. Bocciati Acerbi e Mesbah, rimane enigmatico il colombiano Zapata, lontano anni luce dalle vette di Udine e più vicino ai flop col Villareal e sconcertante talvolta il rendimento di Mexes, che alterna buone prestazioni ad altre quasi imbarazzanti. Eppure, nel contesto di una situazione alquanto deficitaria, i rossoneri sono lì, a -6 dalla rivelazione Lazio e vicinissimi a quell’Inter che, almeno sulla carta, sembrerebbe avere qualcosa in più. Grande quindi il merito di Allegri, il primo vero artefice delle rinnovate ambizioni milaniste.

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