Riccardo Montolivo: si può diventare leader a 27 anni?

Riccardo Montolivo ha iniziato ben presto a deliziare le platee pallonare, emergendo precocemente nel contesto di un vivaio fortissimo, come da sempre lo è quello dell’Atalanta. Il suo non è mai stato, a onor del vero, calcio champagne, la sua attitudine raramente metteva in mostra giocate a effetto o il gol strappa applausi. Eppure a 18 anni già vestiva la maglia da titolare, nella stessa stagione cadetta che vide il contemporaneo lancio della punta Pazzini, di un anno più vecchio.

Riccardo, già pilastro delle varie rappresentazioni giovanili, era meno esuberante di altri validi compagni di reparto, come Aquilani o Lodi, meno appariscente – tanto per restare in tema – ma terribilmente efficace e in possesso di una maturità evidente.

Sembrava calcare certi scenari da una vita, forte di una proprietà di palleggio, di un senso tattico innato e di una maestria nel saper sempre cogliere al volo il passaggio giusto, quello più funzionale all’intera squadra. Un generoso pure, uno che non si risparmia.

Ma anche e soprattutto un ibrido del nostro calcio: nè regista, nè mezzapunta, nè fantasista, nè uomo dell’ultimo passaggio, con l’assist sempre in canna, nè troppo aggressivo, nè veloce, ma neppure lento o remissivo. Insomma, un bel rebus, specie in un’epoca di forte incasellamento tattico.

Lo prende la Fiorentina e qui Riccardo inizia un’avventura fatta di tanti alti e bassi, di prove convincenti e altre al limite dell’apatia. Puntualmente nascono inserimenti di altre squadre, anche legate alla Bundesliga, visto che tra l’altro Monto è per metà tedesco – da parte di madre – ma le sirene giungono pure dalle classiche big italiane, in particolare dal Milan che sembra prevederne un futuro “alla Pirlo”. Un Pirlo più fisico, meno fantasioso ma comunque efficace. Tuttavia Ricky è molto deludente al momento del dunque e sembra destinato davvero a rimanere nel limbo degli incompiuti, nonostante a Firenze sembrava poter far rivivere il mito di Antognoni, visto che a conti fatti, come il grande ex numero 10 viola, anch’egli agisce meglio da mezz’ala.

Al termine di una stagione alquanto opaca, nel contesto di un ciclo finito a Firenze, Montolivo approda così in un Milan dal forte senso di rinnovamento, termine poco appropriato forse per indicare un ridimensionamento oggettivo del club.

Riccardo è reduce da un ottimo Europeo, nel quale da titolare inamovibile ha disputato le sue migliori prove in azzurro ma i dubbi su un suo adattamento con la squadra rossonera permangono, specie alla luce dell’abbandono di tanti, troppi big nella zona nevralgica del campo. Insomma, tra Pirlo, che se n’è andato con un anno di anticipo, Seedorf, Van Bommel e compagnia, l’eredità a metà campo pare in effetti pesante, tralasciando i perenni dubbi legati al ruolo.

Il presente parla chiaro: Montolivo, pur in una stagione difficile e iniziata in salita, è a tutti gli effetti il leader della squadra, finalmente, a 27 anni compiuti. Via le timidezze, i “vorrei ma non posso”, ora Montolivo dirige la squadra, sprona i compagni, prova spesso il tiro da fuori, nel quale si sta rivelando davvero prezioso e quasi implacabile, è un centrocampista a tutto campo, con la qualità necessaria per eventualmente pure supportare gli avanti con precisione e puntualità.

Allegri lo sta valorizzando al meglio e lui ripaga con prestazioni sempre all’altezza, le migliori della carriera, tolti gli ottimi sprazzi giovanili, e la prova contro la capolista Juventus è il chiaro esempio di questa sua evoluzione, ormai pressochè definitiva. Si può proprio dire che il suo talento sia emerso del tutto, era ora, specie in vista di appuntamenti internazionali importanti, sia in chiave rossonera, che in chiave azzurra.

Annunci

2 risposte a “Riccardo Montolivo: si può diventare leader a 27 anni?

  1. Nell’ultima partita, in cui il Milan ha battuto la “mia” Juventus, Montolivo , indicato come successore di Pirlo, ha sopravanzato il “maestro”, che in qualche occasione ha toppato qualche passaggio…ed ha dimostrato di meritare la fascia di capitano…

    • Beh, meglio di Pirlo direi di no, se non nello specifico episodio, ma in ogni caso ho volentieri speso belle parole per un ragazzo dotato di innato talento ma spesso e volentieri molto discusso, specie per la solitamente evidenziata mancanza di personalità e cattiveria, doti che mi sembra stia invece acquisendo in questa tribolata stagione rossonera, la prima per lui in una Big

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...