Il talentuoso Carraro riparte dal Gavorrano: sarà svolta vera o l’ultima chance per dimostrare il suo valore?

Più volte ho citato Federico Carraro nei miei articoli sui talenti giovanili, e non per una fissa mia o perchè, essendo veneto come me, lo seguo da tanti anni nel suo percorso calcistico, ma semplicemente perchè ne ho sempre intravisto doti tecniche superiori, da “campione”, come certificavano le ripetute soddisfazioni avute con la maglia viola della Fiorentina o delle rappresentative azzurre, di cui è sempre stato, sin dall’Under 16, uno dei leader, dei trascinatori. Sì, è un ’92 e mi direte che,  di quella stessa annata, in serie A sta furoreggiando colui che ne divideva gli onori in campo con l’Italia, vale a dire El Shaarawy, che non si esagera nel ritenere il miglior giocatore sinora espresso della serie A 2012/2013.

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Carraro, dopo aver incantato molti e vinto trofei in serie da giovane, oltre che aver condotto l’Italia Under 17 quasi in semifinale ai Mondiali di categoria, sembrava pronto per il grande salto, dopo aver esordito in A con Prandelli allenatore. Due anni fa il suo passaggio al Modena, dove mise insieme davvero pochi spiccioli di partite, e da lì la discesa a Vercelli, dove avrebbe ritrovato il compagno d’attacco di tante annate giovanili fiorentine, quel Iemmello che invece in Lega Pro stava dando un grande contributo a una Pro in forte ascesa, lanciata verso la tanto desiderata promozione in B.

Quest’anno Carraro ripartiva da una Pro Vercelli rinfrancata dal successo dell’anno scorso, ma pure palesemente in difficoltà nell’allestire una compagine in grado di salvarsi. Scarso, zero il contributo di Federico, che con la sua gracilità e la sua tecnica fine a sè stessa e non al servizio della squadra (a Vercelli quest’anno con Braghin prima e Camolese poi, si deve necessariamente prima guardare alla sostanza) fatica enormemente a emergere, a mostrare le sue vere doti.

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Che manchi a Carraro la vis pugnandi è risaputo; ha sempre preferito giocare di fino, piccoli tocchi, precisi, lanci calibrati, calci di punizione a giro, insomma, un giocatore “bello a vedersi” ma per alcuni allenatori evidentemente poco utile, se è vero che la Pro ne sancisce la prematura bocciatura a metà stagione. Così la Fiorentina, che ancora crede in lui, ma ha bisogno di vederne i progressi da professionista, opta per una svolta, facendogli fare un doppio salto all’indietro, mandandolo in prestito al Gavorrano, società grossetana di Lega Pro seconda. Inimmaginabile per chi lo vedeva duettare solo 3 anni fa in Nazionale con il Faraone, pensare che tra i due ci potessero essere tre categorie di differenza, ma i fatti, i numeri – impietosi nel caso di Carraro e splendidi in quello di El Shaarawy – dicono così, chiaro e tondo. Unica cosa che può consolare chi ancora lo aspetta a una consacrazione, è che al Gavorrano Federico ritroverà come mister quel Renato Buso che per anni in viola è stato il suo mentore, il suo allenatore, colui che lo ha sempre esaltato e messo nelle migliori condizioni per emergere in tutto il suo talento. Che sia la sua ultima chance è difficile prevederlo: certo, la salita può essere davvero dura, quasi impossibile, ma quel “quasi” induce a pensare che, riottenuta una consona fiducia nei propri mezzi, il ragazzo ce la possa fare a militare in squadre più blasonate del pur rispettabile Gavorrano.

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