Nella Lazio dei miracoli, perchè nessuno parla mai di Giuseppe Biava? La storia di un grande difensore, scopertosi big dopo i 30 anni

Nella splendida stagione laziale, che viene a completamento delle due precedenti quando, con un po’ di fortuna in più, invece di “sfiorarla” la zona Champions, la si sarebbe potuta ottenere con pieno merito, i punti sono suddivisi in parti uguali tra un tecnico rivelazione come Petkovic, una società che sta sempre di più diventando modello, nonostante l’antipatia di fondo dimostrata a più riprese dal boss Lotito e la rosa dei giocatori, ricca di indubbio talento.

Gente come il bomber sempreverde Klose, i centrocampisti dai piedi buoni Hernanes (uno dei migliori stranieri giunti in Italia negli ultimi 5 anni), Mauri e Ledesma, i consolidati Konko, Radu e Marchetti o gli emergenti Lulic e Candreva spesso entrano nell’immaginario dei tifosi o anche dei più semplici appassionati di calcio italiano, ai quali non può sfuggire la qualità del gioco biancoceleste.

Tuttavia, c’è un giocatore assai poco reclamizzato che da due e anni e mezzo a questa parte sta comandando di fatto la difesa, con intelligenza tattica, esperienza, grinta e tenacia: sto parlando di Giuseppe Biava.

Giuseppe Biava, uno "stopper" impeccabile

Giuseppe Biava, uno “stopper” impeccabile

Bergamasco e quasi mio “gemello” (essendo lui nato l’8 maggio ’77, noto che ci dividono soltanto 3 giorni!) da tempo immemore gioca da professionista e quasi sempre da protagonista, dagli inizi pionieristici in C quando l’Albinoleffe non si chiamava ancora così (infatti lui militava nell’Albinese prima che si fondesse appunto con il Leffe) e una parentesi formativa a Biella.

La svolta, dopo anni di onorato servizio cadetto a Leffe, avviene con la chiamata del Palermo di Guidolin, all’epoca desiderosa di conquistare la massima serie con una grande produzione di sforzi, anche economici.  Zamparini allestisce una rosa che non può avere rivali in B, con gente come Luca Toni, che da qui spiccherà il grande salto, l’altro futuro campione del Mondo Grosso, i centrocampisti offensivi Santana e Zauli, il leader in mezzo al campo Eugenio Corini, dopo i fasti del Chievo sceso per guidare i rosanero verso la tanto agognata promozione e altri validissimi interpreti come un rampante Gasbarroni e un Brienza poi tornato dopo onorata carriera in Sicilia .

In difesa il terzetto base recitava Ferri – Biava – Accardi.  Non erano ancora conosciuti, ma gli ultimi due poi si ritroveranno entrambi in A avversari nel derby di Genova, quando sembrava essere Accardi il più accreditato a recitare il ruolo del difensore emergente, erede di Cannavaro per alcuni critici. Invece, mentre quest’ultimo finirà in panchina alla Sampdoria e non saprà confermare le belle premesse della prima annata blucerchiata con Mazzarri alla guida della squadra, Biava al Genoa divenne presto baluardo insuperabile, capace con il tattico Ferrari e il talentuoso Criscito di garantire aggressività, rendimento (è uno che non molla mai l’osso) e attaccamento alla maglia, doti sempre preziose nel calcio che conta.

Clamorosamente però non verrà confermato dopo delle validissime stagioni sotto la Lanterna (il Genoa però proprio da tre anni a questa parte inizierà un vortice di cambi e scambi infinito, tra giocatori e mister) a più di 30 anni finirà addirittura nella Capitale, alla Lazio. Come al solito all’inizio non verrà considerato tra i titolari, il suo nome non riempirà le colonne dei quotidiani o non farà impennare i tweet dei tifosi ma sia Reja che Petkovic non avranno mai dubbi sul suo utilizzo.

Difensore vecchio stampo, uno stopper perfetto se fossimo negli anni ’80, Biava non si risparmia mai, non teme nessun attaccante, nemmeno i più prestigiosi, è costante nel rendimento – anche più di compagni tecnicamente meglio dotati come Diakitè o Dias – e qualche golletto riesce persino a segnarlo.

A quasi 36 anni pare ancora pienamente in forma, e forse riuscirà a strappare un rinnovo del contratto (gli scadrà a fine giugno 2013) che francamente meriterebbe alla grande.

Suggellare una carriera partita in sordina, ma proseguita migliorando di anno in anno come il vino buono, addirittura con la conquista dello Scudetto forse sarebbe chiedere troppo, ma qualcuno a Roma in fondo ci sta facendo un pensierino, visto anche i passi falsi della Juventus.

biav

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4 risposte a “Nella Lazio dei miracoli, perchè nessuno parla mai di Giuseppe Biava? La storia di un grande difensore, scopertosi big dopo i 30 anni

  1. Ti dico solo questo: i genoani rimproverano a Preziosi non tanto le cessioni dei vari Milito e Thiago Motta, sostanzialmente inevitabili, ma quelle di giocatori come Biava. Non campionissimi, ma elementi in grado di garantire un rendimento costantemente elevato e mantenibili in rosa senza la necessità di esborsi folli. E invece niente,anche loro nel vortice del viavai rossoblù. Sarà solo un caso che, da quando Biava ha lasciato Genova, la terza linea del Grifo sia diventata un qualcosa di puramente teorico? Il buon Giuseppe è difensore senza fronzoli, all’antica come dici tu, uno che si concede pochissime amnesie, tatticamente prezioso e impeccabile e, di quando in quando, incisivo anche in avanti. Ricordo un suo incredibile gol di tacco in rovesciata (!) in un inizio campionato di qualche anno fa, quando ancora giocava nel Palermo. Uno di quei giocatori destinati, non si sa perché, ad essere costantemente ignorati dai vari commissari tecnici azzurri, anche quando meriterebbero di essere presi in considerazione almeno una volta.

    • vero Carlo.. forse l’azzurro no, in quanto di difensori ne stanno uscendo e lui, anche per ovvi limiti di età è difficile possa essere preso in considerazione (semmai lo meriterebbe a corollario di una carriera migliorata sulla lunga distanza), però che nemmeno tra gli addetti ai lavori se ne parli mi sembra strano. Ma lo stesso si potrebbe dire di Konko, alla fine. E’ la Lazio in sè, tolte le immancabili tivu romane, a non far tanto parlare di sè, se non per Lotito o Zarate… e questo è sostanzialmente sbaliato. Guerino a parte, ovvio, e infatti nel numero appena uscito Tucidide dedica una pagina a Petkovic

    • ciao Marinella e grazie del tuo intervento. Ho vaghi ricordi della sua esperienza alla Biellese, in pratica la prima giocata in prestito da titolare. Non ho motivo per dubitare – col senno di poi è più facile, vista la carriera che sta facendo – che facesse la differenza già allora… e ad occhi competenti come i tuoi non poteva certo sfuggire.

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